• PIZZAROTTI E LA SVEZIA

Onorevoli strafalcioni dall'ignoranza bipartisan

Lo strafalcione del sindaco di Parma Federico Pizzarotti su Federico di "Svezia" riaccende la polemica sull'ignoranza dei politici. Caratteristica in cui si vede una perfetta trasversalità. Anche se i Cinque Stelle svettano... 

Quand’ero un giovanissimo assistente universitario, il cattedratico, agli esami, se uno studente non sapeva una risposta invitava me a fornirla. Così che io sudavo freddo: se avessi sbagliato pure io, sai che figura. La tensione era tale che a un certo punto m’impappinai e anziché dire «battaglia di Mentana» dissi «Montana». E fu l’esaminando a correggermi. Questa premessa per dire che i politici che si producono in svarioni hanno tutta la mia solidarietà: quando sei davanti a un microfono o in pieno Parlamento è quasi impossibile non incespicare almeno una volta.

E’ anche vero che c’è chi ruzzola spesso, troppo spesso, così che un cittadino si ritrova a pensare: ma questo qui rappresenta il popolo? Attenzione, non i suoi elettori, ma tutta l’Italia. Così dice nientemeno che la Costituzione, la quale vieta espressamente il c.d. mandato imperativo. Ogni singolo deputato, ogni senatore, parla a nome dell’intero popolo italiano, e lo fa anche quando si misura nei consessi internazionali. Ora, la legge non prevede che il politico sia provvisto di titolo di studio adeguato, che dovrebbe essere almeno la laurea.

E i risultati si vedono. Prevengo: anche la laurea talvolta non serve a niente. Giuliano Ferrara, per esempio, che fu anche ministro ma pure direttore di testate, anni addietro si esibì in un «le nozze di Canaan», dimostrando scarsa dimestichezza col Vangelo (nel quale le nozze sono di «Cana»). L’ultima è addirittura incisa sul marmo, a beneficio dei posteri: il sindaco di Parma, eletto in un raggruppamento di liste civiche, ha inaugurato una lapide che sta sopra l’ingresso alla sala del consiglio comunale e ricorda il 770° anniversario della battaglia di Parma, quando la città era assediata dagli imperiali di Federico II «stupor mundi» e i parmensi con una sortita vittoriosa se ne liberarono.

Ora, a parte il fatto che lo scontro fatidico si svolse il 12 febbraio 1248 (il che significa che l’anniversario cadeva due anni fa), sulla lapide, a futura memoria, sta scritto Federico II di Svezia, non di Svevia. Vabbe’, uno scalpellino può anche non sapere di storia, ma quella lapide, prima di cementarla sul muro, qualcuno dei committenti l’avrà pur letta. Invece, il sindaco Pizzarotti l’ha inaugurata senza batter ciglio. Ovviamente, si è scatenata la satira sia social che cartacea. Vabbe’, soldi buttati, ci siamo abituati.

E’ pur vero che i lapsus (chiamiamoli così per carità di patria) sono bipartisan. Per esempio, lo stellato Davide Trepiede iniziò un suo discorso alla Camera annunciando che sarebbe stato «breve e circonciso». Fu corretto dal forzista Simone Baldelli così: «coinciso, si dice». Ma è pur vero che i pentastellati detengono i record. Il vicepremier e ora ministro degli esteri Di Maio com’è noto assegnò il golpista cileno Pinochet al Venezuela e riguardo alla sindaca di Roma, Raggi, proclamò che «se devo dirle qualcosa la telefono». Ma sì, non facciamo i difficili. In fondo il rottamatore Matteo Renzi (già scarso d’inglese) la storia la raccontava così: «Gli Stati per crescere come potenza invadevano altri territori, noi ci prendevamo l’Istria o Nizza e la Savoia». Boh. Sembra il ragionamento di papa Francesco che, sul solito aereo, rispondeva a una giornalista: questa gli aveva fatto presente che, a furia di favorire l’immigrazione, ci siamo portati in casa la mafia nigeriana. Lui rispose che anche gli italiani hanno esportato la loro mafia. Si tratta, come si vede, di risposte del piffero giustificate dalla fretta nel rispondere a braccio. Ma almeno Francesco non ha confuso i dati storici. E’ vero, gli italiani hanno esportato la loro mafia, perciò non si lamentino se gli altri li ricambiano.

Mah, aveva ragione Di Pietro: «Non c’è niente di peggio che il cieco che non vuole vedere». Se volete altri esempi non avete che da andare sul web e digitare «strafalcioni dei politici». Eh, sono passati i tempi gloriosi in cui, a un collega femminista che minimizzava la differenza tra uomini e donne, Churchill si alzò in pieno parlamento e invitò a un corale «Hooray for the little difference!».