Omosessualità, l’Agesci contraddice di nuovo la dottrina cattolica
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L’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, nel documento Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo, giudica omosessualità e transessualità condizioni moralmente buone. Una premessa errata da cui derivano conseguenze errate, in netto contrasto con il Catechismo.
AGESCI è un acronimo che sta per Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani. Dunque il riferimento del loro agire dovrebbe essere la dottrina cattolica. Ma così non è. La marcia di avvicinamento degli scout AGESCI al mondo arcobaleno è iniziata nel 2019 e ha trovato lo scorso 3 maggio la sua tappa più significativa, con la pubblicazione del documento Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo, approvato dal Consiglio Generale.
In questo documento si raccolgono i frutti avvelenati cresciuti dal 2019 ad oggi e poi si fa un passo più in là verso l’eresia. Partiamo dal primo step. Il Consiglio Generale conferma l’orientamento relativamente recente dell’AGESCI su omosessualità e transessualità: sono due condizioni moralmente buone e quindi devono essere accettate dagli scout. La motivazione, la solita, ruota attorno al concetto di accoglienza. Accogliendo la persona omosessuale e transessuale, atto doveroso, si accolgono anche l’orientamento omosessuale e la condizione transessuale, atto vietato prima dalla ragione e poi dalla fede. Questo perché, sostiene il documento, omosessualità e transessualità sono parti costituenti la dignità personale. «Riconoscendo la piena dignità di ogni essere umano – scrive il Consiglio Generale – […] ricomponiamo la nostra comunità, […] valorizzando l’unicità di ogni persona nella sua identità di genere e orientamento affettivo e sessuale. […] Ogni persona porta con sé una storia unica, che chiede di essere riconosciuta prima ancora che interpretata».
E così prosegue: «Scegliere di accogliere significa riconoscere che niente di ciò che è umano ci è estraneo — ciò include l’identità e l’orientamento affettivo di tutti e tutte». Risposta: non tutto ciò che appartiene all’uomo appartiene a Dio. Anzi e ben prima ancora, possiamo affermare che non tutto ciò che fa l’uomo e che è condizione umana è proprio dell’uomo, è propriamente umano. Il furto e la menzogna sono da sempre condotte legate alla storia dell’uomo, ma di certo non sono conformi alla sua dignità, per chiamare in causa il concetto di base usato nel documento dell’AGESCI. Questo perché vi sono condizioni e atti che non sono adeguati alla preziosità intrinseca dell’uomo, ma lo impoveriscono, lo sviliscono nella sua dignità morale. L’uomo si deve comportare in conformità alla propria dignità.
Le premesse errate del documento non possono che condurre a conclusioni altrettanto errate: «Diventa imprescindibile promuovere percorsi volti al superamento di sentimenti e atteggiamenti omolesbobitransfobici», dice l’AGESCI. Gli atteggiamenti da censurare non sono solo quelli volti all’insulto e al dileggio – e ci mancherebbe – ma anche quelli critici che, ad esempio, richiamano il Catechismo della Chiesa Cattolica laddove qualifica «le relazioni omosessuali come gravi depravazioni» dal momento che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» (n. 2357). Insomma, se il cattolico fa il cattolico e, pur astenendosi dal giudizio sulla responsabilità delle persone, giudica negativamente l’omosessualità e la transessualità, finisce per essere discriminatorio, giudicante, incline alla semplificazione e ad attribuire etichette, per citare alcune espressioni contenute nel documento. Una conclusione, la nostra, che è vecchia di 40 anni. Leggete qui, infatti, cosa diceva la Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1986 nella Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali: «Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione» (9).
L’AGESCI, dimenticando il portato dottrinale cattolico di duemila anni su queste tematiche, si fa forte di alcuni recenti documenti della Chiesa: il Documento finale del Sinodo sui giovani del 2018 dove si dice che «Dio ama ogni persona», ma ci si scorda di aggiungere che Dio odia ogni peccato; il Documento finale del Sinodo dei Vescovi del 2024; il Documento di sintesi del Sinodo italiano del 2025; la censurabile omelia di mons. Francesco Savino alla Messa per il Giubileo Tenda di Gionata . Nel novero non poteva mancare Amoris laetitia di papa Francesco, di cui viene citato questo passo: «Ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare “ogni marchio di ingiusta discriminazione” (Catechismo della Chiesa Cattolica 2358)». Ma se il Catechismo usa la locuzione “ingiusta discriminazione” vuole dire che esiste, ed è bene che esista, anche la giusta discriminazione.
Infatti la Congregazione per la Dottrina della Fede, nel documento Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali, così si esprime: «Vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell'assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare» (11). Discriminare può avere un’accezione negativa, ma anche positiva perché discriminare significa distinguere, separare. E, volendo distinguere, l’omosessualità non è condizione uguale all’eterosessualità sotto il profilo morale. Da ciò consegue che la persona omosessuale, recando in sé una condizione disordinata, non è adatta a svolgere alcune mansioni, tra cui quella dell’insegnamento. Ossia, con buona pace dei benpensanti, non è adatta all’educazione.
E qui veniamo ad un passaggio decisivo del documento dell’AGESCI, passaggio che segna un ulteriore e significativo allontanamento dalla dottrina cattolica e un parallelo e altrettanto significativo avvicinamento alle istanze dell’ideologia Lgbt: «L’AGESCI ha maturato la convinzione che nel profilo del capo cristiano educatore l’orientamento affettivo e l’identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione nel discernimento che le Comunità capi sono chiamate ad esercitare quando una persona adulta chiede di entrare in Associazione per svolgere un ruolo educativo».
Qui occorre fare un distinguo importante: in astratto è bene accogliere la persona omosessuale e transessuale nell’AGESCI, con le dovute cautele e posto che questa scelta non comprometta il cammino di fede degli altri ragazzi. Bene l’accoglienza perché opportunità preziosa per contribuire al cammino di queste persone alla conversione e quindi con l’intento di aiutarle, per quello che è possibile, ad abbandonare questi stati di vita. Abbiamo scritto “in astratto” perché nel concreto, come abbiamo visto, questo cammino di conversione nell’AGESCI è vietato. Male invece elevare queste persone al ruolo di capi, perché le due suddette condizioni, seppur con tutta la buona volontà dei soggetti interessati, possono riverberare nei ragazzi a loro sottoposti alcuni effetti negativi sotto il profilo educativo. Rischio ancora più elevato in un contesto, come quello dell’AGESCI, dove omosessualità e transessualità sono valutate positivamente. In breve, il rischio quasi certo è che venga insegnato ai ragazzi che tali stati di vita sono moralmente buoni e compatibili con la fede cristiana, senza poi parlare dell’esempio negativo che potrebbero dare costoro e quindi dell’effetto emulativo che questi capi potrebbero provocare negli scout più piccoli.

