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Obama, l'uso del fisco come arma impropria

Alcune organizzazioni no-profit americane, contrarie alle politiche dell'amministrazione Obama, hanno sporto denuncia contro l'IRS per essere state messe arbitrariamente sotto sorveglianza.

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Lo scandalo che da settimane investe il fisco statunitense è davvero senza precedenti.
In maggio, l’Internal Revenue Service (IRS), appunto il fisco americano, ha dovuto ammettere di avere stilato (da tempo) una lista di “sorvegliati speciali” pescati fra le organizzazioni no-profit che, in base alla legge federale contrassegnata Section 501(C)(4) nel Codice tributario, hanno facoltà di richiedere l’esenzione totale dalle tasse in virtù delle proprie attività d’interesse sociale per il bene pubblico. La stessa legge garantisce peraltro a tali organizzazioni la possibilità di svolgere sempre esentasse pure azioni di lobbying politico purché in second’ordine e senza sostegno diretto ad alcun candidato o partito politici.

Si può per esempio raccogliere fondi privati esentasse per chiedere esplicitamente ai cittadini delle piazze americane di smettere di finanziare con il proprio denaro una determinata iniziativa promossa dal presidente in carica, ma non lo si può fare per appoggiare la candidatura di un uomo politico che metta quel proposito nel proprio programma elettorale. Per questo, fra le organizzazioni che nel 2012 hanno normalmente goduto dell’esenzione fiscale prevista dalla legge vi è per esempio Organizing for Action, che coordina il consenso attorno alle iniziative legislative promosse dal presidente Barack Obama.

Chi dunque è finito nella lista dei “sorvegliati speciali” del fisco? Una serie di organizzazioni no-profit, invise all’Amministrazione in carica; per esempio quelle che nei nomi si richiamano ai “Tea Party”, al debito pubblico esagerato, al necessario controllo della spesa pubblica o alle libertà fondamentali degli americani. Surreale, ma vero. E perché? Perché le organizzazioni conservatrici sorvegliate sono il meglio dell’opposizione grassroots (cioè “di base”) all’Amministrazione in carica, cioè quelle più attive ed efficaci.

Cosa c’è di strano in quella che parrebbe una semplice lotta di potere? C’è che la legge americana che a determinate organizzazioni no-profit garantisce l’esenzione dalle tasse a queste stesse garantisce pure la riservatezza sui nomi dei benefattori e sull’entità delle donazioni ricevute.
Peraltro, la certificazione IRS dello status esentasse per dette organizzazioni non è di per sé necessaria: ma il suo rilascio ottiene sempre l’effetto di aumentare il numero e la generosità dei benefattori. Effetto immediatamente contrario ha invece sui donatori la percezione di essere controllati dal “Grande Fratello” del fisco proprio in quanto benefattori di organizzazioni considerate sospette dagli apparati governativi. La sola idea di non avere commesso nulla d’illegale, ma di essere costantemente sorvegliati, magari in attesa di un “processo” politico mediatico, e questo per mere ragioni ideologiche, prima indispettisce e subito dopo aliena i donatori; i quali, bene inteso, sono in stragrande maggioranza semplici cittadini che donano in media piccole somme di denaro. Peggio ancora avviene quando l’elenco dei loro nomi finisce a giornali e tivù, trasformandosi in lista di proscrizione. Di recente è accaduto alla National Organization for Marriage (il più grande ed efficace ostacolo americano al riconoscimento legale delle coppie omosessuali), che infatti il 15 maggio ha sporto denuncia.

Non bastasse tutto il resto, insomma, negli Stati Uniti al tempo di Obama si pratica con disinvoltura pure un odioso uso politico del fisco che configura una vera e propria persecuzione per via amministrativa degli avversari politico-culturali, in barba alla democrazia. L’azione di “sorveglianza speciale” promossa dall’IRS data dal 2010 e ora, per ordine del ministro della Giustizia Eric Holder, se n’è fatta carico l’FBI, avviando un’indagine. Probabilmente però il peggio deve ancora venire. La vicenda in sé si chiuderà certamente non troppo tardi con qualche incriminazione, parecchio rumore e qualche dimissione più o meno eccellente. Ma al Congresso c’è già chi invoca interventi strutturali di riforma del sistema delle esenzioni fiscali alle no-profit. Una materia delicatissima, dove il rischio di limitare le libertà concrete di tutti attraverso irrigidimenti moralistici e rigorismi astratti è enorme e costante.