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Un’alleanza rafforzata

Nuovo trattato tra Mosca e Pyongyang, ecco cosa prevede

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Firmato il 19 giugno il Trattato di cooperazione strategica tra Russia e Corea del Nord, che prevede l’impegno reciproco ad offrire assistenza militare «senza indugi» nel caso uno dei due Paesi venga aggredito. Tante le reazioni preoccupate, da Seul a Washington.

Esteri 21_06_2024

Vladimir Putin e Kim Jong-un stringono un’alleanza politica e militare che va al di là delle forniture di munizioni d’artiglieria (probabilmente scadute o di imminente scadenza) per alimentare le operazioni di Mosca in Ucraina e il supporto tecnologico alle capacità balistiche e aerospaziali di Pyongyang. L’alleanza, infatti, viene ufficializzata da un vero e proprio trattato.

L'agenzia di stampa ufficiale Korean Central News Agency ha pubblicato l'accordo firmato il 19 giugno nella capitale nordcoreana dai leader della Federazione Russa e della Corea del Nord, che costituisce un partenariato strategico globale tra i due Paesi.

Nei 23 articoli del Trattato di cooperazione strategica di durata illimitata – che sostituisce il precedente Trattato di amicizia, buon vicinato e cooperazione siglato nel 2000 – vi sono diversi punti di grande valore politico-strategico tra i quali spicca l'impegno reciproco ad offrire assistenza militare «senza indugi» e «mobilitando tutti i mezzi a disposizione» nell'eventualità che uno dei due Paesi venga aggredito militarmente. Da rimarcare anche il fatto che Corea del Nord e Russia si sono impegnate a non firmare alcun trattato con un terzo Paese che violi i reciproci interessi e a impedire che i loro territori siano utilizzati da un terzo Paese per danneggiare la sicurezza e la sovranità dell'altro (aspetto che era presente anche nell’accordo del 2009 tra Italia e Libia violato apertamente da Roma con la guerra del 2011).

I due Paesi hanno concordato anche di rafforzare il commercio bilaterale e la cooperazione economica, a sviluppare la cooperazione spaziale e nucleare a uso civile e a contrastare le provocazioni esterne tramite i mezzi d'informazione (paradossalmente la stessa “lotta alle fake news” che l’Occidente sta strutturando contro Russia e Cina).

Sul piano militare il trattato prevede di potenziare le reciproche capacità difensive e di deterrenza per dissuadere parti terze dall'intraprendere conflitti militari. Putin ha affermato che il nuovo documento rispetterà tutti i principi fondamentali del diritto internazionale, non avrà alcun carattere conflittuale e non sarà diretto contro nessuna nazione, ma mirerà a garantire una maggiore stabilità nella regione dell'Asia nord-orientale.

Sul piano politico l'impegno comune a combattere «le pratiche neocolonialiste» dell'Occidente, a partire dalle sanzioni, evidenzia quali siano gli avversari di Mosca e Pyongyang. Del resto la visita di Putin, conclusa da un invito al «caro compagno Kim Jong-un» a recarsi a Mosca, contribuisce a ricreare anche in Asia il clima da guerra fredda caratterizzato dai blocchi contrapposti.

Come ha evidenziato l’Ansa «la coreografia della visita di Putin sembrava studiata per sottolineare un ritorno al passato, con guardie a cavallo, bambini con i palloncini, ritratti giganti dei due leader e la folla radunata sulla Piazza Kim Il-Sung che saluta la prima visita di Putin a Pyongyang dal 2000. Kim è arrivato ad affermare che il livello di "prosperità" degli attuali rapporti bilaterali non era stato toccato nemmeno ai tempi delle "relazioni coreano-sovietiche del secolo scorso". Putin e Kim hanno parlato per ben 11 ore, tra incontro bilaterale con le rispettive delegazioni, due ore di faccia a faccia con i soli interpreti e poi passeggiata, cerimonia del thé e cena».

Kim ha detto che il patto serve solo a mantenere «la pace e la stabilità nella regione» sottolineando che dimostra come la Russia sia «l'amica e l'alleata più onesta» della Corea del Nord e Putin, insignito della massima onorificenza nordcoreana, «il più caro amico del popolo coreano».

Molte le reazioni preoccupate di fronte all’intesa tra Putin e Kim. «Siamo molto preoccupati per il fatto che il presidente russo non abbia escluso una cooperazione tecnico-militare con la Corea del Nord», ha detto il portavoce del governo di Tokyo, Yoshimasa Hayashi, in dichiarazioni riportate dai media locali. E questa collaborazione, ha aggiunto, potrebbe costituire una «violazione diretta delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite» che peraltro la Russia, membro del Consiglio di Sicurezza, si è impegnata ad ammorbidire.

Sempre in Asia, la Corea del Sud ha espresso rammarico. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Lim Soo-suk, ha ammonito che il Sud «risponderà severamente a qualsiasi azione minacci la nostra sicurezza».

Reazioni che confermano l’efficacia della “rappresaglia russa” sulle nazioni extra Nato ma comunque alleate degli Stati Uniti che hanno accettato di sanzionare la Russia e sostenere Kiev. Corea del Sud e Giappone hanno infatti offerto appoggio politico e finanziario all’Ucraina e hanno accettato di produrre più munizioni e missili antiaerei per rifornire anche le forze di Kiev. Scelta pagata con il coinvolgimento diretto nella nuova guerra fredda e con il cambio di atteggiamento da parte della Russia: fino a ieri cauta consigliera di Pyongyang improntata alla moderazione e da oggi alleata militare e garante dell’integrità territoriale nordcoreana oltre che fornitrice di tecnologie spaziali e militari avanzate.

Le reazioni più aggressive all’intesa tra Putin e Kim sono giunte dagli Stati Uniti. «Crediamo – ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato, Matthew Miller, durante una conferenza stampa – che l'approfondimento della cooperazione tra Russia e Corea del Nord sia qualcosa che dovrebbe preoccupare molto chiunque sia interessato a mantenere la pace e la stabilità nella penisola coreana, a sostenere il regime globale di non proliferazione, a rispettare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e, naturalmente, a sostenere il popolo ucraino nella sua difesa della libertà dall'invasione russa». Miller ha ribadito le accuse sul trasferimento «illegale» da parte della Corea del Nord di decine di missili balistici e di oltre 11.000 container di munizioni alla Russia come dimostrazione di appoggio sul campo di battaglia.

Pyongyang ha sempre negato di aver fornito missili o munizioni alla Russia (che peraltro sono compatibili per tipologia e calibro con quelle russe, da cui derivano per la gran parte) ma certo fa sorridere che da USA e nazioni aderenti alla Nato giungano accuse di questo tipo, considerando l’ingente mole di armi e munizioni fornite a Kiev. L’immagine che la propaganda di Washington punta a diffondere è quella di un Putin “disperato” alla ricerca di armi e munizioni in Corea del Nord o in Cina, ma in realtà si tratta di una forzatura poiché Mosca ha una produzione bellica in grado di soddisfare i bisogni di guerra e i due Paesi asiatici sono tradizionalmente importatori di tecnologia e sistemi d’arma russi, non il contrario.

Ciò detto, è possibile che tecnologia elettronica cinese e vecchie munizioni nordcoreane calibro 122 e 152 mm (5 milioni di proiettili secondo l’intelligence sudcoreana) siano state impiegate dai russi in Ucraina alla stregua dei droni iraniani poi prodotti su licenza in Russia; ma queste intese vanno lette nell’ottica di un consolidamento strategico di alleanze in funzione anti-USA idonee a fronteggiare il fallito tentativo di Washington di mettere all’angolo Mosca. Al tempo stesso appare paradossale che si sottolinei come la poverissima Corea del Nord sia riuscita a fornire ai russi 5 milioni di proiettili di artiglieria, mentre la ricchissima Europa non sia riuscita in 15 mesi a fornire all’Ucraina un milione di proiettili.

Pyongyang incasserà forniture russe anche in termini di carburante, cibo, manufatti in grado di migliorare le condizioni di vita della popolazione consolidando così il regime.

L’intesa Putin-Kim, preparata con un lungo lavoro che ha visto almeno 18 delegazioni di Stato russe recarsi a Pyongyang negli ultimi 18 mesi, è anche il frutto dell’approccio isterico degli Stati Uniti ai rapporti con Russia e Cina e dell’assenza di una strategia razionale da parte dell’intero Occidente.

Lo dimostra anche la reazione di Washington alla visita di Putin in Vietnam, dove è arrivato da Pyongyang, firmando una ventina di accordi (anche nel settore militare) per «rafforzare il commercio bilaterale e la cooperazione tra Hanoi e Mosca», mentre una dichiarazione congiunta parla di «partnership strategica globale». Si tratta della prima visita di Putin in Vietnam dal 2017. La visita ha scatenato l’ira degli USA, divenuti in questi anni il principale partner commerciale di Hanoi.

Putin ha ringraziato il Vietnam per aver sostenuto «un modo pragmatico per risolvere la crisi» in Ucraina. Hanoi resta infatti neutrale, non condanna l'attacco russo né ha posto sanzioni a Mosca.