a cura di Benedetta Frigerio
  • Cristiani Rohingya

Nuovi dettagli sull’attacco del 27 gennaio ai cristiani rifugiati in Bangladesh

Ci sono aggiornamenti a proposito dell’aggressione subita il 27 gennaio da 25 famiglie cristiane Rohingya ospiti del campo profughi di Cox’s Bazar, in Bangladesh (vedi blog Cristiani perseguitati, 30 gennaio 2020). Raggiunto dall’agenzia AsiaNews, Saiful Islam Peter, membro del Bethel Church Rohingya Christian Fellowship, ha spiegato che il giorno successivo all’attacco, messo a segno da circa 400 rifugiati di fede musulmana, una famiglia, padre, madre e due figlie, è stata rapita e non se ne hanno notizie da allora. Sembra però che una delle figlie, Mizan, di 14 anni, sia stata costretta a convertirsi all’Islam e a sposare un musulmano. Saiful ha raccontato alcuni dettagli dell’aggressione: “sono state picchiate in maniera terribile anche le donne e i bambini. Molte ragazze sono state molestate durante la notte. I criminali hanno toccato le parti intime delle donne, hanno strappato orecchini d’oro dalle orecchie e le fedi nuziali. Le donne hanno subito danni permanenti ai lobi e alle mani. Gli anziani sono stati colpiti con le spade su spalle, schiena e braccia. Abbiamo i video che dimostrano tutto, ci hanno attaccato almeno 400 persone. Hanno rubato tutti i nostri averi dalle case, hanno distrutto la chiesa, prelevato computer, proiettori e altro materiale per un valore di 200mila taka [2.130 euro, ndr]”. Quella distrutta è l’unica chiesa del campo profughi che già era stata demolita dagli integralisti islamici una prima volta nel maggio del 2019. I cristiani Roinghya rifugiati in Bangladesh sono circa 1.500. Saiful ribadisce che sono tutti cristiani dalla nascita e non, come si dice, convertiti dopo la fuga dal Myanmar. Speriamo, conclude, che il cardinale Patrick D’Rozario, arcivescovo della diocesi della capitale bengalese, Dacca, “ci aiuti a far tornare le persone rapite. Nel 2017 abbiamo saputo che papa Francesco è venuto in Bangladesh e ha incontrato i profughi Rohingya. Tuttavia nessuno ci ha invitato a quell’incontro”.