• IMMIGRAZIONE

Non appena il governo cade, ricominciano gli sbarchi

I numeri del Viminale parlano chiaro: da gennaio a ieri sono sbarcati in Italia illegalmente 37.950 clandestini, di cui oltre un quarto nel solo mese di luglio. Il paragone è impressionante con i 27.474 dello stesso periodo dello scorso anno e rappresenta il triplo dei 12.473 sbarcati nel 2020. Il motivo è solo la politica delle porte aperte. E i trafficanti sono molto attenti alle tendenze politiche italiane vista la caduta di Draghi. È stato così anche nel 2019. Per questo il prossimo governo dovrà cambiare rotta, drasticamente. 

Migranti

Con l’assalto estivo alle coste italiane attuato da trafficanti, Ong e clandestini, l’immigrazione illegale torna al centro delle emergenze e del dibattito politico e della campagna elettorale.

I numeri del Viminale parlano chiaro: da gennaio a ieri sono sbarcati in Italia illegalmente 37.950 clandestini, di cui oltre un quarto nel solo mese di luglio. Il paragone è impressionante con i 27.474 dello stesso periodo dello scorso anno (+39%) e rappresenta il triplo dei 12.473 sbarcati nel 2020 (+202%).  In realtà la situazione è ben pià grave perchè gli sbarchi sono destinati a moltiplicarsi con oltre mille arrivi al giorno in Sicilia, Sardegna, Lampedusa e Pantelleria e sulla costa ionica di Calabria e Puglia.

Nelle ultime ore, non ancora conteggiati dal documento del Viminale aggiornato ogni mattina dei giorni feriali, sono sbarcati in 310 a Lampedusa da otto imbarcazioni diverse: nell’isola non di fa in tempo a svuotare l’hot spot impiegando navi militari che trasferiscano i clandestini in Sicilia che già gli sbarchi lo riempiono di nuovo. Tre sbarchi, nella notte tra mercoledì e giovedì, hanno portato 350 clandestini sulle coste siracusane ma la vera bomba migratoria attesa in queste ore sono i 1421 clandestini a bordo delle navi delle Ong Geo Barents di Medici senza Frontiere, Ocean Viking di SOS Mediterranee e Sea Watch 3.

L’emergenza, che sta mettendo in difficoltà il sistema di accoglienza, è determinata da diversi fattori, includa la bella stagione, ma soprattutto dal fatto che i nostri confini marittimi continuano ad essere superati e superabili da chiunque paghi i trafficanti di uomini o si faccia raccogliere dalle navi delle Ong. L’Italia è rimasta l’unico Paese nel Mediterraneo a tollerarlo e le conseguenze sono il boom degli sbarchi. Se i 38mila sbarcati (che saranno probabilmente saliti a 40mila quando questo articolo verrà letto) possono apparire gestibili rispetto ai 120/180mila sbarchi annui del periodo dei governi di sinistra 2013-17 non dimentichiamo che il confronto “virtuoso” va fatto con i primi 7 mesi del 2019, quando gli furono 3.729 arrivi, meno 80% rispetto allo stesso periodo del 2018 e meno 96% rispetto al 2017. Meno di un decimo rispetto a quelli sbarcati quest’anno. 

All’epoca al Viminale sedeva Matteo Salvini, che con i Decreti Sicurezza, il costante contrasto ai trafficanti e una incessante pressione sui Paesi di partenza dei flussi riuscì a portare gli sbarchi illegali al minimo storico. Meglio non dimenticare che oggi Spagna e Grecia hanno ridotto i flussi attuando respingimenti a Melilla come nell’Egeo mentre in Italia quell’esperienza di successo è stata cancellata con l’abrogazione dei decreti Sicurezza che, abbinata all’inconsistenza degli impegni europei per la ridistribuzione dei migranti ha portato al disastro attuale. La Grecia respinge i barconi e li rimanda in acque turche: per questo i trafficanti organizzano barche più grandi in grado di raggiungere direttamente le coste ioniche dell’Italia, che a differenza di Atene accoglie chiunque. 

E’ preoccupante, soprattutto in campagna elettorale, che molte forze politiche e sociali non si scandalizzino per il fatto che lo Stato abbia abdicato al controllo dei confini, lasciando decidere chi possa o meno oltrepassare i nostri confini alle Ong (soggetti privati che rispondono ai loro finanziatori) e ai trafficanti. Lo Stato si arrende e abdica al ruolo di tutelare gli interessi nazionali. La delicata fase della campagna elettorale ingigantisce la già cronica debolezza dell’Italia sul fronte del contrasto ai flussi illegali di esseri umani. Del resto le vicende politiche di paesi Ue di primo approdo sono sempre state seguite con attenzione da criminali e trafficanti.

Quando andò in crisi il governo gialloverde, nell’agosto 2019, i flussi migratori aumentarono improvvisamente, al punto che negli ultimi 5 mesi di quell’anno gli sbarchi furono più del doppio rispetto a quelli che si registrarono nei primi 7 mesi. A conferma che l’uscita di Salvini dal Viminale venne letta (correttamente) da trafficanti e Ong come un segnale della riapertura dei porti italiani ai clandestini. Per questo oggi occorre avere un governo che imponga lo stop all’accesso delle navi e Ong nelle acque territoriali italiane. Sbarchino gli immigrati nei porti dei Paesi di cui battono bandiera, o in quelli degli Stati a cui le organizzazioni appartengono.

Del resto i flussi vedono sbarcare per lo più tunisini, egiziani, bengalesi, poi afghani, siriani e iraniani. Si tratta quindi di migranti economici che arrivano illegalmente. Il nuovo governo dovrà riprendere il lavoro svolto nel 2018-19, riprendendo e rafforzando la cooperazione con i paesi del Mediterraneo. Occorre rafforzare la Libia e la sua guardia costiera perché impedisca ai clandestini di salpare e riporti indietro quelli che salpano e che le agenzie dell’Onu, ben presenti in Libia, devono rimpatriare. In Algeria negoziamo l’acquisto di gas ma dobbiamo inserire anche il tema migratorio considerato che chi sta sbarcando in Sardegna meridionale parte dall’Algeria. Lo stesso con Egitto e Turchia mentre il sostegno alla democrazia tunisina deve passare anche dal rapido rimpatrio dei migranti illegali.

Misura che, insieme ai respingimenti in mare, scoraggerebbe le partenze. Anche perché attendere decisioni e soluzioni dalla Ue non ha alcun senso. L’accordo per la ridistribuzione resta lettera morta e basato su meccanismi volontari. Inoltre la redistribuzione incoraggia i clandestini a venire in Europa e i trafficanti ad alzare il prezzo, perché induce il migrante a credere che verrà trasferito nelle nazioni del Nord Europa dove il welfare è più robusto. In assenza di concrete azioni europee ogni nazione deve necessariamente difendere i propri confini che sono nel caso italiano quelli esterni dell’Europa impedendo a chiunque non sia stato invitato o non sia in regola di oltrepassarli. L’alternativa è il caos e ritrovarci, come nel 2015, con i reticolati posti lungo i confini interni dell’Europa.

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