• FEDE & MUSICA

Nome dolcissimo, quando il popolo cantava musica di qualità

Il canto “Nome dolcissimo” è l’esempio di una melodia frutto dell’opera di un musicista professionista che viene poi fatta propria dal popolo. E che sa rivestire un testo in cui gli affetti semplici e spontanei del popolo vengono rappresentati in modo efficace. Con la festa del Santissimo Nome di Maria ricordiamo che la Madre di Dio, anche attraverso l’invocazione del suo nome, è rifugio del peccatore.

Sappiamo bene quanto la tradizione popolare ha contribuito alla devozione alla Beata Vergine Maria, Madre di Dio. Un campo in cui questa devozione è particolarmente viva è quello del canto popolare religioso. Se ci si pensa bene, quasi tutte le canzoncine popolari che ancora si sentono cantare nelle nostre chiese hanno contenuto mariano. Una di queste è “Nome dolcissimo”, particolarmente adatta nella memoria liturgica del Ss.mo Nome di Maria, il 12 settembre. (ASCOLTA QUI)

Nome dolcissimo, nome d'amore, tu sei rifugio al peccatore. Fra i cori angelici sei l'armonia: Ave Maria! Ave Maria!”. A tutti noi sarà capitato di cantare queste parole, in quanto questo è uno dei canti più diffusi nel nostro repertorio popolare, conosciuto un po' da tutti. Questo è dovuto anche alla semplicità del canto stesso, la sua caratteristica veramente popolare che lo rende facilmente eseguibile, una semplicità che però non è banalità.

Questo canto è opera di un sacerdote bergamasco, padre Andrea Castelli (1876-1970), che fu musicista ben ferrato, diplomato in organo e composizione organistica, ma che anche svolse il compito di cappellano militare. Non compose molto, ma questo suo canto popolare è rimasto nella memoria un poco di tutti (vedi Valentino Donella, “Dal pruno al melarancio. Musica in Chiesa dal 1903 al 1963”).

Monsignor Andrea Castelli era il frutto di una tradizione musicale e liturgica ancora viva e pulsante nel secolo passato, una tradizione che voleva molti sacerdoti profondamente preparati nell’arte musicale. Questo dava agli stessi la capacità di poter distinguere ciò che era buono e da includere nella liturgia da ciò che invece non era degno. Purtroppo tutto questo oggi per noi è soltanto un ricordo, anche se si deve dire che anche negli ultimi anni a Bergamo si è continuato a curare molto la musica nella liturgia, penso alla bella realtà che rappresenta la cappella musicale della basilica di Santa Maria Maggiore in quella città.

Il canto di cui parliamo è frutto dell’opera di un musicista professionista che viene poi fatta propria dal popolo. Questo non è sempre automatico, in quanto non tutto quello che i musicisti professionisti compongono per il popolo è poi veramente adatto al popolo. Quando essi non rincorrono le mode, le sirene commerciali, ma cercano di parlare all’anima più autentica delle persone semplici, può succedere che le loro produzioni divengano in un certo senso musica popolare, cioè musica che il popolo sente come sua. Non dobbiamo ingannarci però; certamente il popolo dei nostri giorni è molto diverso da quello di un secolo fa, l’Italia oggi è molto meno agricola e più urbanizzata, le persone hanno un’esposizione alla musica, grazie ai mezzi di comunicazione di massa, enormemente più ampia di quella che avevano un secolo fa e questo non è di per sé un bene, in quanto il popolo stesso può divenire preda di logiche commerciali che ne corrompono il gusto. 

Il canto “Nome dolcissimo” è l’esempio di una melodia che sa rivestire un testo in cui gli affetti semplici e spontanei del popolo vengono rappresentati in modo efficace. Con la festa del Santissimo Nome di Maria ricordiamo che la Madre di Dio, anche attraverso l’invocazione del suo nome, è rifugio del peccatore, di colui che si è perso nella vita ma che può ritrovare la strada maestra guardando alla stella polare. San Bernardo così pregava: “Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai inteso al mondo che qualcuno sia ricorso alla tua protezione,abbia implorato il tuo aiuto, chiesto il tuo patrocinio e sia stato da te abbandonato”. Ed è per questo che il popolo semplice, nei secoli, ha sempre invocato il suo Ss.mo Nome.