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INQUIETANTE DERIVA

No vax fuori dalla società. Draghi normalizza l'apartheid

La voce dal sen fuggita di Draghi, che esclude dalla società i non vaccinati, è rivelatrice di una concezione della società e dei diritti autoritaria e paternalistica, una concessione di un governante “illuminato”, che la attribusce come “premio” per comportamenti “virtuosi”. Il Green pass ha l'esplicito scopo di “punire” e umiliare i non vaccinati, segregarli, rendere loro la vita sempre più difficile e costringerli a “pentirsi”. 
- SORGI ANTIGONE di Andrea Zambrano

Editoriali 26_11_2021

Speriamo che la pandemia si evolva in maniera tale che il prossimo Natale sia normale per tutti. […] Bisogna che anche coloro che da oggi saranno oggetto di restrizioni [...] possano tornare a essere parte della società con tutti noi”.

Queste testuali parole sono state pronunciate dal Presidente del Consiglio il 24 novembre durante la conferenza stampa in cui il governo ha annunciato l'adozione del cosiddetto “Super Green Pass”, ossia delle ulteriori discriminazioni nel lavoro e nella vita sociale inflitte ai danni dei cittadini che scelgono di non farsi somministrare i vaccini contro il Covid. Si tratta di una frase “a braccio” all'interno della risposta di Draghi alle domande dei giornalisti presenti, e quindi spontanea, non preparata. Proprio per questo essa è particolarmente rivelatrice della concezione della società, dei diritti, del rapporto tra governanti e governati di cui egli si fa  portatore.

Quale sia questa concezione il governo Draghi lo ha finora mostrato in maniera inequivocabile in tutta la gestione dell'infinita “emergenza pandemica” agitata da quasi due anni con toni apocalittici, e per la quale esso è stato presentato come autorità assolutamente insindacabile, quasi al di sopra di qualsiasi discussione critica. Si tratta di una visione della politica e del diritto che ha ben poco in comune, per non dire nulla, con tutta la tradizione del costituzionalismo liberaldemocratico occidentale, e che con assoluta disinvoltura passa sopra ai fondamenti della Costituzione.

Un'idea di governo autoritaria e paternalistica, degna discendente dei famigerati “consentiamo” di Giuseppe Conte durante la prima fase dei lockdown del 2020, ma espressa con ancora maggiore arroganza: secondo la quale i diritti dei cittadini, le loro libertà, la loro uguaglianza davanti alla legge non sono più un dato prioritario, ma si configurano invece come la concessione di un governante “illuminato”, di un padre onnisciente e premuroso, attribuita come “premio” per comportamenti “virtuosi” in base a regole stabilite da quello stesso governante, e revocabili secondo il suo unilaterale giudizio.

Nel contesto presente noi ci troviamo, come è noto, in uno stato di emergenza non previsto dalla Carta, deliberato da un governo per decreto, prorogato ripetutamente con lo stesso strumento normativo, e del quale nessuno, né nell'esecutivo precedente né in quello attuale, ha mai esplicitamente affermato quando e in base a quali oggettivi, verificabili criteri potrà avere fine. All'interno di esso si è stabilito prima che molti diritti costituzionali – libertà personale, di circolazione, di impresa, di culto, di riunione e associazione – potessero e anzi dovessero essere limitati discrezionalmente per contenere la diffusione di un virus (i lockdown, il sistema delle “zone a colori”, i coprifuoco), nonostante la sua eventuale pericolosità fosse limitata ad una fascia molto ridotta e ben identificabile della popolazione e nonostante sia emerso con sempre  maggiore evidenza, dal confronto con altri paesi, che quelle restrizioni non avevano alcun comprovato effetto positivo in tal senso. Successivamente, appena sono stati disponibili i vaccini, il governo (Conte prima, Draghi poi, in perfetta continuità) ha stabilito – con il supporto dei suoi “esperti” del tutto allineati e di un sistema dei media ridotto a grancassa propagandistica – che la soluzione decisiva al problema era la vaccinazione di massa indiscriminata: e che  l'inoculazione di  una determinata quota di cittadini (via via crescente: prima il 70%, poi l'80%, poi il 90%, e pare non essere mai sufficiente) avrebbe prodotto l'”immunità di gregge” facendo scomparire il virus e riportando la società alla piena normalità.

Nonostante i fatti abbiano ben presto smentito quete promesse, e si sia visto ben presto come anche nei paesi con più alta percentuale di vaccinati il virus continui, o riprenda, a circolare in maniera massiccia, la “narrazione” governativa è rimasta da allora sempre tetragona, univoca, dogmatica. Ed anzi via via che il tempo passava, e la debolezza della soluzione invocata si manifestava, i toni del governo e degli “esperti” allineati si sono fatti sempre più ultimativi, severi, demonizzatori di chi criticava quella linea, o personalmente non si conformava ad essa.  Come nel caso dei lockdown, anche per la campagna vaccinale la linea governativa è stata – da parte di Draghi con un di più di tecnocratica saccenteria – quella di accusare dell'insuccesso i cittadini, addebitando  ai loro comportamenti “cattivi” restrizioni e sacrifici.

Come il governo Conte aveva additato al pubblico ludibrio come “untori” chi  usciva a passeggiare, a fare jogging, a bere l'aperitivo, a prendere il sole in spiaggia, così il governo Draghi ha individuato come unico capro espiatorio di ogni male pandemico i “no vax”: termine improprio e spregiativo nel quale viene compreso non solo chi rifiuta di vaccinarsi, ma chiunque avanzi dubbi sul vaccino come unica salvezza e persino chi insiste sull'importanza di terapie farmacologiche. Sempre più il “no vax” è stato dipinto dal sistema mediatico ufficiale come una sorta di sub-umano, di analfabeta irresponsabile, di incivile, di antisociale, per colpa del quale il virus verrebbe attaccato ai vaccinati, che in teoria dovrebbero esserne più protetti: mentre è ormai indubitabile che i vaccini esistenti non impediscono né di essere contagiati, anche in forma grave, né di contagiare, e quindi il virus circola sia tra chi è inoculato che tra chi non lo è.

Con questa campagna logicamente infondata ma emotivamente efficace si è catalizzato un odio sociale lacerante, che si è ulteriormente voluto alimentare adottando la misura apertamente discriminatoria del “green pass”, oggi ulteriormente rafforzato, con lo scopo dichiarato, ma come abbiamo visto del tutto irrazionale, di limitare il contagio e creare zone “sicure da esso”; ma in realtà con l'obiettivo sempre più esplicito di “punire” e umiliare i non vaccinati, segregarli, rendere loro la vita sempre più difficile, se non impossibile, costringerli a “pentirsi”.

Un imbarbarimento del quale ora la “voce dal sen fuggita” alla Conferenza stampa del Presidente del Consiglio rappresenta il degno compimento. Chi non si vaccina è letteralmente fuori dalla società civile, trasformato nemmeno in un cittadino di serie B, quanto in un “non cittadino”. E potrà ritornare nel consesso civile soltanto se “abiurerà” alla sua “eresia”, se si redimerà dai suoi “peccati”, ottenendo il benevolo perdono del governante/padre/padrone. Ragionamento che vale ormai anche per i già vaccinati, che saranno ricacciati anch'essi nel girone dei dannati se dovessero decidere di non accettare regolari richiami dei sieri, o anche soltanto esitare. Se la loro “super” patente di cittadinanza scadrà, anche per un giorno, saranno “fuori dalla società” anch'essi.