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COMUNISMO LATINO

Nicaragua, vescovo arrestato perché pregava per monsignor Alvarez

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Nicaragua: Isidoro Mora, vescovo di Siuna, è stato arrestato. Non ha commesso reati: ha solo pregato per mons. Alvarez, detenuto e perseguitato dal regime.

Libertà religiosa 22_12_2023
Isidoro Mora

Isidoro Mora, vescovo di Siuna, è stato arrestato dalla polizia dopo aver detto alla sua congregazione che i vescovi del Nicaragua erano “uniti nella preghiera” per il vescovo Rolando Álvarez, detenuto nella prigione “La Modelo”, dove sta scontando 26 anni di carcere.

Monsignor Mora sarebbe stato intercettato dalla polizia mentre si dirigeva alla parrocchia di Santa Cruz, nel comune di La Cruz de Río Grande, dove aveva in programma di celebrare le cresime per 230 parrocchiani, ha riferito una fonte al portale Mosaico.

Il vescovo della diocesi di Siuna, è stato arrestato per la sua predica. Non ha commesso reati, sono bastate le sue parole. «Vorrei portare i saluti della Conferenza episcopale (del Nicaragua, ndr). Siamo sempre uniti nella preghiera per questa amata diocesi di Matagalpa, pregando per monsignor Rolando, pregando per il cammino di ognuno di voi. Siamo uniti nella preghiera, nella comunione, nella fede, nell'amore, nella tenerezza». Così aveva detto dal pulpito monsignor Mora, durante la Messa per il 99° anniversario della creazione della diocesi di Matagalpa, martedì 19 dicembre, nella Cattedrale San Pedro Apostol di Matagalpa.

Nella stessa occasione, aveva ricordato la parabola del buon pastore, sottolineando che lascia 99 pecore per seguirne una. Ma osservando che: «viviamo in tempi, fratelli, in cui bisogna lasciarne una per andare alla ricerca delle 99». Senza però rinunciare a uno sconfinato ottimismo: «A volte incontriamo lo scoraggiamento, ma quanto è bello trovare sempre persone di fede, persone che sono lì in silenzio, persone che sono lì a servire la Chiesa, persone che sono lì a perseverare, persone che sono lì ad assumersi responsabilità. Mi piace quando si parla del buon pastore, del buon pastore che dà la vita per le sue pecore...».

Ebbene, sono queste parole di speranza e di solidarietà per un fratello incarcerato che gli sono costate l’arresto.

Monsignor Mora è attualmente il secondo vescovo cattolico finito in prigione nel regime comunista di Daniel Ortega, nel contesto di un giro di vite contro la Chiesa cattolica. Al vescovo Alvarez era stato offerto l’esilio, ma ha preferito rimanere con il suo gregge perseguitato. Un giorno dopo il suo rifiuto, è stato condannato per tradimento, minaccia all'integrità nazionale e diffusione di notizie false. È stato internato nella sezione del carcere duro “La Modelo” ribattezzata “Infernetto” per le condizioni igieniche invivibili delle sue celle. L’arresto del vescovo Mora è la dimostrazione che il regime vieta anche di nominare Alvarez.

Ordini religiosi, sacerdoti e laici sono stati presi di mira dalle autorità. Ad agosto, il governo ha cancellato lo status giuridico della comunità religiosa dei gesuiti, confiscando tutte le sue proprietà, ufficialmente per aver omesso di fornire i rendiconti finanziari richiesti sulle sue attività. All’inizio dello stesso mese sono stati confiscati i beni dell'Università centroamericana gestita dai gesuiti.

Il 19 ottobre, 12 sacerdoti erano stati scarcerati e subito trasferiti in Vaticano, in seguito ad un accordo. Uno scambio che venne interpretato come un segnale di distensione da parte del regime comunista, ma che invece gli osservatori più attenti avevano letto come premessa per nuovi arresti. Il regime di Ortega trova più convenienza ad arrestare sempre nuovi sacerdoti se, in cambio della loro liberazione, ottiene quella che di fatto è la loro deportazione. È una strategia in cui il regime esce sempre vincitore: in carcere o all’estero, ma comunque si libera di voci scomode.



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