• ITINERARI DI FEDE

Nella chiesa in laguna dove riposa santo Stefano

Santo Stefano è il primo martire cristinao che Chiesa celebre il giornoi dopo la nascita di Gesù. Le sue spoglie vennero ritrivate nel 415. Da allora le sue reliquie, veneratissime, si dispersero tra Costantinopoli e Roma, ma anche a Venezia, nella chiesa a lui intitolata si dice siano custodite parti del suo corpo.

La chiesa di Santo Stefano a Venezia

Venerato dai cattolici come dagli ortodossi, Santo Stefano, il cui nome significa “coronato” è il primo martire della Chiesa cristiana, lapidato appena fuori dalle mura di Gerusalemme nell’anno 36. Se i cattolici lo celebrano tra i comites Christi, i compagni di Cristo, il giorno seguente la nascita del Messia, gli ortodossi, invece, ne fanno memoria il 3 agosto, giorno del ritrovamento delle sue spoglie che avvenne nel 415. Da allora le sue reliquie, veneratissime, si dispersero tra Costantinopoli e Roma, ma anche a Venezia, nella chiesa a lui intitolata si dice siano custodite parti del suo corpo.

La chiesa di Santo Stefano è la terza chiesa conventuale veneziana, fondata dai frati Eremitani di Sant’Agostino sul finire del Milleduecento e fortemente modificata nei secoli successivi, divenendo un perfetto esemplare di gotico fiorito locale. La facciata trecentesca in mattoni, imponente, si apre in bifore laterali e in un grande rosone centrale sotto cui Bartolomeo Bon nel 1442 realizzò un pregiato portale marmoreo caratterizzato da una lunetta, vuota al centro, delimitata da volute gotiche e da eleganti guglie. Sulla sommità dell’arco è posto un simulacro di Cristo in trono. Un elemento particolarmente caratteristico dell’edificio, visto dal suo esterno, è il quattrocentesco campanile pendente, con un’inclinazione di quasi due metri tra l’apice e la base, dovuta ad un cedimento delle fondamenta in fase di costruzione. 

L’interno è uno spazio suddiviso in tre navate da una doppia fila di colonne in marmo di Verona, sopra cui si impostano slanciati archi acuti. Essi sostengono lo splendido soffitto ligneo a carena di nave rovesciata decorato con rosette policrome, uno dei rari esempi di questa particolare copertura realizzata da maestranze locali particolarmente esperte di costruzioni navali. Unica, invece, è la soluzione adottata per l’abside poligonale della chiesa, sorretta da un ponte che scavalca un canale sottostante navigabile. Essa venne realizzata quando, nel XV secolo, si decise di ampliare la chiesa e di prolungarne il presbiterio. 

La sacrestia della chiesa è da considerarsi un museo di pittura rinascimentale veneziana. Proprio qui trovano posto le tele dedicate ai temi della Passione di Cristo che Jacopo Robusti, detto Tintoretto, aveva realizzato per la Chiesa di Santa Margherita, ora sconsacrata. L’Ultima Cena, la Lavanda dei piedi, l’Orazione nell’orto, eseguite negli anni Settanta del XVI secolo, sono caratterizzate dai forti contrasti luministici e ardite composizioni spaziali che contraddistinguono la pittura del maestro veneziano. 

 

Dona Ora