a cura di Benedetta Frigerio
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Nel Punjab pakistano 24 famiglie cristiane chiedono la restituzione delle loro terre

Ci sono molti modi di infierire sui cristiani e rendere la loro vita difficile nei paesi in cui sono minoranza. In Pakistan, ad esempio, un modo è anche violarne i diritti di proprietà impedendo loro di usufruire di terreni legalmente acquisiti. Nel Punjab nel 1987 il governo provinciale ha assegnato a 24 famiglie cristiane del villaggio di Dostpur porzioni di terra di circa 175 mq. Tre anni dopo dei musulmani hanno presentato ricorso. Solo qualche anno fa un tribunale ha finalmente dato ragione ai cristiani, ma nel frattempo se ne era appropriata la mafia nigeriana che non ha intenzione di restituirli perché valgono molto e continuano a occuparli, distribuirli e venderli. Alcuni appezzamenti sono stati destinati alla costruzione di una moschea il che rende ancora più delicata la situazione. Inoltre i musulmani sembra stiano tentando di creare tensione e di intimidire la comunità cristiana. Qualche giorno fa – riporta l’agenzia AsiaNews – una ragazza cristiana è stata presa in giro da un musulmano mentre stava andando a scuola. I suoi genitori hanno denunciato il fatto. Per vendetta dei musulmani hanno demolito due case di cristiani. “Aumentando il conflitto religioso – spiega AsiaNews – i musulmani sperano che la comunità cristiana smetta di alzare la voce per far valere i propri diritti sulle terre. Questa volta però i fedeli non hanno intenzione di cedere”. Yasir Talib, coordinatore provinciale per il ministero dei diritti umani e delle minoranze, ha commentato per AsiaNews: “il il verdetto del tribunale sostiene in maniera chiara che i terreni appartengono ai cristiani. Ma i musulmani sono di parte e non vogliono che i cristiani occupino i terreni che essi stanno sfruttando per i loro affari economici. È responsabilità del commissario di Gojra liberare le terre dalla mafia musulmana. La scorsa settimana Ejaz Alam, ministro provinciale per le minoranze ha incontrato il funzionario e gli ha intimato di fare giustizia prima possibile”.