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Nagorno Karabakh, la guerra segreta della Turchia

La Turchia ha svolto esercitazioni congiunte con l'Azerbaigian, proprio alla vigilia del nuovo conflitto nel Nagorno-Karabakh contro gli armeni. Poi ha lasciato sul territorio consiglieri militari, armi e aerei. L'aviazione turca avrebbe anche partecipato alle operazioni.
- UN SECOLO DI VIOLENZA TURCA 

"Turchia-Azerbaigian, due Stati, Una nazione"

Mentre sui due fronti bellici a nord e a sud del confine tra Azerbaigian e Nagorno Karabakh continuano gli scontri nonostante il cessate il fuoco annunciato con la mediazione di Mosca il 10 ottobre e si registra l’avanzata delle truppe di Baku nel settore meridionale, emergono nuovi dettagli circa il ruolo militare della Turchia nel conflitto.

Secondo un rapporto reso noto dal quotidiano russo Kommersant, una considerevole forza militare turca è rimasta in territorio azero dopo la conclusione delle esercitazioni militari congiunte dell’estate scorsa e queste forze turche hanno assunto un ruolo di coordinamento nelle operazioni nel Nagorno-Karabakh (Artsakh per gli armeni). Secondo il dettagliato rapporto, che cita fonti militari e diplomatiche, il tentativo di invasione azero è stato “deliberatamente pianificato e provocato dalla Turchia” e negli ultimi mesi Ankara ha spinto Baku a lanciare l’offensiva assicurando “un supporto politico, diplomatico, di intelligence e tecnico militare completo”, riporta il quotidiano. In luglio e agosto circa 600 militari turchi sono stati dispiegati in Azerbaigian per esercitazioni congiunte. Di questi almeno 400 sono rimasti in Azerbaigian: 50 istruttori nell’énclave azera del Nakhichevan, 90 consiglieri militari a Baku, incaricati del coordinamento del personale, 120 ufficiali dell’aeronautica alla base di Gabala, 20 piloti di droni all’aeroporto di Daliar, 50 istruttori all’aeroporto di Gevlach, 50 istruttori dell’esercito a Pirikeskul e 20 ufficiali nella base militare “Heydar Aliyev” a Baku.

Secondo il rapporto la Turchia ha fornito all’esercito azero 18 blindati, 10 veicoli e un lanciarazzi multiplo oltre a mettere a disposizione un totale di 34 velivoli: 6 aerei (inclusi caccia F-16), 8 elicotteri e 20 droni. Allo stesso tempo, nel periodo settembre-ottobre, numerosi voli degli aerei da trasporto turchi verso l’Azerbaigian attraverso lo spazio aereo della Georgia avrebbero portato attrezzature militari e armi. I dati molto circostanziati sembrano evidenziare che il rapporto di Kommersant contenga informazioni raccolte dall’intelligence militare russo, anche se non vengono citati i mercenari siriani che Ankara ha inviato in appoggio alle fanterie azere la cui presenza (forse in 4mila unità) è già emersa da numerosi video e testimonianze. Ulteriori dettagli circa l’impegno militare di Ankara, soprattutto sul fronte aeronautico, erano stati rivelati dal ministero della Difesa armeno che il 15 ottobre ha mostrato le prove del coinvolgimento non solo dei droni ma anche dei caccia F-16 turchi nella campagna aerea azera nel Nagorno-Karabakh.

Il vice capo di stato maggiore della difesa aerea dell’Armenia, generale Garik Movsesyan, ha dichiarato in una conferenza stampa (di cui ha riferito in Italia solo l’agenzia di stampa Nova) che gli F-16 turchi sono stati trasferiti in Azerbaigian nel luglio scorso per le sopra citate esercitazioni militari congiunte. “Dopo la fine delle esercitazioni militari questi velivoli non sono tornati in Turchia ma sono rimasti di stanza nella base aerea azera di Ganja” (bersaglio dei recenti bombardamenti armeni), ha dichiarato Movsesyan all’agenzia di stampa “Armenpress”. La presenza degli F-16 e di almeno un aereo da trasporto delle forze aeree di Ankara su questa base è stata confermata, durante le operazioni belliche, anche da immagini satellitari. “Fin dal primo giorno dell’offensiva azera,  il 27 settembre, gli F-16 dell’aeronautica turca sono stati attivamente impegnati in missioni di bombardamenti e attacchi alla Repubblica d’Armenia e nella Repubblica d’Artsakh”, ha aggiunto il generale. “Il 27 settembre, due caccia F-16 dell’aeronautica turca, hanno violato lo spazio aereo della Repubblica d’Armenia fino a 6 chilometri di profondità per effettuare gli attacchi a diverse località”, ha detto Movsesyan citando i tracciati radar e aggiungendo che “ll 29 settembre due F-16 turchi hanno rilevato e abbattuto un SU-25 dell’Aeronautica Armena in volo all’interno del territorio armeno a 60 chilometri dal confine azero”. Il generale armeno ha sostenuto che “con lo scopo di nascondere le loro ulteriori azioni”, il 3 ottobre gli F-16 sono stati spostati nella base aerea di Gabala e in seguito i cacciabombardieri turchi hanno iniziato ad operare congiuntamente con quelli azeri mentre nella prima settimana di guerra le coppie di F-16 turchi agivano autonomamente. Per Movsesyan l’Aeronautica Turca ha guidato e coordinato l’impiego delle forze aeree azere mentre sul piano politico sembra essere ancora una volta Ankara a premere su Baku affinchè non interrompa l’offensiva militare nonostante gli accordi presi a Mosca per una tregua.

L’intesa raggiunta da azeri e armeni con la mediazione del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, prevede infatti che i negoziati vengano gestiti dal cosiddetto “Gruppo di Minsk” che comprende Russia, Francia e Stati Uniti, ma non la Turchia che, in caso di cessazione delle ostilità, si troverebbe quindi tagliata fuori dalla gestione delle trattative.