• in Francia

Mucca pazza post vaccino: la battaglia di Doyer e la profezia di Montagnier

Sua moglie è morta per morbo della mucca pazza a seguito della vaccinazione ed era stata curata da Montagnier. Ora il marito, l'attore di cabaret Marc Doyer, ha raccontato alla Francia la sua tragedia e raccolto un dossier con decine di casi alla ricerca della verità. 

L’iniezione con il magico siero Pfizer (seconda dose) a settembre del 2021; dopo appena due settimane, i primi sintomi di una malattia rara e terribile, la Creutzfeldt-Jakob, più comunemente conosciuta come il “morbo della mucca pazza”. Poi un rapido e doloroso declino, fino alla morte, il 4 maggio scorso.

È questo il doloroso epilogo del calvario di Mauricette Doyer, impresaria teatrale e moglie dell'attore di cabaret Marc Doyer. Che ora promette battaglia. Le due neurologhe che hanno seguito Mauricette durante la malattia, entrambe vaccinate, non hanno avuto dubbi a scrivere nero su bianco che all’origine della letale malattia da prioni ci sia stata proprio la somministrazione del farmaco, constatando tra l’altro che, nel caso della donna, la malattia Creutzfeldt-Jakob si era sviluppata in modo particolarmente violento e anomalo.

Mentre la moglie era ancora in vita, Marc aveva deciso di raccontare alla Francia la sua situazione, per lanciare l’allarme sul serio e grave rischio di insorgenza del morbo della mucca pazza a causa della vaccinazione. Rischio di cui il professor Luc Montagnier aveva parlato nell’agosto 2021, dai microfoni di FranceSoir, appena un mese prima che il morbo venisse diagnosticato a Mauricette. Ma Montagnier, nonostante tutta la sua preparazione scientifica, riconosciuta a livello mondiale, era già finito dentro il tritacarne mediatico e coperto del discreto più meschino. Anche qui in Italia.

Marc Doyer, durante una trasmissione a CNews, aveva condiviso pubblicamente il suo numero di telefono, per essere contattato dai familiari di altre persone che, dopo la vaccinazione contro la Covid, avevano contratto la stessa malattia della moglie. A dicembre del 2021 aveva raccolto già 10 segnalazioni di una malattia che, in Francia, aveva registrati 28 casi, tra il 1992 e il 2019, anno in cui era avvenuto l’ultimo decesso causato da questa malattia neurodegenerativa.

Nasce così un dossier, che contiene le storie tante persone; come quella di un uomo di 69 anni, raccontata dalla figlia: prima e unica dose di Pfizer l’8 aprile 2021. Il giorno successivo compaiono dei grandi lividi sul torace e sul collo e poi sintomi neurologici, fino alla terribile diagnosi. Il 14 giugno, dopo appena due mesi, la morte. E poi la testimonianza di una donna di 48 anni, di un uomo di 52. Tutti con una storia analoga, scatenatasi nei giorni immediatamente successivi alla vaccinazione.

Marc Doyer testimonia di come il prof. Montagnier, appena venuto a conoscenza della loro situazione, si sia voluto mettere in contatto con loro e abbia preso in carico la moglie, che, secondo la testimonianza di Marc, migliorava giorno dopo giorno dai terribili sintomi della malattia; la cura di Montagnier le ha permesso di morire «senza i sintomi terribili che troviamo in questa malattia. Perché alla fine non aveva più tremori, crisi epilettiche, iniziava a comunicare con me mediante gli occhi», spiega Doyer a FranceSoir. Anche i neurologi che stavano seguendo la donna erano rimasti sorpresi dei suoi progressi, dal momento che per questa malattia non era mai stato possibile riscontrare dei miglioramenti.

Montagnier, prima di morire, aveva pubblicato insieme al matematico Jean-Claude Perez e al neurologo Claire Morin-Chalmet, un articolo scientifico con 26 casi dichiarati di Creutzfeldt-Jakob pochi giorni dopo la vaccinazione. Un articolo molto preciso, che di ogni caso riporta la documentazione clinica e la testimonianza delle famiglie. «Io non faccio altro che testimoniare attraverso quello che dei giovani mi scrivono […]. Sono mesi che chiedo alle autorità un’inchiesta su questa malattia», incalza Doyer.

Tanti troppi casi, che spingono quest’uomo afflitto e coraggioso ad una battaglia con uno scopo ben preciso e irrinunciabile: fermare la vaccinazione, a causa del numero sempre crescente dei gravi danni, di ogni tipo, a seguito dell’inoculo. Da qui la sua collaborazione con l’associazione Verity-france, che cerca di raccogliere attorno a sé e dare voce a tutte le persone danneggiate dal vaccino e ai familiari di quanti sono deceduti poco dopo la somministrazione del farmaco. L’associazione, mediaticamente subito scredita gratuitamente come antisemita, nasce molto semplicemente dall’iniziativa dei familiari di giovani ragazzi in ottima salute, morti improvvisamente dopo la vaccinazione: Maxime, 22 anni, inoculato con Pfizer alle 14.00 del 26 luglio 2021 e morto alle 23.00 dello stesso giorno; Sofia, 16 anni, morta il 21 settembre undici giorni dopo la dose di Pfizer, per un’embolia polmonare massiva; e Mélanie, 15 anni, prima dose Pfizer il 2 agosto e decesso cinque giorni dopo, per una crisi cardiaca.

Tantissime sono le persone danneggiate dal vaccino che hanno raggiunto l’associazione, la gran parte delle quali molto giovani; in non pochi casi sono i familiari a parlare dei loro cari che non ce l’hanno fatta. Numerose storie dunque, anche al di là delle Alpi. E tanti combattenti, come Marc Doyer, che da ogni microfono che gli dà voce non fa altro che lanciare appelli per una società e una medicina più umane. Che non considerino le persone morte o danneggiate come semplici numeri da mettere sulla bilancia del freddo calcolo del rapporto rischi/benefici. Che non permettano mai più che persone malate, anche di Covid, siano lasciate sole, senza cure, o magari assistite negli ospedali, ma senza la possibilità di tenere la mano di un proprio caro. Un mondo, soprattutto medico, che smetta di ripetere come un mantra: “non è stato il vaccino, non è possibile”, di fronte ad un siero di cui in realtà si conosce poco o nulla, come a voler scaricare una coscienza messa a tacere ormai troppe volte.

«Sono categorico: bisogna fermarlo: è questione di buon senso, di prudenza». Marc Doyet ha messo a disposizione delle autorità sanitarie francesi il suo dossier, ma nessuno si è ancora fatto avanti.

Dona Ora