• INTERVISTA

Mirabelli: sentenza equilibrata

Sul significato della sentenza abbiamo chiesto un parere al professor Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale.

Sul significato della sentenza abbiamo chiesto un parere al professor Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale.

Professor Mirabelli, le sembra una sentenza di compromesso?
No, non è il frutto di una mediazione. La definirei piuttosto una sentenza di equilibrio nel bilanciamento dei diversi temi costituzionali in gioco.

Possiamo entrare nel merito?
Il senso della sentenza consiste nel riportare la questione all’interno della disciplina del “legittimo impedimento” evitando che si creino privilegi di status per il presidente del Consiglio e per i ministri. Non si tratta quindi di stabilire garanzie eccezionali per il Presidente del Consiglio, in virtù del suo status, ma di una applicazione particolare della legge ordinaria che disciplina il legittimo impedimento di tutti i cittadini a partecipare all’udienza.

E ritiene equilibrata questa applicazione particolare?
I giudici della Corte hanno posto un limite comprensibile alla certificazione del legittimo impedimento,  chiedendone la verificabilità. Questo non vuol dire che i giudici potranno decidere a loro arbitrio la giustificabilità o meno del legittimo impedimento. Semplicemente a Palazzo Chigi non basterà invocare generici impegni di governo, ma dovrà specificare quali sono. Insomma, per capirci non può bastare l’«autocertificazione». Paradossalmente anche una vacanza potrebbe essere considerata un impegno di governo, ma certamente non vale come “legittimo impedimento”. D’altra parte però, i giudici non hanno eccepito sul primo comma dell’articolo 1 ritenendo quindi che nel legittimo impedimento rientrino anche le attività preparatorie e conseguenziali degli impegni di governo.

Come reazione immediata alla sentenza abbiamo visto almeno una parte dell’opposizione festeggiare.
Credo si tratti di enfasi di carattere politico più che di carattere sostanziale. In realtà non c’è da festeggiare né da una parte né dall’altra, così come non c’è da demonizzare.  Ripeto: la preoccupazione dei giudici è stata quella di riportare il tema all’interno della disciplina del legittimo impedimento e non di creare condizioni di privilegio per i rappresentanti del governo.