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M'illumino di meno. Per spegnere l'uomo

Decima edizione dell'iniziativa ecologista "M'Illumino di Meno", lanciata dalla trasmissione Caterpillar (Rai Radio2) per promuovere il risparmio energetico. Più buio vuol dire meno consumo. Ma anche meno vita e meno sicurezza.

Luce

“M’Illumino di Meno” è giunto alla sua 10ma edizione. Si tratta di un’ormai nota iniziativa ecologista lanciata dal programma radiofonico Caterpillar, di Rai2. In che cosa consiste? In occasione dello spegnimento della 10ma candelina del programma, i cittadini, gli imprenditori e gli enti pubblici sono calorosamente invitati a spegnere la luce. Almeno per 1 ora e mezza, giusto il tempo della trasmissione, che dura dalle 18 alle 19,30. Come si legge sul sito di Caterpillar: «aderire ad un simbolico “silenzio energetico”nella Giornata del Risparmio energetico, il 14 febbraio 2014». Si invitano i negozi a spegnere le vetrine, i ristoranti e i locali di happy hour a far mangiare e bere i clienti a lume di candela (tanto più che è San Valentino, quindi anche più romantico), gli uffici a staccare del tutto la spina a luci e macchine, gli enti pubblici a rabbuiarsi, i monumenti a eclissarsi, i musei a “spegnere le luci su un proprio capolavoro”.

Incuriositi dal buio, abbiamo visto, almeno, cosa significava a Milano, la metropoli più dinamica del Nord Italia. A dire il vero, la differenza con un giorno normale è relativamente poca. Camminando dalla circonvallazione esterna fino a Piazza Duomo non si nota alcun buio. I negozi sono aperti e regolarmente illuminati. I ristoranti e i locali pure. Solo qualcuno fa happy hour a lume di candela, ma, giustappunto, lo si deve andare a cercare col lanternino, sapendolo prima. La centralissima via Vittorio Emanuele, strada dello shopping, da San Babila a Piazza Duomo, è sempre ricca di luci e di gente, come sempre. I ragazzi e le coppiette l’affollano per la prima serata di San Valentino, folte greggi di persone entrano nei negozi tutti illuminati, moltitudini entrano ed escono dalla sfavillante Rinascente, il grande magazzino battezzato così da Gabriele D’Annunzio. E d’altra parte era prevedibile: già i consumi calano, vuoi rinunciare ai clienti proprio in un giorno di festa, quando comprano di più? Evidentemente anche la giunta ultra-ecologista del sindaco Giuliano Pisapia non aderisce (o lo fa solo in minima parte) all’iniziativa nera proposta dai verdi, perché Palazzo Marino, sede del comune, ha una maggioranza di finestre illuminate, nel pieno dell’orario indicato da Caterpillar.

Solo dopo Piazza Duomo, da via Dante fino al Castello Sforzesco e nei dintorni di quell’antica fortezza, iniziamo, in parte a realizzare cosa sia il buio sincronizzato di uffici e sedi di rappresentanza. È un buio a metà, a dire il vero, poiché negozi, vetrine e ristoranti “pela-turisti” di quelle vie del centro sono regolarmente accese. È solo alzando lo sguardo, dai primi piani in su, che si avverte quella naturale angoscia provocata dal buio di palazzi neri nella notte. Banche e uffici di grandi aziende, sedi di consolati e di rappresentanza hanno, evidentemente, aderito in gran numero allo sciopero della luce. Ma solo in quella zona di centro. Perché al di fuori della circonvallazione interna, già la vita torna normale.

Il senso che si prova in una città oscurata è, appunto, quello di estrema angoscia. I ricordi che evoca il buio milanese non sono certo i migliori: le regole di guerra per proteggersi dai bombardamenti. Il buio, anche in tempo di pace, è comunque portatore di danni, piccoli o grandi che siano. Nel buio ci sono monumenti in meno da vedere, si “spengono le luci sui capolavori”, che dunque rimangono grandi opere umane celate agli occhi del pubblico. Nel buio alligna la criminalità, tanto che il simbolo massimo di emancipazione di un quartiere recuperato, solitamente, è proprio l’accensione delle sue luci, pubbliche e private. Le “notti bianche” nelle città erano sempre state concepite per permettere a tutti di godersi una nottata intera, non solo di divertimento, ma anche di confortevole sicurezza. A nessuno fa piacere attraversare una landa buia, esponendosi a borseggiatori e stupratori. E l’idea di creare un periodo di buio volontario in una serata di inverno evoca ancora quel senso di estrema insicurezza, anche nel bel mezzo del centro. Va contro ogni buon senso. (A meno che non lo abbiano deciso proprio per scopi sociali con l’intento di redistribuire la ricchezza in modo spontaneo, dalle tue tasche a quelle dei più furbi e bisognosi …)

Ma, in generale, la luce è un desiderio naturale per l’uomo. Privandoci di essa, non viviamo meglio. Eppure, a ben vedere, non si tratta di un effetto collaterale dell’iniziativa ecologista. Lo si voglia realizzare o meno, far soffrire l’uomo, imponendogli una rinuncia, è parte integrante della filosofia verde. A cui importa poco dell’uomo: importa il pianeta Terra. In “Spegni lo spreco”, gioco da tavolo che si può scaricare dal sito di Caterpillar, lo scopo è quello di risparmiare più energia possibile in un grande appartamento, fare la raccolta differenziata, usare meno acqua possibile. Ogni carta fa vincere o perdere punti: non rappresentano punti per gli abitanti, ma per il pianeta Terra. Ad esempio, la carta in cui un vicino maleducato ti butta rifiuti nel tuo giardino, fa perdere 2 punti “al pianeta”. E nell’obiettivo del gioco leggiamo: “Attenzione a non raggiungere il livello 0 di salute del pianeta”, non dei suoi abitanti.