• IL FENOMENO

Miliardi senza futuro: il business delle nozze gay

Un giro d’affari di quasi 4 miliardi di dollari. È questa la fotografia emergente da un nuovo report sugli effetti economici, negli Stati Uniti, delle nozze gay. Ma si tratta di un business senza futuro perché manca il legame, sottolineato da fior di economisti, tra l’andamento demografico di una comunità e la sua capacità di garantirsi ricchezza. 

Un giro d’affari di svariati miliardi di dollari. È questa la fotografia emergente da un nuovo report sugli effetti economici, negli Stati Uniti, delle nozze gay. Il documento - significativamente intitolato The Economic Impact of Marriage Equality Five Years after Obergefell v. Hodges - è stato redatto da Christy Mallory e Brad Sears per conto del Williams Institute, un think tank della californiana Ucla School of Law, e quantifica in modo abbastanza dettagliato il giro d’affari sottostante al cosiddetto matrimonio egualitario.

Nello specifico, viene evidenziato come - a cinque anni dal caso Obergefell v. Hodges, con cui nel giugno 2015 la Corte suprema degli Stati Uniti ha esteso il diritto all’unione matrimoniale alle coppie dello stesso sesso – siano poco meno di 300.000 (293.000, per la precisione) le nozze gay celebratesi. Tale insieme di unioni ha determinato, sempre secondo il Williams Institute, un movimento di denaro assai consistente, pari a 3,8 miliardi di dollari, per un totale di entrate fiscali quantificato in circa 250 milioni di dollari.

Tutto questo, continua il rapporto di Mallory e Sears, ha avuto ed ha anche positivi risvolti occupazionali con – viene stimato – 45.000 posti di lavoro assicurati ogni anno proprio grazie alle nozze arcobaleno. Va detto che il documento in questione contiene anche stime discutibili, per esempio quella secondo cui le coppie omosessuali spenderebbero meno delle altre nei loro «matrimoni»; tuttavia nel suo insieme pare attendibile, nel senso che è indubbio che le nozze gay rappresentino un business. Tanto è vero che lo si era già previsto.

Fa testo, a tal proposito, un documento del CBO – acronimo che sta per Congressional Budget Office – intitolato The Potential Budgetary Impact of Recognizing Same-Sex Marriages, che ancora nel 2004 stimava come il riconoscimento delle nozze gay avrebbe comportato un indotto di un miliardo di dollari l’anno; un numero che, col senno di poi, si è dimostrato un po’ esagerato, anche se non c’è motivo di dubitare come il mondo arcobaleno, anche nella sua variante matrimoniale, si accompagni ad un giro d’affari significativo, con ricadute positive anche sul versante occupazionale. Tutto bene, dunque? No, per niente.

La notizia dei quasi 4 miliardi di dollari mossi in cinque anni dalle nozze gay non può difatti esser letta senza almeno due considerazioni critiche. La prima concerne il fatto che un giro d’affari, in quanto tale, non è da salutarsi automaticamente come positivo. Diversamente, si dovrebbe guardare positivamente anche l’utero in affitto, fenomeno che muove anch’esso miliardi di dollari ogni anno: peccato che, come perfino collettivi femministi riconoscono, trattasi di una pratica profondamente lesiva della dignità della donna non senza risvolti schiavisti; senza naturalmente dimenticare il figlio, ridotto a mero oggetto di compravendita.

Quindi il fatto che le nozze gay siano un business nulla toglie, anzi, al loro essere un istituto in totale e insuperabile antitesi al diritto naturale. Allo stesso modo, anche volendo ragionare solo in termini economici, c’è una seconda valutazione che pare doveroso effettuare. Ci si riferisce qui al legame, sottolineato da fior di economisti, tra l’andamento demografico di una comunità e la sua capacità di garantirsi ricchezza; un legame che, in estrema sintesi, vede la crescita economica espressione anche della natalità. Ora, qual è il legame tra natalità e nozze gay? Semplice: nessuno.

Viceversa, un legame esiste - ed è lampante - tra natalità e famiglia fondata sul matrimonio. Più matrimoni, infatti, uguale più figli, e più figli uguale più prosperità: è una doppia equazione semplice eppure inattaccabile, come indirettamente prova il declino di un’Europa che ha nel collasso demografico la causa di larga parte dei propri mali economici. Ne consegue come, anche volendo metter da parte considerazioni etiche che non paiono affatto sorvolabili, ci sia ben poco di che entusiasmarsi per il business del matrimonio egualitario, istituto che se già moralmente solleva perplessità anche economicamente, al contrario della famiglia naturale, non offre alcuna certezza.

Ma ricordare tutto questo, si sa, è politicamente scorretto. Motivo per cui è facile prevedere che l’esaltazione mediatica dei cosiddetti diritti Lgbt continuerà. Fino a quando l’inverno demografico non presenterà definitivamente il conto, s’intende. Allora sì saranno dolori e ci si accorgerà, di colpo, di quanto indispensabile sia – sotto molteplici profili – la cara, vecchia e vituperata famiglia.