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Migranti in chiesa, fedeli in fuga: i frutti di Vicofaro

È andata come doveva: con i fedeli in fuga che rimproverano al parroco di venire meno ai suoi doveri. Ecco il risultato della follia di don Massimo Biancalani di ospitare in chiesa a Vicofaro i richiedenti asilo: dopo un anno a rimetterci sono stati i parrocchiani. E il vescovo col suo attendismo è complice.

È finita come era naturale che finisse: con i fedeli in fuga. Ecco il risultato della follia di don Massimo Biancalani di ospitare nella chiesa di Vicofaro alcuni richiedenti asilo: dopo un anno a rimetterci sono stati i fedeli che in chiesa dovrebbero soltanto andarci a pregare.

Anzi c’è da stupirsi che a distanza di un anno le cose a Vicofaro non siano precipitate prima. Un anno fa i riflettori si accesero sull’immenso abuso - a Dio Sacramento, ai fedeli e agli stessi migranti usati come ostaggio - perpetrato da don Biancalani.

Oggi, un articolo di Repubblica prima e della Nazione poi hanno mostrato i frutti amari e il risvolto della medaglia dell’operazione occupy church lanciata dal sacerdote che piazzò nel matroneo della chiesa parrocchiale le brandine di migranti che ancora oggi sono lì con i loro sacchi a pelo: i fedeli sono fuggiti e la parrocchia è abbandonata. E la chiesa è ostaggio a volte di schegge impazzite che la trattano senza il dovuto rispetto.

A Vicofaro, ma anche a Ramini, la cui chiesa non è occupata, ma il cui parroco don Biancalani appunto, è assente dai suoi doveri. Accusa pesante, quella che viene rivolta al prete, ma non smentita dalla diocesi in questi giorni e confermata ieri anche alla Nuova BQ dall’entourage stretto del vescovo Tardelli. “Sì, un’assenza grave dai suoi doveri che ferisce il vescovo”, ci viene riferito da un collaboratore del prelato.

La situazione ora è invivibile, e ha portato all’abbandono verso altri lidi di parrocchiani e bambini del catechismo. La fede è la cosa più importante e se questa non viene coltivata perché le si preferisce la politica, naturale che qualcuno se ne vada e i più fragili magari abbandonino la pratica. Qualcuno sarà un giorno responsabile di questa perdita.

Il parroco fa spallucce, convinto che chi è rimasto sia la parte migliore del suo gregge e non si rende conto che così facendo ha fatto allontanare le sue pecorelle e invece di uscire dal recinto a recuperarle lo ha di reso proprietà privata e ci si è chiuso dentro con i montoni scelti.

Le cronache raccontano nell’ordine di “assenza di estreme unzioni, il coro è stato cancellato, i pochi bambini che seguono il catechismo sono costretti a stare in chiesa o nei locali della Misericordia. Altri si sono trasferiti in altre parrocchie. Non solo, nel corso di un funerale, lo scorso luglio, l’acquasantiera della chiesa si presentava come un posacenere. Le biciclette spesso vengono lasciate appoggiate all’altare della sacrestia».

E poi ci sono le Messe e i momenti di preghiera nel corso dei quali bisogna stare attenti a non disturbare “gli ospiti” che dormono: “Uno di loro adesso lavora, fa i turni, quindi non deve essere disturbato”. Se fossimo in una situazione normale, lo scempio sarebbe già terminato da un po’ e il parroco mandato da qualche parte a riflettere sul suo ministero che non è quello di fare la locandiera per i richiedenti asilo.

Ma tant’è. I fedeli ovviamente hanno cercato di appellarsi al vescovo Tardelli: “Ci aveva anche chiesto il massimo riserbo sulla questione e che sarebbe intervenuto in prima persona organizzando una riunione in chiesa insieme a don Massimo Biancalani. Siamo a ottobre e nessuno si è fatto vivo mentre la comunità parrocchiale è praticamente distrutta”.

Ovviamente i poveretti devono giustificarsi – è il meglio del programma di tutti i regimi totalitari – di non essere loro i razzisti, di essere accoglienti. L’unica cosa che lamentano è che i diritti di Dio e dei fedeli sono stati sacrificati sull’altare dell’assistenza sociale profanando un tempio cattolico.

“Ha fatto morire persino le piante ornamentali che venivano donate alla chiesa. A volte si dimentica anche delle messe a suffragio dei defunti e dei funerali. A questo punto chiediamo che venga rimosso e che il vescovo ci ascolti”. Una richiesta più che legittima, dato che sul comportamento grave, la diocesi non ha smentito.

Giusto, la diocesi che fa? Formalmente segue il caso, dialoga, promette e attende. Cosa? Non si sa. “Bisogna superare la logica emergenziale”, fanno sapere. Ma come? Pare brutto collocare i richiedenti asilo in strutture più adeguate. Passerebbe come uno sfratto. “E poi il vescovo non è un’autorità di pubblica sicurezza e non potrebbe procedere allo sgombero”. Scuse, ovviamente.

Eppure, sarebbe l’unica cosa da fare, almeno per dare un segnale che tutti i diritti sono stati ristabiliti. In questo modo il vescovo non fa altro che rendersi complice di un’ingiustizia. Ecco perché bisogna immediatamente ristabilire il diritto e – secondo – impedire le prepotenze di un prete che agisce in nome e per conto del suo narcisistico egoismo. La cosiddetta salus animarum - e a Vicofaro i fedeli si stanno perdendo! - viene prima delle cause terzomondiste.