a cura di Benedetta Frigerio
  • Bangladesh

Migliaia di cristiani in Bangladesh subiscono l’esproprio forzato delle loro terre e delle loro case

In Bangladesh migliaia di cristiani vivono nella paura di subire l’esproprio forzato delle terre da cui dipende la loro sopravvivenza. Anche questo è un modo per perseguitarli e rendere la loro vita difficile. Si tratta per lo più di cristiani tribali e di umili origini, spiega l’agenzia di stampa AsiaNews. Dal 2016, ad esempio, quando nella diocesi di Dinajpur una disputa terriera ha scatenato i musulmani contro la minoranza tribale, complici le forze dell’ordine, circa 1.500 cristiani in maggioranza cattolici di etnia Santal vivono sfollati, in baracche di lamiera, in condizioni disumane. Durante gli scontri quattro cristiani erano stati uccisi. Centinaia di famiglie di tribali Khasia, nella diocesi di Sylhet, temono di subire da un momento all’altro la stessa sorte: sono tribali di montagna, vivono coltivando thé e foglie di betel. Diverse migliaia di cattolici  rischiano di essere espropriati anche nel distretto di Netrakona, nella diocesi di Mymensingh, dove il governo intende creare un parco naturale. Nella capitale Dhaka sono singole persone e famiglie a perdere la casa con sotterfugi o minacce. “Le minoranze religiose del Bangladesh – ha spiegato ad AsiaNews padre Liton Hubert Gomes, coordinatore della Commissione Giustizia e pace dell’arcidiocesi di Dhaka – e soprattutto i cristiani sono vittime di espropri forzati proprio perché cristiani. Il governo e gli espropriatori ci considerano deboli”.