Maria Mediatrice, il prezioso lavoro della commissione belga
Van Crombrugghe, Lebon e Merkelbach furono i tre teologi nominati per i lavori della commissione di studio belga sulla mediazione universale di Maria. Una perizia di grande importanza, perché confermò che questa mediazione può essere definita «come verità dogmatica e dogma di fede».
Dopo la pausa pasquale, riprendiamo le fila della tela tessuta dal cardinale Désiré-Joseph Mercier (vedi qui, qui e qui) per giungere ad una proclamazione dogmatica sulla mediazione universale di Maria Santissima, che avrebbe compreso anche la dimensione della sua corredenzione.
Con decreto del 25 dicembre 1922, il cardinale, previo confronto con il nunzio pontificio a Bruxelles, nominava tre teologi per i lavori della commissione di studio belga, che doveva lavorare sulla questione mariologica parallelamente, ma indipendentemente, dalla commissione spagnola e da quella romana. Il primo fu Camille van Crombrugghe, canonico del Duomo di Gand e professore di dogmatica a Lovanio e a Gand. Fu grazie ad un lavoro precedente di van Crombrugghe inviato a Roma, che il papa decise di indire l’erezione delle tre commissioni, per valutare più a fondo la possibilità di una proclamazione dogmatica. Il canonico era teologo conosciuto e apprezzato, e si era fatto notare anni prima in particolare per la pubblicazione del Tractatus de Beata Virgine Maria, che mostrava la sua eccellente competenza in ambito mariologico. Egli occupò del fondamento biblico della mediazione universale di Maria, sottolineando particolarmente il parallelo tra il nuovo Adamo e la Nuova Eva, il consenso di Maria all’Incarnazione, la sua unione all’offerta sacrificale del Figlio e il primo segno delle Nozze di Cana.
L’altro membro della commissione fu Joseph Lebon, già membro della commissione diocesana istituita l’anno prima da Mercier, che grande peso aveva avuto per la composizione del Proprio della festa liturgica di Maria Mediatrice di tutte le grazie. A Lebon fu affidata la presenza della mediazione universale di Maria nella Tradizione della Chiesa, partendo dai Padri, passando per il Medioevo latino e bizantino, fino all’epoca moderna.
Toccò infine a Benoît-Henri Merkelbach, all’epoca professore di dogmatica presso lo Studio dell’Ordine domenicano di Lovanio, scrivere la parte sistematica della perizia della commissione. Il suo contributo è particolarmente interessante, perché in esso ebbe modo di chiarire alcuni punti, che potevano sollevare – e ancora oggi sollevano – obiezioni e resistenze all’affermazione di “un’altra” mediatrice, oltre a Cristo. Merkelbach prendeva spunto da un passo importante della Summa Theologiæ (III, q. 26, a. 1), laddove san Tommaso d’Aquino afferma che l’essere mediatore è proprietà esclusiva di Cristo: «Solo Cristo è il mediatore perfetto fra Dio e gli uomini, in quanto con la sua morte ha riconciliato con Dio il genere umano». Una sentenza su cui saremmo tutti d’accordo, inclusi i protestanti e quei cattolici che pare amino molto farsi ispirare dalla “riforma” di Lutero. Eppure, proprio in questo articolo, l’Aquinate aggiunge: «Nulla proibisce però che altri possano essere detti mediatori fra Dio e gli uomini sotto un certo aspetto, in quanto cioè cooperano a tale unione in modo dispositivo o ministeriale».
L’affermazione perentoria che solo Cristo è il mediatore perfetto non esclude ma anzi fonda altre mediazioni subordinate, che devono essere considerate a servizio dell’unica mediazione di Cristo. È in questo senso che Tommaso afferma, per esempio, che gli angeli sono mediatori, «non come mediatori principali e perfetti, bensì in modo ministeriale e dispositivo» (III, q. 26, a. 1, ad. 2). Ed è in modo analogo che Merkelbach giustifica l’attribuzione del titolo di Mediatrice a Maria. Come affermerà più precisamente qualche anno più tardi, nella sua importante monografia Mariologia. Tractatus de Beatissima Virgine Maria Matre Dei atque Deum inter et homines mediatrice (Desclée, De Brouwer, Parigi 1939), «mediatore secondario è colui che, in dipendenza del mediatore principale, concorre realmente alla nostra salvezza» (p. 313, corsivo nostro). Merkelbach sottolinea così che la mediazione ministeriale e dispositiva scaturisce dalla dipendenza del mediatore secondario dal mediatore primario, così che il mediatore primario rimane realmente l’unico mediatore principale, perfetto, necessario e sufficiente, senza il quale anche le mediazioni secondarie e subordinate vengono meno.
È dunque corretto affermare sia l’unica mediazione di Cristo sia la presenza di mediazioni secondarie, come quella degli angeli, dei sacerdoti, dei sacramenti e di Maria SS., senza tema di cadere in contraddizione. Le mediazioni secondarie non sono tuttavia identiche tra loro; se è vero che ogni mediazione si caratterizza per il fatto di congiungere due estremi, restando però distante da entrambi, nel caso della Madonna questo avviene in modo unico e specifico. Proprio in virtù del suo essere creatura umana divenuta Madre di Dio, ella giunge, scrive Merkelbach, «ai confini della divinità», pur rimanendo distante infinitamente da Dio per la sua creaturalità; sul versante degli uomini, ella condivide la natura umana, ma nel contempo «è elevata al di sopra degli uomini per la dignità di Madre di Dio e per la pienezza della grazia».
Nella propria perizia, Merkelbach sottolinea poi il modo singolare e specifico con cui Maria esercita il suo ruolo di Mediatrice. Anzitutto, ella ha cooperato alla Redenzione non solo dando la natura umana al Redentore, ma partecipandovi volontariamente sia offrendo il proprio consenso al fine dell’Incarnazione che le veniva annunciata dall’Angelo, ossia appunto la nostra Redenzione, sia compartecipando alle sofferenze e all’immolazione del Figlio crocifisso. Sempre unita e subordinata al Figlio, ella ha anche meritato la nostra salvezza e tutte le grazie per conseguirla ed è stata costituita dal Figlio come nostra materna avvocata, sempre pronta ad intercedere con “onnipotenza” presso il trono dell’Altissimo. Questa sua cooperazione non avviene «separatamente e indipendentemente dal Figlio», ma «in modo congiunto e dipendente, così che opera con Cristo, subordinatamente a Cristo e per mezzo di Cristo»; né questa sua mediazione è necessaria in senso assoluto, bensì «per disposizione volontaria della Provvidenza» (p. 319).
Il teologo domenicano espone poi in che modo si debba intendere l’universalità della mediazione di Maria. Se è certo che Maria non abbia potuto esercitare la sua mediazione sulla propria prima grazia, l’universalità di questa mediazione è veramente tale, sebbene si compia in modi diversi. Due problemi principali si affacciano quando si parla di universalità: come ha potuto Maria esercitare la mediazione di ogni grazia su tutti gli uomini che hanno vissuto prima di lei? La risposta di Merkelbach insiste proprio sull’unione della Mediatrice con Cristo, il Mediatore principale e perfetto. Sappiamo che gli uomini prima di Cristo, in particolare i giusti dell’Antico Testamento, hanno ricevuto ogni grazia in vista dei meriti del Cristo venturo; ma sappiamo anche che Maria è predestinata dall’eternità ad essere singolarmente unita a Cristo. Pertanto, possiamo correttamente affermare che ogni grazia prima dell’Incarnazione è stata donata in vista dei meriti di Cristo, a cui Maria è da sempre predestinata ad essere unita. E dunque, in certo modo, queste grazie furono date in vista di Maria, in quanto essa fu da sempre predestinata ad essere unita a Lui. Semplificando molto: dove c’è Cristo, c’è Maria; ciò che è dunque stato dato in vista di Cristo, è stato dato anche in vista di Maria.
Il secondo problema riguarda le grazie sacramentali. Maria non esercita un’influenza immediata e diretta nei sacramenti; è parimenti vero, però, che ella interviene in modo mediato e indiretto, ma non meno reale, in quanto «con il suffragio della sua preghiera ci ottiene una valida dispensazione dei sacramenti per mezzo dei sacerdoti e ci vengono elargite le grazie attuali, mediante le quali ci disponiamo rettamente a ricevere fruttuosamente i sacri riti» (p. 374).
La perizia belga non solo chiariva e confermava che la verità della mediazione universale di Maria (che includeva la corredenzione) è dottrina certa, ma anche che può essere definita «come verità dogmatica e dogma di fede» (p. 380).
La Regina Madre – Il testo del video
Nell’Antico Testamento, all’inizio della monarchia, compare la particolare figura della Regina Madre, che gode di una sorta di “diritto di intercessione” presso il Re, suo figlio, per una condivisione di autorità. Una figura anticipatrice di Maria Santissima, omnipotentia supplex.
Maria Mediatrice, il risveglio dei teologi
Gli anni Venti del XX secolo rappresentarono la stagione della fioritura teologica della mediazione materna di Maria, nuovamente dietro impulso del cardinale Mercier. Il quale arrivò a chiedere al Papa una nuova dichiarazione dogmatica.
Maria Mediatrice, la petizione del cardinale Mercier (II parte)
Nel 1920, Mercier richiese ufficialmente alla Santa Sede la celebrazione di una festa in onore della Mediatrice di tutte le grazie. E Roma la concesse. Il Proprio della Messa della festa è un vero gioiello, che aiuta a comprendere la verità della mediazione mariana.
Maria Mediatrice, la petizione del cardinale Mercier
Dietro impulso della mistica carmelitana Madre Maddalena di Gesù, il cardinale Mercier si adoperò perché la Chiesa proclamasse dogmaticamente la verità della mediazione universale di Maria Santissima. L’importante contributo teologico del canonico Bittremieux.

