• L'OPERA DI GIOTTO

Maria al tempio: passaggio al nuovo Israele

Viaggio nella Cappella degli Scrovegni: la piccola Maria lascia la sua famiglia per entrare nel Tempio, in qualcosa di nuovo, mai provato fino ad ora. Tutto ciò è prefigurazione del passaggio dal popolo ebraico a quello della Chiesa.

Come sarà il Paradiso? Ognuno di noi, prima o poi, si sarà - forse - posto questa domanda. È così naturale, nell’uomo, cercare di entrare nell’Assoluto, immaginando magari il Volto di Dio, la sua voce, i colori degli angeli e dei santi. In Italia c’è un luogo che potrebbe darci all’incirca un’idea di tutto ciò. Con la sua forza di colori, immagini, potrebbe farci entrare - almeno per un momento - in un angolo di Paradiso (così si dice, di solito) per contemplare la Bellezza. Una Bellezza che ha sapore - e direi quasi carne, o meglio, “sostanza” - di quella che vivremo oltre questa Terra, oltre il confine orizzontale della Vita.

Questo luogo è a Padova, e stiamo parlando della Cappella degli Scrovegni, magnifica opera di Giotto, realizzata tra il 1303 e il 1305. La Cappella intitolata a Santa Maria della Carità, rappresenta uno dei massimi capolavori dell'arte occidentale. La narrazione ricopre interamente le pareti con le storie della Vergine e di Cristo, mentre nella controfacciata è dipinto il grandioso Giudizio Universale, con il quale si conclude la vicenda della salvazione umana.

È sublime il ciclo riguardo Maria. È un’opera d’arte che sembra davvero parlarci tutt’oggi. Le Storie di Maria, dalla nascita allo sposalizio, si ispirano alla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. In questo ciclo pittorico troviamo il libro della vita della Vergine: un libro divino, “aureo” proprio, potremmo definirlo. Il ciclo comprende le seguenti scene: Natività di Maria; Presentazione di Maria al Tempio; Consegna delle verghe; Preghiera per la fioritura delle verghe; Sposalizio della Vergine e, in ultimo, il Corteo nuziale di Maria.

Cerchiamo di focalizzare la nostra attenzione verso il riquadro della “Presentazione di Maria al Tempio”. La scena è articolata in coppie di antitesi, così come avvenuto per la cacciata dal Tempio di suo padre Gioacchino. Giotto ci presenta “due spazi”. Questi, sono non solo due “luoghi” a livello “scenico”, bensì rappresentano due spazi della memoria della Vergine: il fuori e il dentro del Tempio rappresentano la fine dell’infanzia e l’inizio della vita adulta.

La piccola Maria lascia la sua famiglia per entrare nel Tempio, prefigurazione della Chiesa. È proprio nel Tempio che studierà e pregherà. Presterà maggiore attenzione alla sua formazione di donna ebrea: il corso al perfezionamento delle leggi della Torah, al servizio di Dio. Il rito di passaggio è così netto che Giotto riesce proprio in quei due spazi a condensare il confine - definiamolo pure così - delle due età di Maria. E, per fare ciò, è importante l’ascesa della scala, simbolo per eccellenza della crescita, dell’ascesa, per perfezionarsi come “persona”. Il color giallo dei due uomini di spalle che commentano la scena fa risaltare ciò che avviene dietro: il rito del cambiamento dell’esistenza di Maria. È l’“entrata” di Maria in qualcosa di nuovo, mai provato fino adesso. Siamo all'entrata, infatti del Tempio: fronteggia il pulpito, bello ed elegante, sobrio e regale, col ciborio dalle colonnette tortili che rispetto all’entrata è leggermente più arretrato.

Eccola, la piccola Maria, adolescente, salire con passo lento, regale e quasi timido, i gradini del Tempio. Viene accompagnata dalla madre, Anna, vestita del suo solito vestito arancio, ma - in questa occasione - con un mantello di un rosso intenso. E’ seguita da un servo che tiene sulla schiena un cesto pieno di panni.

C’è anche Gioacchino, il padre. È dietro ad Anna. Accompagna in questo nuovo “cammino” Maria che viene accolta dal sacerdote che le stende le braccia. Dietro a lui, delle ragazze che hanno abiti simili a delle sorelle del tempo dell’artista Giotto.

Ma c’è un personaggio che si potrebbe dire “nascosto” in tutto questo affresco, ed è nascosto-palesato in quel blu giottesco: è Dio. Il cielo che sovrasta la scena, riesce a far spiccare maggiormente le aureole di Gioacchino e Anna. È il cielo che è testimone e creatore - al contempo - di questo evento straordinario, ma così ordinario per la tradizione ebraica. La presentazione di Maria, bambina: è un cielo di tutti i giorni, ma in quel “particolare” giorno esulta assieme a Maria per la sua vita, dono a Dio. L’oro delle aureole diviene più forte, spicca in maniera prepotente perché è potente la potenza di Dio.