• VERSO I MONDIALI 2022

Maratona da morire a Doha, nel Qatar indegno dello sport

Il Qatar, se non altro per il suo clima, è inadatto a certe competizioni. Nella maratona dei Mondiali di atletica leggera, in corso a Doha, sono quasi morte delle atlete. La prossima sfida saranno i Mondiali di calcio del 2022. Gli stadi con aria condizionata, oltre a costare molto, sono lastricati di scandali multi-miliardari e costruiti da schiavi. 

Maratona di Doha

"Una corsa alla sopravvivenza", "abbiamo rischiato la vita", "non respiravo, il mio fisico è esploso e sono svenuta": sono queste alcune delle testimonianze rilasciate dalle superstiti della maratona di Doha, tra cui l'italiana Sara Dossena, finita sulla sedia a rotelle: "Volevo continuare ma riesco a malapena a camminare", è riuscita a dire dopo essere stata costretta al ritiro anticipato. Svenimenti, barelle e 30 sulle 68 atlete ai nastri di partenza finite al pronto soccorso.

Un bilancio catastrofico per i Mondiali di atletica leggera in corso in Qatar. Un fallimento annunciato per via delle condizioni climatiche, semplicemente impossibili da sostenere nelle competizioni che si svolgono in strada, dove le maratonete non hanno potuto godere dell'imponente sistema di aria condizionata di cui è invece dotato il nuovo stadio della capitale per ovviare al caldo e all'umidità.

La salute, se non anche la vita delle atlete è stata così posta a serio rischio. Inutile lo spostamento alla sera dell'inizio della corsa. La gara non si sarebbe mai dovuta svolgere, ma irresponsabilmente gli organizzatori - locali, internazionali e anche le rispettive nazionali - hanno invece permesso che si tenesse. Chi pagherà per questo? Le atlete hanno subito delle pressioni per correre malgrado la temperatura? Se il "business must go on", neppure l'atletica può più essere considerata semplicemente uno sport.

Il parallelismo con il calcio e la Coppa del Mondo prevista nel 2022 è d'obbligo. I calciatori beneficeranno della frescura artificiale degli impianti ancora in costruzione, ma il percorso che sta conducendo allo svolgimento della più importante competizione sportiva è lastricato dagli scandali ultramiliardari per tangenti e corruzione, che sono arrivati a coinvolgere persino l'ex presidente francese Nicolas Sarkozy, nonché da gravissime violazioni dei diritti umani, equiparabili alla schiavitù, subite dai lavoratori stranieri. Come se non bastasse, il Qatar è da tempo nel mirino della comunità internazionale per il suo supporto a gruppi terroristici e al proselitismo fondamentalista dei Fratelli Musulmani anche in Europa. Tutto ciò, però, non ha mai messo in dubbio lo svolgimento dei Mondiali di calcio, come neppure di quelli di atletica, che portano anch'essi l'onta di tangenti e corruzione, come dimostrato dalle investigazioni giudiziarie in corso.

I Mondiali, di qualunque disciplina, sono solitamente il principale punto di arrivo della carriera degli sportivi di professione. È difficile rinunciare alla possibilità di partecipare e per i più bravi di concorrere per una medaglia dopo i tanti sacrifici compiuti. Ma di fronte all'indifferenza delle macchine organizzatrici - che coinvolgono Stati, federazioni sportive, il mondo degli affari e dei media - sono i protagonisti delle varie competizioni a essere chiamati a un grande gesto di responsabilità.

Che i corridori dei Mondiali di atletica si rifiutino di gareggiare dopo quanto accaduto durante la maratona. Che i calciatori si rifiutino di scendere in campo negli stadi costruiti con il sangue e le sofferenze di migliaia di lavoratori. Che tutti gli sportivi non facciano il gioco del terrorismo e dell'estremismo, dicendo fermamente "no" al Qatar e a quello che oggi rappresenta.