• FUMO DI LONDRA

"Mani pulite" in Vaticano, primo arresto per reati finanziari

Arrestato in Vaticano, dopo un interrogatorio, il broker Gianluigi Torzi per le vicende legate all'acquisto dell'ormai famoso immobile di lusso a Londra. L'accusa è di estorsione, peculato, truffa. Uno scandalo che coinvolge la Segreteria di Stato e che promette di fare vittime anche tra i prelati.

L'immobile di 60, Sloane Avenue a Londra

Fumo di Satana o fumo di Londra? Il nuovo scandalo che scuote le Sacre Mura ha le sembianze dell'immobile di lusso sito al numero 60 di Sloan Avenue, nello chicchissimo quartiere di Chelsea. La storia è ormai nota: nel 2012, la Prima Sezione della Segreteria di Stato avrebbe deciso di investire 147 milioni di euro nel fondo Athena Global Opportunities di cui questo palazzo di 17 mila metri quadri costituiva l'asset principale. Il progetto iniziale, secondo quanto sarebbe stato prospettato ai suoi interlocutori vaticani dal finanziere Raffaele Mincione, doveva prevedere l'avvio di lavori di ristrutturazione una volta ottenuta la licenza per cambiare la destinazione d'uso ad edilizia residenziale ed un successivo guadagno con la vendita dell'immobile a compratori privati.

Nel novembre del 2018, però, il dilatarsi dei tempi per i permessi, l'incognita Brexit e le perdite di Athena avrebbero convinto la Segreteria di Stato - dove nel frattempo il venezuelano Edgar Pena Parra aveva preso il posto dell'ex Sostituto Becciu - a liquidare il fondo ed acquisire l'intera proprietà del palazzo. In questa fase, però, fa la sua comparsa la figura di Gianluigi Torzi, broker di Termoli proveniente da una famiglia proprietaria di un'azienda di prodotti per piante. È a quest'uomo d'affari molisano che sarebbe stato affidato il ruolo d'intermediario finanziario nell'operazione diretta a liquidare Mincione e rilevare le sue quote di proprietà dell'immobile. 

Dalla Segreteria di Stato sarebbe così stato autorizzato nel 2018 il trasferimento di 45.400.000 euro alla Gutt, la società lussemburghese guidata da Torzi per conto della quale il Vaticano aveva deciso di prendersi tutto il fabbricato di Sloan Avenue. Secondo gli inquirenti dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, però, quello che doveva essere una sorta di signor Wolf chiamato per risolvere problemi si sarebbe trasformato lui stesso nel principale problema per le casse vaticane. Tanto che ieri, l'ex intermediario scelto per la transazione è stato arrestato dai gendarmi vaticani su mandato firmato dal Promotore di Giustizia, prof. Gian Piero Milano, e dal suo Aggiunto, Alessandro Diddi, titolari dell'inchiesta sull'affaire londinese.

Secondo l'accusa, il broker sarebbe stato responsabile di episodi di estorsione, peculato, truffa aggravata e autoriciclaggio ai danni della Segreteria di Stato sulla base di un accordo ad essa sfavorevole con il quale Torzi, attraverso la Gutt, avrebbe di fatto preso il controllo del palazzo londinese. Nei primi mesi del 2019, i dubbi montanti su quest'operazione avrebbero spinto la Segreteria di Stato a risolvere una volta per tutte questa brutta vicenda, chiudendo il rapporto con Torzi che, forte del suo pacchetto di azioni con diritto di voto sulla società lussemburghese, si sarebbe messo in tasca 15 milioni di euro di commissioni.

Ma le indagini dei magistrati vaticani avrebbero fatto emergere come, per farsi da parte, il broker molisano avrebbe giocato al rialzo sulla vendita delle azioni, prima fissando il prezzo a 3 milioni salvo poi rimangiarsi la parola data e sparare addirittura la cifra monstre di 30 milioni. Secondo la ricostruzione fatta da Mia Grassi e Tommaso Gallavotti per Adnkronos, alla fine Torzi si sarebbe convinto a cedere in cambio di 15 milioni, a seguito della mediazione svolta da monsignor Mauro Carlino, uno dei cinque ex dipendenti indagati per lo scandalo finanziario ed allontanati recentemente dalle Mura Leonine.

Proprio l'ex capo dell'Ufficio informazione e Documentazione in Terza Loggia, ora tornato in servizio alla diocesi di Lecce, figurava tra gli amministratori della London 60 SA Ltd, la società con sede nella capitale britannica attraverso la quale la Segreteria di Stato ha potuto finalmente riprendere il controllo dell'edificio di Chelsea. Torzi ieri ha varcato porta Sant'Anna per essere interrogato dagli inquirenti dell’Ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale Vaticano ma non ha fatto ritorno in territorio italiano.

Al termine dell'interrogatorio, infatti, contro di lui è stato spiccato un mandato di cattura in relazione a quelle che, nel comunicato ufficiale della Sala Stampa della Santa Sede, vengono definite le "note vicende collegate alla compravendita dell’immobile londinese di Sloane Avenue, che hanno coinvolto una rete di società in cui erano presenti alcuni Funzionari della Segreteria di Stato".
Il broker, il cui nome compare anche in un'inchiesta su una presunta truffa ai danni del Fatebenefratelli di Roma, è in stato di fermo nella cella della Caserma del Corpo della Gendarmeria. Qualora venissero accertate le sue responsabilità, l'uomo rischierebbe fino a dodici anni di reclusione in base alla Legge vaticana.

La misura cautelare è presumibilmente giustificata dall'esistenza di pericoli di fuga e dalla presenza di gravi indizi di colpevolezza. Certo, provoca un certo shock l'immagine delle manette che scattano ai polsi di un imputato per reati finanziari all'interno dei confini dello Stato di cui il sovrano assoluto è il capo visibile della Chiesa cattolica. Negli ultimi anni la cella della Caserma della Gendarmeria ha avuto più di un ospite "famoso": dall'ex maggiordomo Paolo Gabriele al monsignore di Vatileaks 2 Vallejo Balda, fino al più recente caso dell'ex funzionario della nunziatura di Washington, monsignor Capella.

Se in passato le manette sono scattate per abusi, pedopornografia e fughe di notizie, quello di ieri è probabilmente il primo arresto legato a scandali finanziari che avviene all'interno delle Mura Leonine. Una notizia che arriva pochi giorni dopo la promulgazione del motu proprio sul nuovo codice appalti nel quale c'è un passaggio che introduce una nuova disciplina per gli intermediari, disponendo che i "soggetti terzi che intervengono nelle procedure immobiliari di cui al presente Capo devono possedere i requisiti di onorabilità ed eticità, conformemente alla presente normativa".

Un accenno nel quale è difficile non leggere un collegamento con la figura di Torzi e le difficoltà create alla Segreteria di Stato dalla sua opera di intermediazione a Londra su cui, dopo ieri, sembrerebbe allungarsi l'ombra inquietante dell'estorsione. Qualora venissero confermati gli indizi di colpevolezza, davvero il broker molisano rischierebbe di passare dodici anni dietro le sbarre in Vaticano come viene ricordato nel comunicato stampa emanato ieri? In passato, la presenza di detenuti nelle celle vaticane è stata motivo d'imbarazzo specialmente in concomitanza con gli appelli papali in favore di amnistie o atti di clemenza nei confronti dei carcerati alle prese con il problema sistemico del sovraffollamento.