• DOV'E' L'AUTONOMIA?

Mamma scuola senza bocciati e ora senza compiti

Parte il progetto proposto dal Ministero dell’Istruzione che prevede la cosiddetta “cancellazione definitiva dei compiti a casa”. Nascerà una mamma scuola 24h. Da quest’anno poi, gli istituti sono obbligati a prevedere corsi per chi ha gravi insufficienze e far ripetere l'anno a uno studente sarà praticamente impossibile. In una scuola già così devastata da lassismo e assenteismo ogni mancanza dovrà essere recuperata nell'ottica dell'inclusione. Il solito centralismo che ammazza la vera autonomia.

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Compiti sì o compiti no? Bocciature sì o bocciature no? Riparte l’anno scolastico e per la martoriata scuola italiana le sorprese non sono mai finite. Ad ogni ministro che arriva, ad ogni governo che cambia, le carte in tavola vengono rimescolate, e alla confusione che già regna endemicamente nel settore dell’istruzione si aggiungono i disagi per nuove indicazioni operative, non di rado fortemente incidenti sull’impostazione educativo-didattica dell’insegnamento.

Sono di questi giorni due novità che non mancheranno di sollevare polemiche e resistenze. La prima è che parte il progetto proposto dal Ministero dell’Istruzione che prevede la cosiddetta “cancellazione definitiva dei compiti a casa”. La sperimentazione (che dovrà fare da apripista), portata avanti con la supervisione di un gruppo di professori di metodologia dell’Università di Salerno, è partita da una rete di venticinque scuole biellesi. Da quest’anno si estende a 90 classi di primaria e secondaria di primo grado della provincia di Milano, 40 della provincia di Trapani e ad altre di Torino, Verbania e, ovviamente, Biella.  E’ necessario precisare che i titoli dei giornali, che hanno dato risalto alla notizia parlando di “abolizione dei compiti a casa”, risultano fuorvianti: “Non si tratta -dicono al Miur- di ridurre il lavoro di alunni e insegnanti, ma di una nuova e più efficace distribuzione del tempo-scuola: i compiti si faranno ancora, ma con una metodica diversa e meglio distribuiti, dato che tutte le attività didattiche si svolgeranno direttamente a scuola, suddividendo la giornata scolastica in una parte teorica e in una prettamente pratica”. Insomma, “mamma scuola h24”…

La seconda notizia è probabilmente più grave e foriera di roventi discussioni, perché da quest’anno gli istituti sono obbligati a prevedere corsi per chi ha gravi insufficienze e far ripetere l'anno a uno studente sarà praticamente impossibile. Le nuove regole sono previste nel decreto legislativo n.62, uno dei provvedimenti attuativi della legge 107 (cosiddetta “buona scuola”). I nuovi criteri per giudicare gli alunni valgono dal 2017-2018 già per elementari e medie, mentre dal 2018-2019 saranno validi anche per le superiori. In una scuola già così devastata da lassismo, assenteismo, bullismo e problemi disciplinari di ogni tipo, gli insegnanti non potranno neanche più agitare lo spauracchio della bocciatura, perché in nome dell’”inclusione” (parola d’ordine che oggi va per la maggiore in ogni ambito) ogni mancanza dovrà essere recuperata senza “traumi”… Le scuole, inoltre, dovranno affrontare non pochi problemi organizzativi, dato che sarà per niente facile organizzare le ore di recupero con insegnanti già oberati di impegni pomeridiani e  carenze strutturali di organico.

E’ un film già visto, una sorta di remake della “soap opera” realizzata nel 1995 dal ministro D’Onofrio, quando con la Legge di conversione 8 agosto 1995, n. 352 furono emanate le «Disposizioni urgenti concernenti abolizione degli esami di riparazione e di seconda sessione ed attivazione dei relativi interventi di sostegno e di recupero». Chiunque fosse in servizio come docente in quegli anni sa come andò a finire: un delirio.

Al di là del giudizio su questi singoli provvedimenti, che hanno certamente (per quanto opinabili), delle loro motivazioni e che sarebbe ingiusto rifiutare a priori, quello che accade nella scuola italiana denota ancora una volta l’esistenza un altro tipo di problema, ben più grave e di natura strutturale: la mancanza di autonomia.

In Italia vige ancora un sistema centralistico che decide dall’alto come si educa e come si insegna. Ed è un sistema che, come si diceva in apertura, provoca inevitabilmente modificazioni nell’assetto delle scuole ad ogni cambio di ministro o di governo, poiché cambiano gli orientamenti politici e culturali. Così, quello che è stato deciso oggi - e a cui tutte le scuole devono obbligatoriamente adeguarsi - potrà essere modificato o addirittura capovolto domani. Si può andare avanti così?

Non sarebbe meglio per tutti se le scuole, nella loro autonomia e responsabilità, e in un rapporto reale con le famiglie che le scelgono, decidessero liberamente quali orientamenti pedagogici adottare, se bocciare o non bocciare, se far fare i compiti o non farli fare, e via dicendo?

Certo, all’inizio potrebbe verificarsi un po’ di confusione, ma un sistema realmente autonomo e responsabile (cioè che risponde davvero alle famiglie, agli studenti e agli organi di valutazione, delle scelte fatte e del lavoro svolto) porterebbe tali e tanti benefici che il bilancio sarebbe, in breve tempo, sicuramente molto in attivo. Le famiglie potrebbero finalmente scegliere la scuola che più corrisponde alle proprie esigenze e convinzioni educative, e gli istituti dovrebbero rendere responsabilmente ragione delle proprie scelte pedagogiche, organizzative e anche economiche.

Come qualcuno afferma ultimamente, “statale o paritaria va sempre bene, purché funzioni.” Occorre però aggiungere, se vogliamo essere chiari fino in fondo, che la scuola statale, finché continuerà ad essere governata centralisticamente, non potrà mai funzionare. E la sua inarrestabile decadenza lo dimostra inequivocabilmente.