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il caso aifa leaks

Malati immaginari? No, malati fantasma da curare

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Bignami (FdI): «La neonata Commissione Covid indaghi anche sullo scandalo degli Aifa leaks». Intanto emergono ancora storie drammatiche di danneggiati a cui non si riesce a diagnosticare una malattia. Come Ciro, 49 anni, perennemente stanco e con scosse nel corpo a cui nessuno dà un nome né una cura: «Non ce la faccio più ad essere trattato da malato immaginario».

Attualità 27_04_2023

La prima reazione politica dopo l’ultima puntata di Fuori dal Coro sugli Aifa leaks è quella di Galeazzo Bignami, sottosegretario ai Trasporti e fautore principale della commissione di inchiesta sul Covid che sta vedendo la luce in Parlamento.

In un colloquio con la Bussola, Bignami ha detto: «Se confermate, le notizie che da inchieste giornalistiche stanno emergendo sulla condotta di Aifa consegnerebbero un quadro estremamente preoccupante». Poi l’auspicio che «la commissione di inchiesta covid deve occuparsi anche di questi aspetti per accertare appieno la verità di quanto accaduto».

La reazione di Bignami, che è membro autorevole del Governo di centrodestra lascia dunque intendere che lo scoop di Mario Giordano non rimarrà inascoltato, almeno per quanto riguarda il neonato organismo bicamerale che si prefigge lo scopo di appurare appieno non solo le zone oscure della gestione emergenziale, ma anche tutta la verità sui vaccini e sulla campagna vaccinale di massa che ha trascinato con sé un numero esorbitante di reazioni avverse e di danneggiati.

Ma, mentre la politica si organizza, i danneggiati continuano il loro calvario alle prese con vere e proprie invalidità e molte volte con sintomi devastanti, ma che la Medicina non si è ancora incaricata di trattare scientificamente. Molti danneggiati, infatti, se da un lato non hanno ancora ottenuto una diagnosi precisa dei loro disturbi, dall’altro continuano ad avere la vita sconvolta e traumatizzata. Sono considerati malati immaginari, spesso accusati senza diagnosi dai medici di essere depressi o impazziti, ma in realtà, ascoltando le loro storie, si comprende come in realtà, più che immaginari, siano dei malati fantasma.

Come mostra bene questa storia raccontata dalla Bussola.

Ciro Scognamiglio ormai non ce la fa più a sentirsi trattato come un malato immaginario. Ha 49 anni, lavora come metalmeccanico a Modena, dove vive con la moglie e i due figli.

«Ho fatto la prima dose Pfizer il 13 settembre 2021 e la seconda il 5 ottobre – spiega –, poi a gennaio ho avuto il covid. Nel mese di aprile inizio a stare male, dimagrisco, sono debolissimo, ho dolori all’addome».

Ma i primi esami danno un quadro negativo: la colonscopia e la gastroscopia con biopsia escludono un tumore. Recatosi al pronto soccorso di Carpi il 26 aprile dell’anno scorso per la prolungata astenia, gli viene detto che si tratta di semplice stanchezza: «Stai a riposo», dicono i medici dopo i raggi al torace.

Ma le sue condizioni non migliorano: «Ho costantemente la tachicardia, dall’holter cardiaco è emersa un’aritmia, però fisiologica». In più, però, Ciro ha perennemente la raucedine e l’abbassamento di voce: «Da oltre un anno mi sveglio con sangue dalla bocca. L’otorinolaringoiatra ha provato a curarla come una laringite iperemica, ma non mi passa. Tutte le mattine mi sveglio con il sangue che fuoriesce dalla gola».

Che cosa dice il medico di base? «Secondo lui si tratta di depressione, ma io sono certo che non sia questo il problema». Infatti, come è possibile che si possano fare diagnosi psichiatriche con questa facilità senza alcun riscontro? Sembra di vivere dentro un romanzo distopico, dove si dà la colpa alla pazzia per tutte quelle manifestazioni biologiche che non si riescono a spiegare.

Ma nel frattempo la vita di Ciro è stravolta: «Avendo fatto molti giorni di malattia mi hanno demansionato al lavoro, prima ero gestore di una linea produttiva, ora sono stato sostituito da un'altra persona e sono tornato in catena».

Il massimo dell’attività che svolge è andare a fare la spesa: «Sono sempre stordito, ho la vista appannata, ma le analisi del sangue non evidenziano niente di particolare». Ciro arriva per disperazione a dare un nome a questa sua situazione: «Un male misterioso che nessuno riesce a diagnosticare, ma che c’è, è come se fossi stato avvelenato da qualcosa». Già, ma che cosa?

Che cosa può provocare pulsazioni improvvise dei veri e propri guizzi sottopelle e in testa che gli rendono la vita impossibile?».

Solo un accurato check up medico potrebbe provare a dare una risposta a Ciro e – magari – un nome a quello che dice lo sta facendo «soffrire come una cane». Ma questo check up, offerto dalla scienza e da quella medicina ufficiale che tanto durante la pandemia si è spesa per convincere che «il vaccino è sicuro» non arriva. È anche per questo motivo che il Comitato Ascoltami, che raggruppa la maggior parte dei danneggiati da vaccino covid finora usciti allo scoperto (circa 4000 iscritti attivi), da tempo chiede l’istituzione di un ambulatorio dedicato in ogni Asl per la valutazione, la diagnosi e la cura degli eventi avversi da vaccino covid oltre ad un codice esentivo per “sospetto evento avverso”.

Ma una risposta tarda ad arrivare e il tempo ormai si è fatto breve. Indagare sulla campagna vaccinale si può e si deve e anche chiedere conto ad Aifa delle eventuali inadempienze nella farmacovigilanza, che i documenti svelati da Fuori dal Coro stanno facendo emergere. Ma ciò di cui hanno bisogno queste persone è che la medicina si prenda finalmente cura di loro e inizi a studiare clinicamente il fenomeno dei danneggiati, in tutti i suoi aspetti, anche quelli meno noti e che non hanno ottenuto una diagnosi chiara.

La differenza tra i malati immaginari e i malati fantasma è tutta qui.