• LA DEBOLEZZA DELLA POLITICA

Lo "scudo penale" blocca l'Italia per colpa della magistratura

In Italia si fatica a riprendersi dopo il lockdown perché tutti hanno paura di agire senza uno “scudo penale”: evidentemente sanno che la magistratura può dare vita a rumorose indagini, che magari finiscono con un nulla di fatto, ma che rovinano persone e carriere. E ciò accade perché la politica è debole e da anni piegata alla dittatura delle toghe.

Caro direttore,

circa un mese fa (era il 16 aprile), un noto quotidiano pubblicava in prima pagina la notizia secondo la quale il super commissario Vittorio Colao avrebbe chiesto “lo scudo penale” prima di iniziare le proprie funzioni, che, tra l’altro, non si è ancora capito quali siano (da un governo sgangherato come questo non si può pretendere trasparenza, impegnato com’è ad occupare la RAI per le sue tsunamiche conferenze stampa).

Poi quella notizia non ha avuto seguito in relazione alla persona di Colao&C, ma l’ipotesi rimane credibile, anche perché essa aveva un precedente clamoroso. Infatti, i commissari incaricati di gestire l’acciaieria ex ILVA di Taranto pretesero e ottennero lo scudo penale prima di iniziare la loro attività, il che provocò non poche tensioni tra le forze politiche, soprattutto perché i giustizialisti del M5S non hanno mai digerito tale concessione. Ma non solo. Più recentemente, l’Abi (l’Associazione delle banche), attraverso il proprio direttore generale Giovanni Sabatini, ha chiesto lo scudo penale per le banche, con queste parole: «Occorre evitare che sulle banche e sugli esponenti siano trasferiti rischi che non possono in alcun caso essere riconosciuti come loro propri laddove le misure di sostegno offerte alle imprese in attuazione dei provvedimenti normativi non sortissero gli sperati effetti e le imprese cadessero in stato di insolvenza con possibili conseguenze rispetto alle procedure elementari».

In poche parole, le banche temono di essere implicate penalmente nel caso che le aziende da esse aiutate secondo i decreti governativi fossero comunque dichiarate fallite (sarebbe facile estendere alla banche il reato di insolvenza fraudolenta). E non è finita. Uno dei motivi che rende incerta la ripresa del campionato di calcio (oltre alla confusione creata dal pessimo ministro Spadafora) sta nel fatto che i medici sociali delle squadre sarebbero considerati responsabili se qualche giocatore venisse contagiato, il che succederebbe anche per i dirigenti di qualsiasi azienda che decida di riprendere l’attività. Tutti costoro, anche se non ne parlano apertamente, di fatto e tacitamente chiedono anche per loro uno “scudo penale”.

Perché sta succedendo tutto questo? Ma è evidente. Tutti, oramai, hanno paura (legittima paura) di cadere nella tempesta anche mediatica della giustizia italiana. O, meglio, nella tempesta della malagiustizia italiana, la quale è addirittura arrivata a perseguire (ed a condannare in primo grado) una serie di persone che non avevano previsto il terremoto in Abruzzo (sic!!!). Ciò dimostra che, contrariamente a quanto è previsto nella costituzione “più bella del mondo”, il potere reale è finito nelle mani della magistratura, la quale, di fatto può decidere, con la collaborazione dei mass media, chi e quando può governare, arrivando addirittura a sindacare il merito politico di atti amministrativi e governativi (il caso Salvini, da questo punto di vista, è clamoroso).

Persino di fronte a tragedie immani come quelle che sistematicamente purtroppo colpiscono il nostro Paese, i magistrati, dal comodo delle loro poltrone, possono intervenire clamorosamente quando ancora la tragedia è in atto. Salvo poi concedere i domiciliari a noti ed efferati delinquenti mafiosi. Il dramma democratico è che oramai il potere politico ha abdicato ad ogni difesa dei propri poteri e delle proprie responsabilità democratiche. Quando un qualunque magistrato alza la voce, la politica prontamente ubbidisce, come si è visto ad iniziare dagli anni ’90, sotto la presidenza infausta di Scalfaro.

È evidente che non voglio difendere le malefatte dei politici: non è questo il problema. Voglio dire che, In Italia, oramai quasi tutti hanno paura di agire concretamente senza uno “scudo penale”, perché, evidentemente, sanno che la magistratura può prendere spunto da qualsiasi occasione per dare vita a rumorose indagini, che poi magari finiscono con un nulla di fatto, ma che, intanto, rovinano persone e carriere. Basti pensare a quanti politici e imprenditori sono stati “rovinati”, anche se poi, alla fine e dopo tanti anni, sono stati assolti dalla magistratura giudicante. Da questo punto di vista, il vero problema è costituito dalla procure.

Caro direttore, ti scrivo queste note perché temo che la situazione in cui ci troviamo rischia di paralizzare ogni azione di ripresa. Rischia di bloccare la crescita del nostro Paese, anche a causa, diciamolo, della impietosa debolezza della politica. Anche la magistratura è debole (basti vedere quel che è accaduto nei dintorni del CSM), ma, nonostante tutto, ha una forza maggiore, che si avvale anche della pancia giustizialista di parte del nostro popolo. Il solo fatto che si possa parlare di “scudo penale” è grave in sé: significa che la nostra costituzione è stata stravolta, nel silenzio colpevole di chi dovrebbe ribellarsi. E dovrebbe ribellarsi non per una difesa di interessi particolari, ma per tutelare la correttezza di una vita democratica reale, senza della quale anche una ripresa economica diventa molto più difficile.