• PENETRAZIONE

L'islam si allarga: Università a Lecce

Un imprenditore italiano fresco di conversione e l'imam di Lecce a capo di un progetto finanziato con 50 milioni di euro provenienti da non meglio precisati fondi islamici. Sostegno anche dall'Università del Salento. Ma sul progetto ci sono molti dettagli da chiarire. Anzitutto l'identità dei finanziatori.

Ex manifattura, prossima Universita islamica

L’ex manifattura Tabacchi di Lecce  - un’area di 51mila metri quadrati, di cui 8500 al coperto – potrebbe diventare la sede della prima università islamica in Italia. Anima del progetto Giampiero Khaled Paladini, presidente del Consorzio Confime (Confederazione Imprese Mediterranee) e da due anni convertito all’islam,  che – come riporta il Quotidiano di Puglia ha spiegato:  «L’Università islamica che vorremo realizzare nell’ex Deposito tabacchi di Lecce sarà aperta. E anche uno studente cattolico potrà iscriversi e partecipare alle lezioni. Come pure lo potranno fare gli induisti o coloro che praticano altre religioni. L’università islamica non sarà un ghetto e, se parliamo di un centro di crescita culturale, noi vogliamo far uscire la cultura islamica dai ghetti”. E ancora: “Vorremmo partire dalle facoltà di Teologia, di Lettere e di Filosofia ma potremmo allargarci ad altri studi interagendo con le grandi università islamiche. E vorremmo che fosse l’Università del Salento a garantire il raccordo. Vogliamo coinvolgere. Stiamo già pensando a un grande evento inaugurale: internazionale e interculturale e interreligioso. Ma è necessario chiudere la trattativa. Poi presenteremo il progetto e forniremo tutti i dettagli». 

La trattativa tra Confime e la società milanese Red srl pare essere giunta alla fase conclusiva. Un altro dato certo è la disponibilità da parte di Confime di cinquanta milioni di euro provenienti da fondi islamici. Il 18 ottobre scorso la testata araba Madà al-balad ha pubblicato la notizia relativa alla università islamica parlando di un’iniziativa nata per opera di Paladini e di Saifeddine, l’imam della moschea di Lecce, con l’appoggio del professor Luigi Perrone dell’Università del Salento. Di fatto dalla stampa locale si evince che Paladini e l’imam si conoscano solo di nome e per fama reciproca – anche se di fatto risulta strano che non si siano mai incontrati poiché entrambi sono familiari all’area Ucoii (Unione delle Organizzazioni Islamiche in Italia) -, ciononostante il religioso avrebbe espresso un parere favorevole all’iniziativa.  

Nessuna indicazione precisa invece sulla provenienza dei fondi islamici. Tuttavia alla Gazzetta del Mezzogiorno Paladini ha dichiarato : «Ho scippato questa iniziativa alla Sicilia dove abbiamo ancora dei portoni aperti a Catania come a Salemi, dove anni fa ero consulente dell’allora sindaco Vittorio Sgarbi per i rapporti con il mondo arabo e islamico. Come consorzio, abbiamo già aperto tre moschee in Sicilia. Ma io avrei il piacere di realizzare quest’operazione a Lecce, perché è la mia terra e l’investimento vale tanto quanto Lecce Capitale europea della cultura...».

Nel 2012 Paladini aveva incontrato a Catania, con  l’allora sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi, una delegazione qatarina guidata «dallo sceicco Hamadi Ahmad, Presidente della Qatar Charity Foundation, da rappresentanti dell'Ucoii, l'Unione della Comunità e delle Organizzazioni islamiche italiane». Già nel febbraio 2012 avevo denunciato l’ingerenza del Qatar nell’islam italiano e la pericolosità del finanziamento da parte di “enti caritatevoli” islamici con spiccati legami con la galassia dei Fratelli musulmani, denuncia ribadita lo scorso settembre a seguito di un comunicato del gennaio 2013 in cui si annunciava che «l’investimento complessivo della Qatar Charity previsto per la Sicilia ammontava a circa 6 milioni di euro». 

Le recenti dichiarazioni di Paladini relative allo “scippo” del progetto alla Sicilia potrebbero indicare lo spostamento di fondi de alla Puglia. Di fatto sul sito della fondazione qatarina alla voce donazioni compaiono solo le seguenti voci relative ai progetti italiani: Centro culturale islamico di Saronno, Centro al-Radwan di Colle Val d’Elsa, Centro culturale islamico di Frosinone, acquisto e ristrutturazione per moschea e centro islamico a Lecco e a Roma, Centro islamico di Comiso, Centro Islamico di Sant’Angelo, Centro islamico di Ferrara, costruzione del più grande centro islamico in Italia a Bergamo, acquisto centro islamico a Mazara del Vallo, sostegno dei centri islamici in Sicilia, progetto costruzione della moschea a Milano Sesto San Giovanni, sostegno per 14 centri islamici di diverso utilizzo in Italia. I 14 centri islamici, indicati dalla Qatar Charity, sono: i centri islamici di Modena, Città di Castello, Vicenza, Verona, Torino, Mortara, Olbia, Mirandola, Taranto, il Centro islamico Milli Gorus a Milano, i centri islamici di Argenta, Gavardo (BS), Quingentole (MN) e un altro centro islamico in provincia di Mantova. 

Nessun riferimento diretto né a Lecce né all’università, ma le affermazioni di Paladini meriterebbero una richiesta di chiarimento circa l’identità dei finanziatori islamici per potere comprendere quale islam verrebbe proposto in seno all’università. Se l’iniziativa andrà in porto dovrà garantire una totale indipendenza dalle ideologie legate all’estremismo islamico; e un eventuale finanziamento del Qatar, come è stato più volte ricordato, non sarebbe certo una garanzia, considerati i legami storici del paese con il movimento dei Fratelli musulmani in generale e con Hamas in particolare – considerato che Hamas è considerata organizzazione terroristica a livello internazionale. Inoltre dovrà essere premura dei promotori fornire, come nel caso di ogni università privata italiana, tutti i dettagli su corsi e programmi al Miur che dovrà innanzitutto dare il proprio benestare all’iniziativa. Tutto questo sarà indispensabile a meno che non si voglia fondare un’associazione denominata “Università islamica”. 

Qualora il progetto leccese prendesse il via, per garantire la serenità a livello locale e nazionale i promotori dovranno dimostrare tutta la chiarezza e fugare ogni dubbio circa i finanziatori e i programmi che verranno impartiti, altrimenti la prima università islamica in Italia corre il rischio di diventare un ennesimo motivo di attrito e di scontro.

E anche l’imam di Lecce, Seifeddine, che coraggiosamente ha condannato l’ISIS, dovrebbe altrettanto coraggiosamente affermare che il jihad oggi non può più essere dichiarato nemmeno in caso di difesa. Nella stessa intervista in cui a Repubblica ha condannato l’ISIS, Seifeddine ha dichiarato: «Ogni volta che il Corano ha parlato di Jihad, è sempre stato un atto di difesa e mai un atto di attacco. Quindi non c’è nessun rischio per una convivenza pacifica tra i musulmani e non musulmani. Il profeta stesso ha convissuto con gli ebrei a Medina, per anni, con rapporti sociali e di commercio; e così hanno fatto per secoli in Andalusia, dove ebrei, cristiani e musulmani, vivevano e lavoravano insieme per il bene dell’umanità». 

Forse sarebbe bene, per onestà intellettuale, ammettere che a partire dalla battaglia di Badr nel Corano abbondano gli attacchi nei confronti degli ebrei che corrispondono a tre distinte categorie: in generale vengono accusati di avere dimenticato i benefici divini (II, 47 e 122) e di avere spezzato l’alleanza con Allah (V, 13); in seguito si affronta la questione delle divergenze tra islam ed ebraismo quanto a divieti e obblighi e agli ebrei vengono imputate trasgressioni nei riguardi dei precetti divini (ad esempio II, 85); infine gli ebrei, così come i cristiani, vengono accusati di ignorare l’annuncio della nuova religione, ma soprattutto di essere in malafede, poiché “sanno”, ma non vogliono tenerne conto (III, 71).

Infine nell’aprile 627 a seguito della battaglia del Fossato, l’ultima tribù ebraica rimasta a Medina, i Banu Qurayza, viene accusata di avere oltraggiato e offeso il Profeta dell’islam. Non solo, ma la Sira riporta che l’arcangelo Gabriele comparve a Maometto ribadendo l’avallo divino della punizione: “Allah ti ordina, Maometto, di andare dai Banu Qurayza. Sto per recarmi da loro per scuotere le loro roccaforti”. I Banu Qurayza, dopo un assedio durato venticinque notti, vennero infine obbligati alla resa incondizionata e alla conversione all’islam. Chiunque non avesse accettato tale condizione sarebbe stato sottoposto alla pena capitale. La Sira narra che solo quattro ebrei si convertirono, e che tra 600 e 900 uomini vennero decapitati da Maometto stesso:

«Allora l’Inviato di Allah – su di Lui la pace e la benedizione di Allah – uscì verso il mercato di Medina, che ancora oggi è il mercato [della città]. Poi scavò dei fossati, li mandò a cercare e tagliò loro le cervici (daraba a’naqahum) in quei fossati man mano che gli venivano consegnati. Tra costoro v’era il nemico di Allah Huyayy figlio di al-Akhtab e Ka’b figlio di Asad, il loro capo. Costoro erano seicento o settecento, mentre alcuni riportarono un numero più elevato tra ottocento e novecento. […] Questo continuò fino a quando l’Inviato di Allah – su di Lui la pace e la benedizione di Allah – non si liberò di tutti loro». (si veda Ibn Hisham, Al-sira al-nabawiyya, ed. a cura di M. al-Saqqa, I. al-Abyari, ‘A. H. Shibli, II, Beirut, s.d., 251-252).

Per concludere, se l’iniziativa leccese vorrà rappresentare un modello di convivenza, di apertura all’altro – modello che sarebbe fondamentale in un’epoca in cui si dimentica spesso la maggioranza pacifica dei musulmani - sarà indispensabile un chiarimento sulle finalità dell’erigenda istituzione e soprattutto sui suoi contenuti sia livello finanziario sia a livello dottrinale.