L’inciampo di Fernández sulla dignità "infinita” dell’uomo
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Nel documento che intende offrire alcuni chiarimenti rispetto a Dignitas infinita, il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede inciampa nell’errore di ritenere che la persona umana possa avere dignità "infinita”. Ma questa può essere riferita solo a Dio, mentre la nostra è incommensurabile.

Torniamo a parlare del documento del Dicastero per la Dottrina della Fede intitolato La dignità ontologica della persona in Dignitas infinita. Alcuni chiarimenti, documento che vuole dissipare alcuni dubbi in merito alla Dichiarazione del medesimo Dicastero Dignitas infinita. Oltre alla riflessione erronea che, qualche giorno fa, abbiamo rilevato in tema di transessualità, il prefetto per il Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Victor Manuel Fernández, inciampa almeno in un secondo errore che riguarda proprio l’espressione “dignità infinita” quando riferita alla persona umana. La critica rivolta a questa espressione e che Fernández vorrebbe superare si sintetizza nel modo seguente: la persona umana è creatura finita, quindi non può essere dotata di dignità infinita. Per dignità s’intende preziosità. La critica coglie nel segno, ma il cardinal Fernández spiega che «l’aggettivo “infinita”, attribuito alla dignità umana, può essere inteso in due sensi». Nel primo senso la dignità della persona umana è sul piano naturale finita, ma dato che è oggetto di amore infinito di Dio diventa infinita.
La nostra risposta: l’amore deve essere proporzionato al valore/preziosità dell’oggetto o del soggetto amato, ossia alla sua dignità. Se io amassi in modo infinito il mio smartphone, sbaglierei sotto il profilo morale perché non rispetterei la virtù della giustizia – dare a ciascuno il suo – dato che lo smartphone non vale quel tipo di amore, non si “merita” un amore infinito, proprio perché è solo un oggetto. Non sarebbe un amore proporzionato. Anzi, lo stesso uso del termine “amore” suonerebbe a tutti fuori luogo se riferito ad un oggetto. Parimenti se Dio amasse di amore infinito una formica, sbaglierebbe. Ma in Dio non c’è errore e dunque dobbiamo concludere che Dio ama in modo proporzionato al valore o alla preziosità del termine del suo amore. Vero è che Dio è capace di amore infinito, ma ciò non comporta che ami infinitamente tutto. Dio non ci ama in modo infinito perché noi non siamo esseri ontologicamente infiniti, solo Dio lo è, e quindi non essendo infiniti anche la nostra dignità non è infinita. La nostra dignità, ossia la nostra preziosità intrinseca, è incommensurabile, cioè, seppur siamo creature e quindi ontologicamente limitate, la nostra preziosità è così elevata che è impossibile da misurare. È una preziosità sterminata. Ne deriva che il suo amore sarà per noi conseguentemente incommensurabile e senza condizioni, ossia ci ama senza riserve. Proprio per il criterio di proporzione prima indicato, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo si amano invece in modo infinito tra loro perché ogni Persona della Santissima Trinità ha dignità infinita.
Ma anche se ammettessimo che l’amore infinito eleva la nostra dignità al grado infinito, rimarrebbe da spiegare il modo in cui avviene. Detto in altri termini: come riesce l’amore infinito di Dio a rendere infinita la nostra dignità? Il cardinal Fernández propone questa spiegazione: «L’Infinito ha assunto la natura umana e l’ha redenta in Cristo, e in questo modo ha offerto all’essere umano la possibilità di essere elevato al di sopra della natura per entrare in amicizia con Lui. […] A differenza degli altri esseri su questa terra, noi siamo aperti all’elevazione infinita».
Due obiezioni. La prima: questa elevazione che conferirebbe una dignità infinita è descritta dal prefetto come mera possibilità, possibilità che si attua quando si risponde alla grazia di Dio. Dunque, ne discende che non è vero che tutti gli uomini siano detentori di una dignità infinita, ma solo coloro i quali rispondono alla grazia di Dio. Sarebbe un bel problema perché avremmo persone di serie A con dignità soprannaturale infinita e persone di serie B con dignità naturale finita.
Seconda obiezione: vero è che la grazia santificante innalza la condizione naturale dell’uomo alla condizione soprannaturale, alla trascendenza, ma questo non comporta un mutamento della dignità della persona, che, da incommensurabile sul piano naturale, rimane incommensurabile sul piano soprannaturale, ma non certo infinita. La soprannaturalità della condizione non si associa di necessità ad una dignità personale infinita.
Ma la critica decisiva in merito al fatto che grazie all’amore di Dio la nostra dignità fa un salto verso l’infinito è la seguente: se la nostra dignità fosse infinita non ci sarebbe differenza ontologica, quindi di natura, tra noi e Dio. Ma noi non possiamo avere la medesima dignità di Dio perché non siamo Dio e mai potremmo esserlo, essendo la creatura diversa per natura dal Creatore. È solo una tentazione demoniaca pensarlo (cfr. Gn 3,5).
Poi il cardinal Fernández indica un’altra accezione dell’espressione “dignità infinita”, ossia una dignità «assolutamente incondizionata». Ora l’aggettivo “infinito” significa “senza fine” e il lemma latino “finis” significa limite. E le condizioni sono dei limiti. Dunque potremmo concludere che la dignità umana è infinita, perché senza limiti, ossia senza condizioni, non nel senso che in sé stessa è infinita – altrimenti cadremmo nell’obiezione prima articolata riguardo alla differenza ontologica tra noi e Dio – ma nel senso che non deriva da nessuna condizione: non deriva dal riconoscimento degli altri, dalla condizione fisica, sociale, culturale etc. della persona, dalla qualità della sua vita, dalle sue capacità, dal tempo trascorso, dal modo in cui la persona è venuta ad esistenza, etc. La dignità è insita nella persona stessa, è infatti intrinseca e deriva da Dio. Così Fernández: «C’è una realtà ontologica che è la radice della sua inalienabile dignità, al di là di ogni circostanza». Quindi una infinità non ontologica, ma genetica. Solo in tale prospettiva e tenendo conto di questi distinguo, l’accezione dell’aggettivo “infinito” inteso come “incondizionato” potrebbe anche essere accettabile. Usiamo il condizionale perché sarebbe meglio evitare comunque di usare l’espressione “dignità infinita” dal momento che, nel suo significato primo, è errata. Si può benissimo dire che la dignità personale è incommensurabile e assolutamente incondizionata, senza dire che è infinita per evitare equivoci.
In conclusione, questo documento nato per chiarire alcuni dubbi è riuscito nell’intento, dato che ha chiarito che vi sono alcuni errori e ambiguità sia nel documento stesso che in Dignitas infinita. Ringraziamo per i chiarimenti.
La dottrina aggirata: Fernández apre al “cambio” di sesso
Il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede pubblica un documento con “alcuni chiarimenti” su Dignitas infinita, introducendo una pericolosa eccezione rispetto alla dichiarazione originaria del DDF. In breve, per Fernández il “cambio” di sesso è moralmente accettabile, a patto che la cosiddetta disforia sia grave.