• NUOVO ORDINE ECONOMICO/2

L'imposizione dello "sviluppo sostenibile": il futuro della finanza

Seconda parte dell'analisi sul nuovo ordine economico. Le aziende che si conformeranno alla politica ESG (Environmental Social Governance) riceveranno finanziamenti pubblici e privati, ma per quelle che non si conformano la vita sarà resa molto dura. La Bce parteciperà attivamente a questo schema. I danni di questa nuova pianificazione saranno enormi. Che fare per salvarci?

Sostenibilità

Segue dalla prima parte:

Come funzionerà concretamente l’implementazione dell’Agenda ONU? Svariate agenzie di rating ESG sono già all’opera per dare la “pagella” alle imprese, giudicando se esse sono abbastanza “verdi”, sufficientemente a favore della “parità di genere”, anche nel senso LGBTQ+, e dei “diritti umani” - contraccezione, aborto, eutanasia - e a favore dell’“inclusività”: le imprese con punteggi bassi non attireranno flussi di investimento dell’industria finanziaria, faticheranno a ricevere finanziamenti dalle Banche, saranno fiscalmente penalizzate e i loro prodotti/servizi ostracizzati dalla pubblicità. Così si falsifica la concorrenza e si comprime la libertà economica: un controllo politico-finanziario internazionale mai visto prima. La Commissione Europea promuove il c.d. Green New Deal, che attirerà finanziamenti privati, ma drenerà anche risorse ingenti dei contribuenti. La Banca Centrale Europea probabilmente interverrà per privilegiare le aziende green nei propri interventi di acquisto di obbligazioni corporate sui mercati, per superare l’attuale «neutralità dei mercati rispetto alla crisi climatica», come recentemente suggerito dalla presidente BCE, Christine Lagarde. In ballo c’è innanzitutto la “decarbonizzazione” prevista dagli accordi della COP21, la conferenza sul clima di Parigi del 2015, ma in futuro anche le tematiche social e di governance potrebbero essere interessate dall’interventismo della BCE. Eravamo già abituati all’interventismo degli Stati - che peraltro sta intensificandosi col pretesto della gestione dell’emergenza sanitaria - ma ora c’è un salto di qualità, stiamo andando verso un controllo anche sovra-nazionale.

Il pensiero corre a quanto scrive l’apostolo San Giovanni: «Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome» (cfr. Apocalisse, 13:16-18). Tali velleità dirigistiche preoccupano, anche se è lecito dubitare della loro fattibilità. C’è da scommettere, infatti, che l’Agenda 2030 diventerà presto l’Agenda 2040, poi l’Agenda 2050, ripianificando al futuro il raggiungimento degli obiettivi. Provocando però gravi danni, strada facendo.

C’è da scommettere che la propaganda sui mezzi di informazione nei mesi a venire crescerà sempre più, per abituare il pubblico alla svolta che si vuole imporre. Neppure i bambini sono esenti: l’ONU ha inventato un gioco scaricabile sul computer per sensibilizzare anche i bambini tra gli 8 e i 10 anni alle tematiche ESG (cfr. https://go-goals.org/it/), evidenziando, ovviamente, solo gli obiettivi “buoni” e facilmente condivisibili da tutti. Anche le scuole probabilmente saranno chiamate a diffondere il nuovo verbo della “sostenibilità”. L’industria finanziaria vede ovviamente l’evoluzione ESG come una straordinaria occasione di profitto e contribuirà a pubblicizzarla: di “verde” ci sono, principalmente, i dollari, ma purtroppo in ballo c’è anche, e soprattutto, la libertà.

Al di sotto della patina buonista e paternalista, che può trarre in inganno, ci troviamo in realtà di fronte a quella «cultura della morte», di stampo neomalthusiano e vagamente gnostico, denunciata a più riprese già da S. Giovanni Paolo II (1978-2005). Il pontefice polacco fu tra i primi a comprendere i semi avvelenati insiti nel concetto ambiguo di “sostenibilità” e li contrastò con fermezza dagli esordi (cfr. Evangelium Vitae, 1995). L’espressione "sviluppo sostenibile" - con tutto il veleno insito in tale espressione - sta purtroppo entrando anche nel linguaggio usato dagli uomini di Chiesa: il mondo cattolico farebbe bene a ricordare tali insegnamenti, per non cadere nelle trappole linguistiche dell’ONU e delle varie agenzie mondiali che diffondono abilmente tale “cultura”. Come fronteggiare tali rischi? A livello culturale, spiegando l’ideologia soggiacente; sul piano pratico, perché non costituire in campo cattolico un’agenzia di rating conforme ai princìpi della Dottrina Sociale della Chiesa da contrapporre all’agenda ideologica ESG? Davide contro Golia, certamente, ma una battaglia che andrebbe combattuta per amore della verità sull’uomo.

Che fare dunque? La difesa e la promozione della famiglia e della vita, la valorizzazione dei corpi intermedi secondo il principio di sussidiarietà, la protezione del risparmio, della libertà di impresa contro ogni oppressione fiscale, amministrativa e ideologica, rappresentano il punto di partenza per un’inversione di tendenza che necessita di tempi molto lunghi per portare benefici reali. Non esistono, purtroppo, scorciatoie: a problemi reali occorrono soluzioni reali, non le illusioni monetarie e la finanza “creativa” delle Banche Centrali, né dirigismi ideologici, statalistici o sovra-nazionali che siano. La famiglia e la vita, insomma, sono la via della “contro-rivoluzione”, anche in economia e in finanza: ogni alternativa ideologica è ultimamente “insostenibile”. 

Concludiamo con una nota positiva a commento delle elezioni presidenziali negli Usa. La “qualità” dei parlamentari eletti tra le fila del Partito Repubblicano al Congresso è molto buona, in particolare per il grande numero di donne pro-life elette alla Camera. Anche in caso di vittoria di Biden, i repubblicani potrebbero mantenere la maggioranza (lo scopriremo con certezza solo ai ballottaggi di gennaio) in Senato, dove passano le ratifiche dei ministri e dei giudici federali, oltre a tutta l’attività legislativa. Ciò consentirebbe di dare filo da torcere alla nuova amministrazione Usa, preparandosi per le mid-term election di fine 2022 quando sarà nuovamente rinnovata tutta la Camera bassa e un terzo del Senato. Da quel momento la presidenza Biden-Harris sarebbe ridotta ad un’ “anatra zoppa”, una “lame duck”, come si usa dire negli Usa.

Sono elementi di speranza non solo per i conservatori americani ma anche per tutti noi: gli Usa sono stati in questi ultimi 4 anni l’unico ostacolo alla promozione dell’agenda liberal nel mondo e se Dio vuole potranno esserlo ancora, se non oggi in un prossimo futuro.
2. Fine. La prima parte è stata pubblicata il 16 novembre (qui)