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Libia, Sarraj lancia la controffensiva. Gravi perdite

Mentre in Italia e in Europa ci si occupa esclusivamente del dilagare dell’epidemia di Coronavirus, in Libia il conflitto dilaga ormai su più fronti e il governo del premier Fayez al-Sarraj a Tripoli è stato costretto il 28 marzo a dichiarare che la guerra è estesa a "tutta la Libia". Gravi perdite nelle sue file, sostenute dai turchi e dai jihadisti siriani

Libia, la mappa del conflitto (marzo 2020)

Mentre in Italia e in Europa ci si occupa esclusivamente del dilagare dell’epidemia di Coronavirus, in Libia il conflitto dilaga ormai su più fronti e il governo del premier Fayez al-Sarraj a Tripoli è stato costretto il 28 marzo a dichiarare che la guerra è estesa a "tutta la Libia".

"L'esercito libico e le forze che lo sostengono hanno inflitto pesanti perdite alle milizie dell'aggressore, costringendole a tornare indietro" ha dichiarato il Consiglio presidenziale di cui al-Sarraj è capo. "Questi attacchi avvenuti il 27 marzo contro la zona di Abugrein (100 chilometri a sud est di Misurata) annunciano l'espansione del cerchio dell'aggressione fino a comprendere tutta le Libia". Il portavoce delle forze governative, Muhammad Gununu, ha sostenuto che almeno 39 nemici erano stati uccisi nel tentativo di avanzata ed erano stati presi diversi veicoli. Tripoli ha preannunciato sabato scorso dure risposte all’attacco condotto verso Tripoli dalle forze dell’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar. In realtà le ostilità tra Gna e Lna non sono estese tutta la Libia, ma a un’area compresa tra la costa mediterranea e un centinaio di chilometri all’interno che va dai confini occidentali della Libia, nel settore di Zintan, verso est passando da Tripoli, Garabulli e Sirte.

Quattro differenti fronti in cui i due eserciti rivali si alternano in offensive e controffensive. Tripoli rimane oggetto degli attacchi dell’Lna che tenta di penetrare nel centro della capitale, distante appena 5 chilometri dalle avanguardie di Haftar, dalla base costituita all’aeroporto internazionale. Sugli altri fronti è il Gna a mantenere l’iniziativa grazie soprattutto ai droni armati turchi e ai battaglioni di miliziani siriani guidati da ufficiali turchi che hanno permesso di avvicinarsi alla base aerea di Watiya (nell’ovest, vicino a Zintan) dopo averla ripetutamente bombardata e di attaccare le postazioni dell’Lna a est di Tripoli, nello snodo strategico di Garabulli (Castelverde) il cui controllo consentirebbe alle forze di Haftar di completare l’accerchiamento di Tripoli isolando la capitale dalla possibilità di ricevere rinforzi via terra da Misurata.

Nonostante le forti perdite subite (oltre due dozzine i droni turchi perduti in Libia in un anno secondo fonti dell’Lna in parte confermate dalla missione dell’Onu in Libia) il loro impiego consente di sostenere le controffensive del Gna. Anche ad Abu Grein i droni turchi sono stati protagonisti dei raid che hanno ucciso una quarantina di uomini di Haftar incluso il comandante di quel settore del fronte bellico, il comandante Salim Dirbaq, che stava pianificando ulteriori avanzate verso Misurata dopo che a gennaio l’LNA aveva espugnato Sirte, città costiera che diede i natali a Muammar Gheddafi. Sarà importante nei prossimi giorni rilevare la capacità dell’Lna di abbattere i droni turchi, puntando soprattutto sulle batterie di cannoni e missili antiaerei Pantsyr che gli Emirati Arabi Uniti hanno acquistato in Russia e distribuito con abbondanza alle forze di Haftar facendoli gestire da contractors russi.

Haftar vuole Tripoli, ma preme su Misurata per accentuare le crepe tra il governo di al-Sarraj e la città-stato che finora ha consentito con le sue milizie la sopravvivenza del Gna: se la guerra si avvicina a Misurata, la città avrà meno truppe da inviare a Tripoli. L’arrivo di 4.700 mercenari siriani guidati da ufficiali turchi offre del resto a Tripoli forze fresche da impiegare in prima linea riducendo l’influenza di Misurata su al-Sarraj. Il peso delle milizie jihadiste siriane nei combattimenti è però ancora da valutare anche se pare non abbiamo mostrato grandi capacità belliche, almeno da quanto trapelato dai contractors russi della Wagner che li hanno affrontati in più occasioni (a dire il vero anche in Siria). Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani (Ong con sede a Londra ma vicina ai ribelli anti-Assad) sono almeno 156 i miliziani siriani filo-turchi morti in Libia negli ultimi due mesi. Un dato basato sul numero di salme riportate nella provincia siriana di Idlib dalla Libia. L'Osservatorio afferma che nelle ultime settimane la Turchia ha inviato sul fronte libico 4.750 mercenari siriani, mentre altri 1.900 sono stati trasferiti a campi di addestramento in Turchia in attesa di essere avio-trasportati in Libia.

Considerato che il numero di mercenari feriti potrebbe essere molto più alto di quello dei caduti e che diverse decine di combattenti siriani filo-turchi sono già stati catturati dall’Lna è possibile stimare che circa 500 mercenari siano stati messi fuori combattimento. Perdite che potrebbero scoraggiare l’impiego di queste forze in offensive su vasta scala che però rappresentano l’unica opportunità per il Gna di costringere Haftar a ritirare forze dall’offensiva su Tripoli per difendere gli altri fronti. Al di là degli aspetti tattici e strategici pare evidente che gli sviluppi bellici al pari della distrazione della comunità internazionale e dei media, rendono quasi nulle le possibilità che la comunità internazionale riesca a interrompere gli scontri e riavviare il dialogo tra i contendenti.

Il Consiglio europeo ha adottato ieri ufficialmente la decisione di lanciare l’operazione Eunavfor Med Irene dal primo aprile. Il compito principale dell'operazione sarà l'attuazione dell'embargo Onu sulle armi alla Libia. L’operazione Ue potrà condurre ispezioni in altomare, al largo della Libia, su imbarcazioni sospettate di trasportare armi o materiale similare da o verso la Libia.