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Libertà religiosa, l’Italia avrà il suo Inviato speciale

La Commissione Esteri della Camera ha approvato all’unanimità due risoluzioni che chiedono al Governo di istituire la carica dell’Inviato speciale per la tutela della libertà religiosa. Soddisfazione espressa da ACS, che ricorda la dura realtà, in molti Paesi, delle minoranze religiose, innanzitutto dei cristiani perseguitati. E sostiene la necessità di non erogare fondi agli Stati che non rispettano la libertà di professare la fede.

«La nomina dell’Inviato Speciale per la tutela della libertà religiosa e per il dialogo interreligioso rappresenta una bellissima notizia per quanti sono impegnati affinché la libertà di fede torni ad essere considerata una libertà “di serie A” in ogni nazione del mondo». Con queste parole il presidente della fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), Alfredo Mantovano, ha accolto la notizia che il 3 novembre la Commissione Esteri della Camera ha approvato all’unanimità due risoluzioni che chiedono al Governo di istituire questa nuova carica, preposta a monitorare la situazione in cui vivono le minoranze religiose, a partire dalle comunità cristiane, denunciare le persecuzioni di cui sono vittime, affiancare e orientare il Governo in sede diplomatica e di politica estera.

Una delle risoluzioni è stata presentata dagli onorevoli Maurizio Lupi, deputato di Noi con l’Italia, e Andrea Delmastro Delle Vedove, di Fratelli d’Italia. L’altra risoluzione ha avuto come primo firmatario l’onorevole Paolo Formentini, della Lega, lo stesso che, insieme ad altri parlamentari, ha proposto un emendamento alla legge di Bilancio per la costituzione di un Fondo per l’assistenza e l’aiuto alle minoranze cristiane perseguitate nelle aree di crisi, approvato nel dicembre del 2018 dalla Commissione Bilancio della Camera. L’onorevole Formentini è stato anche primo firmatario nel 2020 di un altro emendamento alla legge di Bilancio per aumentare del 10 per cento il Fondo.

A sua volta il direttore di ACS, Alessandro Monteduro, ringraziando i deputati firmatari delle risoluzioni, e in particolare l’onorevole Formentini, ha commentato: “Da troppo tempo altre libertà ricevono un’attenzione costante attraverso campagne mediatiche martellanti, attenzioni che alla libertà religiosa vengono palesemente negate. Nonostante ciò, come tutti i Report internazionali descrivono, da quello di ACS a quello elaborato dal Dipartimento di Stato USA, le violazioni alla libertà religiosa, che arrivano in diversi casi fino alla persecuzione cruenta, interessano almeno un terzo dei Paesi del Pianeta. In particolare interessano quelli più popolosi come Cina, India, Bangladesh, Pakistan e Nigeria”. L’istituzione della carica di Inviato speciale per la tutela della libertà religiosa, ha aggiunto, “è un passo particolarmente importante per confermare che il diritto di professare liberamente la fede religiosa, riconosciuto dall’articolo 19 della Costituzione italiana, non è valido solo a livello nazionale, ma deve anzi essere promosso in ogni sede internazionale, quale diritto inviolabile di ciascuno”.

Nel comunicato diffuso il 3 novembre ACS ha ricordato alcune delle iniziative intraprese da altri Paesi in difesa di chi è perseguitato per la propria fede: “Gli Stati Uniti hanno promosso l’Alleanza Internazionale per la Libertà Religiosa, l’Ungheria ha creato il Segretariato di Stato per la persecuzione cristiana e in un numero crescente di nazioni, quali Danimarca, Paesi Bassi, Stati Uniti, Norvegia, Finlandia, Polonia e Regno Unito, è stata istituita o riattivata la carica di ambasciatore per la libertà religiosa e la fede; la Germania ha creato l’Ufficio per il Commissario per la libertà religiosa nel mondo; anche la Commissione europea ha nominato un Inviato speciale per la promozione della libertà di religione e credo”. “Come la recente drammatica crisi afghana ha dimostrato occorre - aveva in precedenza osservato il direttore di ACS - un rappresentante del Governo dedicato. Che monitori, assieme alle Agenzie di informazione e di carità, la realtà delle minoranze religiose, innanzitutto delle perseguitate comunità cristiane, che accompagni la denuncia e che sia capace di incidere nelle agende degli incontri diplomatici. Possiamo, per fare un esempio, continuare ad erogare ancora i fondi della cooperazione in Paesi nei quali non viene rispettata la libertà religiosa?”.

Aiuto alla Chiesa che Soffre, costituita nel 1947 per sostenere attraverso la preghiera, l’informazione e l’azione i fedeli perseguitati ed eretta a Fondazione di diritto pontificio da Papa Benedetto XVI nel 2011, pubblica ogni due anni un rapporto sulla libertà religiosa nel mondo allo scopo - come si legge nella presentazione del documento più recente - di far conoscere “il grado di rispetto e il livello di violazione del fondamentale diritto alla libertà religiosa nei 196 paesi sovrani del pianeta”. Oltre a dedicare la necessaria attenzione alle vittime di persecuzione, ACS approfondisce “le cause della persecuzione o della discriminazione, denuncia l’identità dei responsabili e anticipa nella misura del possibile le tendenze del prossimo futuro”.

L’ultimo rapporto, alla sua quindicesima edizione, è stato diffuso il 20 aprile. Riguarda il periodo che va dall’agosto del 2018 al novembre del 2020 e contiene 196 schede, una per ogni Paese considerato. Dai dati raccolti risulta che 5,2 miliardi di persone, pari al 67 per cento della popolazione mondiale, vivono in Paesi in cui si verificano serie violazioni della libertà di religione, spesso a danno di minoranze religiose. Tra questi figurano tre dei Paesi più popolosi: Cina, India e Pakistan (per la descrizione e l’analisi dei dati del XV Rapporto vedi qui).

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