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Islam

Liberi su cauzione tre cristiani condannati per apostasia in Iran

Tra i capi d’accusa figurava il fatto di aver propagandato una fede che educa in modo deviante rispetto alle prescrizioni dell’Islam

 

 

Amin Khaki, Milad Goodarzi e Alireza Nourmohammadi, tre cittadini iraniani originari di Fardis convertiti al Cristianesimo, arrestati nell’autunno del 2020 con l’accusa di aver abiurato l’Islam e condannati lo scorso maggio a 1.500 dollari di multa e a cinque anni di carcere, hanno avuto la pena ridotta a tre anni in appello. Il 22 agosto inoltre sono stati rilasciati dopo aver pagato una cauzione di quasi 9.000 dollari. Per i prossimi sei mesi hanno l’obbligo di firma e dovranno presentarsi almeno una volta alla settimana in polizia. Al momento dell’arresto erano stati confiscati numerosi loro oggetti personali che sono stati restituiti al termine del processo, salvo i libri a carattere religioso (cristiano) che sono stati trattenuti sotto sequestro giudiziario. Secondo l’agenzia AsiaNews che riporta la notizia, diffusa solo in questi giorni in Iran, tra i capi d’accusa figuravano “essersi impegnati in atti di propaganda di una fede (quella cristiana) che educa in modo deviante rispetto alla santa religione islamica”. Si tratta dei primi cristiani condannati in base a un emendamento del codice penale adottato nel febbraio del 2021. AsiaNews spiega che “secondo la legge iraniana, l’evangelizzazione, l’opera missionaria e la conversione al cristianesimo possono essere un crimine passibile di carcere fino a 10 anni. La distribuzione di letteratura cristiana in persiano è illegale. In via ufficiale non esiste il reato di apostasia nel codice penale (abolito nel 1994) e l’ultima esecuzione per questo reato risale al 1990. Tuttavia, i giudici possono ancora condannare un imputato per aver abbandonato l’islam basando il proprio giudizio su fatwa (gli editti religiosi degli esperti di legge islamica)”.