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L'Europa si ricorda del Libano, ma con Israele sarà tensione

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L'Unione europea conferma la dotazione economica e militare a sostegno del Paese dei cedri. Ma la convivenza con le truppe di Israele non sarà facile e già ci sono attriti. 

Esteri 13_10_2026

L'Alto Rappresentante dell'Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza Kaja Kallas ha visitato il Libano giovedì 8 ottobre scorso, dove ha interloquito con il Ministro degli Esteri libanese Youssef Raji. Nel comunicato stampa rilasciato al termine dell'incontro, Kallas ha sottolineato che la UE e il Libano sono «partner naturali», che la prima ha «un chiaro interesse in un Libano stabile, prospero e sovrano”, ricordando lo stanziamento nel settembre scorso di 505 milioni di euro di assistenza finanziaria fino al 2027, a completamento dei 2 miliardi annunciati nel 2024. Secondo Kallas il Libano «ha preso un'importante decisione quest'estate», a cui ora deve dare seguito con le attese riforme per sbloccare i fondi internazionali e attrarre investitori dall'estero.

Per quanto riguarda la sicurezza secondo Kallas essa deve diventare la prerogativa del governo libanese: l'Europa supporta l'accordo tra Libano e Israele per il sud, e tutti gli sforzi che possano produrre «sicurezza duratura e stabilità» tra i due Paesi, perciò, dal 2022 garantisce assistenza all'esercito libanese, pari sinora a 182 milioni di euro. Con questi stanziamenti il Libano diviene, ha sottolineato Kallas, il terzo beneficiario di fondi da parte dell'European Peace Facility Assistance - e ulteriori fondi sono previsti per il 2027.

Chi non sapesse nulla di Libano – e di istituzioni europee - non potrebbe che rallegrarsi per l'intervento dell'Unione a favore di un Paese che si è trovato coinvolto nel conflitto in corso in medioriente da quando il 2 marzo scorso Hezbollah si è schierato a fianco dell'Iran; le cose, però, non stanno così. L'importante decisione presa dal governo libanese  il 26 giugno scorso, cioè la firma del cosiddetto “Accordo quadro” con Tel Aviv, ha di fatto legittimato la presenza militare israeliana nel sud del Paese, che secondo dati ufficiali ha provocato circa ottocento morti solo dalla sigla dell'accordo ai primi di settembre.

Oltre al costo umano degli attacchi israeliani - che secondo Tel Aviv sono necessari per eliminare definitivamente Hezbollah dal Libano, ma che di fatto colpiscono in maggioranza civili di ogni età, sesso e appartenenza religiosa – particolarmente eclatanti sono le demolizioni sistematiche di intere località nel Libano meridionale, tra cui decine di villaggi cristiani. Centinaia di strade, ospedali, scuole, edifici pubblici e privati nei distretti di Tiro, Nabatyie e Bint Jbeil sono stati scientemente rasi al suolo negli ultimi mesi, proprio grazie all'Accordo quadro di giugno, che prevede per Tel Aviv la libertà di operare in Libano in nome del “diritto all'autodifesa” dello Stato Ebraico.

E' difficile però comprendere come l'esercizio di tale diritto giustifichi la distruzione delle coltivazioni agricole di un'intera regione a colpi di bulldozer o di incendi dolosi; è stato stimato che occorreranno anni per riparare i danni prodotti da pochi mesi di occupazione manu militari. Davanti a queste ed altre palesi violazioni dei diritti umani ai danni del popolo libanese, l'Unione Europea non ha eccepito, né se ne parla nel comunicato rilasciato a Beirut da Kaja Kallas, che ha invece annunciato la creazione, durante la riunione dei Ministri degli Esteri dei Paesi europei del 12 ottobre, di una Forza di Sicurezza Europea a supporto dell'esercito libanese.

«Voglio essere chiara», ha sottolineato a questo proposito Kallas, questa Forza «non sarà un rimpiazzo di UNIFIL (che a fine anno concluderà la sua missione quasi cinquantennale, ndr) e non si concentrerà solo sul sud del Libano. Non ci potranno essere vuoti di potere quando UNIFIL lascerà, e il Libano deve avere il pieno controllo del suo territorio, cosa che significa arrivare al disarmo di Hezbollah».

C'è da credere ragionevolmente che, se tale forza verrà mai realizzata, lo Stato Ebraico non ne tollererà la presenza su un territorio che considera già suo, come dimostrano le decine di bandiere israeliane che punteggiano quel che resta del paesaggio del sud del Libano. Dal canto loro le istituzioni libanesi non hanno la forza né per imporsi sul potente nemico né per resistere ai desiderata occidentali – ricordiamo che l'Accordo quadro tra Libano e Israele è stato garantito dagli USA – e dunque non resta loro che stare alle regole di un gioco altrui, necessarie per non perdere i ghiotti finanziamenti promessi.

Effettivamente durante il citato incontro del 12 ottobre, tenutosi in Lussemburgo, il Consiglio Europeo ha stabilito  una missione – dal duplice volto civile e militare - a supporto della «stabilità, sovranità e delle istituzioni libanesi»  con mandato iniziale di tre anni. La European Union Support Mission in Lebanon (EUSM Lebanon), così è stata denominata, supporterà l'esercito regolare del Libano e contribuirà alla pace e sicurezza del Paese promuovendone la stabilità, conformemente alla Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Ricordiamo che tale Risoluzione, risalente al 2006 e considerata la Magna Charta dei rapporti tra Libano e Israele, è stata negli anni - e continua ad essere - disattesa da Tel Aviv; è improbabile che la nuova missione del Consiglio Europeo riesca ad obbligare lo Stato Ebraico a rispettarla. Peraltro, lo stesso Premier israeliano Netanyahu si è espresso più volte contro l'istituzione di una task force europea a presidio della sicurezza in Libano una volta scaduto il mandato di UNIFIL.

Frattanto, in vista dell'incontro del 12 ottobre la giornalista libanese Christina Assi ha scritto una lettera ai leader europei chiedendo che Israele sia chiamata a rispondere delle aggressioni ai giornalisti in Libano e a Gaza. Nell'attacco israeliano del  13 ottobre 2023 a un punto stampa nel sud del Libano - costato la vita al collega Issam Abdallah – Assi ha perso la gamba destra, mentre altri cinque giornalisti sono rimasti feriti in forma meno grave. «Vi imploro», scrive Assi nella lettera rivolgendosi ai Ministri europei; ma più che una supplica, l'appello sembra il sussulto di dignità di un intero popolo che soffre ingiustamente.