• IL VERTICE NELLA NOTTE

L'Europa avrà diritto di veto sui soldi che ci presta

Una vittoria per nessuno, ma gli europeisti minano il futuro europeo. L’Europa avrà un Bilancio di 1.074 miliardi per sette anni e 750 miliardi per il Rilancio, ma i 5 Paesi “frugali/avari” avranno sconti sui propri contributi per il Bilancio europeo molto significativi, potranno giocarsi la carta dei meno soldi all’Europa e ai Paesi europei in difficoltà. Ma la loro vera vittoria sta nel diritto di veto da parte di ogni Paese sulle spese e l’attuazione dei progetti finanziati con il Recovery Fund. È il segno della sfiducia reciproca e della diffidenza tra i 27 Paesi, punta dell’iceberg della crisi europea.

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Una vittoria per nessuno, ma gli europeisti minano il futuro europeo. Il vertice che avrebbe dovuto rappresentare una “svolta” rapida ed una prova del ritorno sulla scena globale di una Unione Europea compatta è finito dopo quattro giorni e notti di litigi coi coltelli tra i denti. Mentre stamane a Bruxelles si brinda all’accordo ormai sfiniti, gli Usa hanno già distribuito 3 mila miliardi di dollari a imprese, no-profit, famiglie, sanità, scuole.

L’Europa avrà un Bilancio di 1.074 miliardi per sette anni e 750 miliardi per il Rilancio (Recovery Fund), dei quali solo 390 a fondo perso il resto prestiti. L’intesa finale viene approvata dai 27 Primi Ministri solo alle 05.30 di oggi, martedì 21 Luglio dopo l’ennesima notte di battaglie e minacce su ogni paragrafo.

Tutti vincono e tutti perdono, qui il testo completo dell’intesa. I 5 Paesi “frugali/avari” avranno sconti sui propri contributi per il Bilancio europeo molto significativi, potranno giocarsi la carta dei meno soldi all’Europa e ai paesi europei in difficoltà: -377milioni a Danimarca; -1,9miliardi all’Olanda; -1,069 alla Svezia (si aggiungano anche gli sconti alla “silenziosa” Merkel e alla Germania -3,6miliardi alla Germania).

Ci saranno varie modifiche alle voci del Bilancio Pluriennale, ad esempio un taglio ai fondi del Fondo di Transizione all’energia pulita di 20 miliardi, la quota del mercato unico per l'innovazione e il digitale del bilancio dell'UE è aumentata a 132,78 miliardi di euro, per coesione, resilienza e valori si spenderanno 377,77 miliardi di euro, per migrazioni e frontiere 22,67 miliardi di euro, così come la sicurezza e la difesa a 13,18 miliardi di euro.

Per le politiche di vicinato ed esteri rimangono 98,42 miliardi di euro, mentre per la Pubblica amministrazione europea 73,10 miliardi di euro. E’ un giorno storico per l’Europa e ciò che è successo negli ultimi quattro giorni segnerà per molti anni l’Unione e le Istituzioni europee.  Oltre che di soldi si è discusso anche di regole: sulla condizionalità, finanziamenti-rispetto dello Stato di Diritto, punto di battaglia anche nella notte e che ha visto una rottura, da un lato i presuntosi scandinavi e Paesi Bassi (paesi in cui il valore della dignità umana è annientato dalla pratica eutanasica) e dall’altro tutti i paesi del centro est Europa, la mediazione prevede certo il rispetto dei “valori dell'articolo 2 TUE”, la parte del trattato che si occupa di democrazia e stato di diritto, con possibili sanzioni da adottarsi con maggioranza qualificata del Consiglio.

Rimane invece il diritto di veto da parte di ogni paese sulle spese e l’attuazione dei progetti finanziati con il Recovery Fund e qui sta la vera vittoria dei 5 “Frugali/Avari”. Ecco il testo finale: "Se, eccezionalmente, uno o più Stati membri ritengono che vi siano serie deviazioni dal soddisfacente raggiungimento degli obiettivi pertinenti, possono chiedere al Presidente del Consiglio europeo di sottoporre la questione al successivo Consiglio europeo", secondo il testo che rileva che “la Commissione è tenuta ad adottare una decisione sulla valutazione del soddisfacente raggiungimento degli obiettivi pertinenti e sull'approvazione dei pagamenti secondo la procedura d'esame. Se la questione è stata deferita al Consiglio Europeo, nessuna decisione della Commissione relativa al soddisfacente raggiungimento degli obiettivi e all'approvazione dei pagamenti sarà presa fino a quando il successivo Consiglio europeo non avrà discusso esaurientemente la questione. Questo processo, di norma, non richiede più di tre mesi dopo che la Commissione ha chiesto il proprio parere al Comitato economico e finanziario”.

Il diritto di veto, segno della sfiducia reciproca e della diffidenza tra i 27 paesi, è solo la punta dell’iceberg della crisi europea.

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