Leone XIV: la democrazia senza fondamenta sfocia in tirannia
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Nel messaggio alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali il Papa ricorda che disconoscendo la legge morale naturale la democrazia può degenerare in tirannia maggioritaria o in una maschera per il dominio delle élite. Un rischio che si manifesta anche sul piano internazionale.
«Lungi dall’essere una mera procedura, […] la democrazia rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana». Queste ultime, sono solo alcune delle parole che Leone XIV ha inviato alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, riunitasi in sessione plenaria dal 14 al 16 aprile, sul tema: The Uses of Power: Legitimacy, Democracy and the Rewriting of the International Order (Gli usi del potere: legittimità, democrazia e riscrittura dell’ordine internazionale).
Quando si accosta il termine «legittimità» accanto a «democrazia» e «ordine internazionale», la reazione da parte dei pochi che hanno ancora consapevolezza di cosa evochi, converge solitamente verso lo stupore o la derisione. L’immagine che si materializza nelle menti dei più assume i tratti di un celebre dipinto di Jean-Baptiste Isabey, il quale ritrae i ministri di vari Regni europei (rigorosamente in parrucca, secondo il costume dell’epoca) che discutono durante una delle sedute del Congresso di Vienna (1814-15).
Eppure, al di là delle teste coronate da «restaurare», il principio di legittimità lì richiamato e astutamente utilizzato dal principe Klemens von Metternich, intendeva indicare un aspetto fondamentale di perenne attualità: l’esercizio del potere ha necessità innanzitutto di essere giustificato ma, soprattutto, di essere fondato su una «vera visione della persona umana», per citare il Pontefice.
«Per i Padri della Chiesa […] la natura e la ragione ci indicano quali sono i nostri doveri morali», ricordava in un documento del 2009 la Commissione Teologica Internazionale. «Nella sua ricerca del bene morale – si legge – la persona umana si mette in ascolto di ciò che essa è e prende coscienza delle inclinazioni fondamentali della sua natura, le quali sono altra cosa che semplici spinte cieche del desiderio». Parole che sarebbe opportuno venissero ribadite a piè sospinto, specie in un’epoca post-sessantottina come la nostra, in cui ci viene costantemente suggerito che occorre essere «autentici». L’autenticità è divenuta infatti sinonimo di azione spontanea, senza troppi freni inibitori, senza troppi «perché» che complicano e irrigidiscono la vita.
Viceversa, la persona che ricerca il bene morale, «avvertendo che i beni verso i quali tende per natura sono necessari alla sua realizzazione morale, formula a se stessa, sotto la forma di comandi pratici, il dovere morale di attuarli nella propria vita. Esprime a se stessa un certo numero di precetti molto generali che condivide con tutti gli esseri umani e che costituiscono il contenuto di quella che si chiama legge naturale» (n. 45).
Questa riscoperta della legge naturale non rimane confinata nell’ambito della coscienza individuale, ma si proietta direttamente sulla sfera pubblica. È proprio in questa intersezione tra morale e politica che si inserisce l’intervento del Santo Padre. Il messaggio che il Pontefice ha inviato alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali si sofferma sull’esercizio del potere e, in particolar modo, sullo stato della democrazia nell’epoca odierna. Già Benedetto XVI era intervenuto sui limiti della democrazia moderna, intesa come mero argine procedurale e legalistico a sconfinamenti contra legem. Come osservava papa Ratzinger, «è evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta».
È su questa scia che si situa Leone XIV, che evidentemente ha ben chiara la distinzione che esiste tra la democrazia classica, intesa come «forma di governo», e quella moderna, intesa come «fondamento del governo». A differenza della prima, la seconda, benché garantisca la partecipazione alle scelte politiche nonché la possibilità di eleggere e controllare i governanti, disconosce la legge della verità, ossia che cosa sia veramente giusto e possa diventare legge, esponendosi così al rischio di «diventare o una tirannia maggioritaria o una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche», afferma Leone XIV.
Un rischio che non corre soltanto la democrazia, ma anche l’ordine internazionale. Il panorama attuale rivela la sconfitta del mero «equilibrio di potere», con cui ci si è illusi di trovare una comune intesa tra nazioni. Un equilibrio che crede di poter fare a meno di un fondamento obiettivo, in grado di parlare a uomini di ogni cultura e religione, è destinato a fallire in partenza. L’invito che il Papa ha rivolto alla delegazione di politici francesi nell’agosto 2025, serve da stimolo per proporre con rinnovato vigore la legge naturale quale strada di dialogo e salvezza. «Non bisogna quindi temere di proporla e di difenderla con convinzione – affermava il Pontefice in quell’occasione –: è una dottrina di salvezza che mira al bene di ogni essere umano, all’edificazione di società pacifiche, armoniose, prospere e riconciliate».
Da allora il Santo Padre non ha mancato di stupire, come quando in visita nel Principato di Monaco, a fine marzo, ha ammirato la «sovranità di Gesù» vigente nella città-stato monegasca (almeno dal punto di vista istituzionale), invitando ad approfondire la Dottrina sociale della Chiesa e, soprattutto, a renderla impegno concreto nella quotidianità.
Fede, Dottrina sociale della Chiesa, legge naturale: sono questi i mezzi imprescindibili per far sì che la pace, quella autentica, conquisti terreno e diventi passo dopo passo sempre più visibile: «La pace non può essere ridotta a slogan – ha osservato Leone XIV durante la sua visita in Camerun –: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. […] La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili».
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