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discorso

Leone XIV: annacquare la fede non la rende più attraente

Rivolgendosi alla plenaria del Dicastero per l'Evangelizzazione il Papa si sofferma sulla diffusa indifferenza religiosa, specie in Occidente, e spiega che ad attrarre di nuovo al Vangelo non è un cristianesimo ammorbidito ma la santità di vita e lo sguardo dritto verso Dio.

Borgo Pio 30_05_2026

La trasmissione della fede si è interrotta ma non è annacquandola che la si renderà più attraente. Rivolgendosi alla plenaria del Dicastero per l'Evangelizzazione giovedì 28 maggio Leone XIV ha indicato una direzione chiara, verso l'alto: è «lo sguardo dritto verso Dio», che a sua volta indicò l'allora cardinale Joseph Ratzinger in un memorabile discorso tenuto il 1° aprile 2005 a Subiaco (L'Europa di Benedetto nella crisi delle culture).

«Non possiamo sottovalutare che, soprattutto nei Paesi dell’Occidente, la crisi della fede, insieme ad altri fattori socio-culturali, ha dato luogo a una diffusa indifferenza religiosa», osserva Leone XIV traendone le conseguenze in termini di perdita dell'umano: «Il pericolo sotteso, non sempre percepito nella sua gravità, è che venga a mancare il respiro per quanto vi è di più propriamente umano, cioè la ricerca del senso. Le grandi questioni esistenziali rimangono inevase, mentre dilaga una cultura tecnologica che dovrebbe rispondere ad ogni esigenza». In questo scenario l'evangelizzazione non è affatto superata, tutt'altro, perché «l’incontro con Cristo è in grado di restituire pienezza di significato e di valore alla vita delle persone» e lo testimonia «la forte richiesta di spiritualità che, soprattutto nei giovani, si fa strada (...).  La nuova generazione non ha preclusioni nei confronti del Vangelo; al contrario, molti, quando lo riscoprono, desiderano conoscerlo meglio, perché percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici».

Se un tempo la fede veniva trasmessa di generazione in generazione, «in alcune regioni del mondo questa trasmissione si è pressoché interrotta», dando luogo a «una “povertà” spirituale, una carenza di motivazioni e di strumenti per poter maturare in piena libertà quell’adesione di fede che dà senso alla vita». In altre parole, si è creato un vuoto che non ha soppresso la domanda di senso. Ma la risposta rischia di passare per «un'opinione tra le tante» nel clima delle «società ipermediatiche e consumistiche» che «riduce la capacità di apprendere con pazienza e di compiere con fatica un percorso di ricerca personale della verità, con perseveranza e senso critico». Alla difficoltà di chi cerca si affianca l'illusione di chi offre una risposta a buon mercato, cercando scorciatoie per uscire dalla crisi di fede.

«Non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo, ma testimoniando con umiltà e coraggio “la via, la verità e la vita” che ha convertito e santificato tante persone», avverte il Papa, citando il discorso di Subiaco del futuro Benedetto XVI: «Ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. […] Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all'intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini»: vent'anni dopo le parole di Ratzinger nuovamente pronunciate dal suo attuale successore sulla Cattedra di Pietro suonano ancora più attuali e urgenti.