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il discorso

Leone alla Rota: stretta sulle nullità facili, ma nella carità

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Nel suo primo discorso alla Rota Romana Papa Leone frena alcune deviazioni che la riforma di Francesco e la sua ricezione da parte dei Vescovi rischiava di portare con sé.

Editoriali 27_01_2026

Il principio paolino «Veritatem facientes in caritate» (Ef 4,15) è il cardine della prima allocuzione alla Rota Romana di Papa Leone XIV. Ieri, lunedì 26 gennaio, nella Sala Clementina, alla presenza dei Prelati Uditori del Tribunale Apostolico, degli altri operatori di giustizia e degli Avvocati rotali convenuti, ha preso la parola il primo Pontefice “canonista” degli ultimi decenni. Sebbene, infatti, nella persona del Romano Pontefice, in forza dell’ufficio petrino, si condensino la suprema funzione legislativa, giudiziale e di governo per la Chiesa universale, nel curriculum studiorum degli ultimi successori di San Pietro non vi è traccia di una formazione prettamente canonistica, eccezion fatta per quattro pontefici: nel secolo scorso, andando a ritroso, S. Paolo VI consegue la laurea in Diritto canonico presso la facoltà giuridica del Seminario di Milano e poi quella in Diritto civile presso l’Istituto Utriusque Iuris del Laterano; prima di lui, Pio XII consegue il dottorato in Utroque Iure presso il Collegio Apollinare – poi Lateranense –; Pio XI, invece, consegue le lauree in Teologia e Diritto Canonico alla Gregoriana, oltre che in Filosofia dai domenicani; infine, Benedetto XV si laurea in legge all’università di Genova e in Diritto Canonico, oltre che Teologia, alla Gregoriana.

La prima allocuzione di Leone XIV esprime quelle che, fin da subito, sembrano le direttrici fondamentali del suo pontificato: l’unità e la continuità nella riforma. Fa riferimento ai pontefici che lo hanno preceduto, specialmente a Benedetto XVI, con l’Enciclica “Caritas in veritate del 2009 e Pio XII, con il celebre Discorso alla Rota Romana del 1944, nel quale il Pontefice indicava nella ricerca della verità l’unità di fine e di azione di tutti gli operatori di giustizia all’interno del procedimento canonico. L’impianto dottrinale di Leone XIV, chiaro e robusto, si declina continuamente nella dimensione esperienziale e pastorale: anch’egli ha esercitato il ministero di giudice ecclesiastico e si rivolge, così, ai Prelati Uditori della Rota Romana, comprendendone l’esperienza e stimandone il compito ecclesiale.

Se la ricerca della verità impone di evitare quella malintesa compassione che consiste in «uneccessiva immedesimazione nelle vicissitudini – spesso travagliate – dei fedeli» con la conseguente «pericolosa relativizzazione della verità», l’esercizio della carità rappresenta l’anima di tutta l’attività giudiziaria, orientata fin da subito all’autentico bene dei fedeli, vale a dire alla salvezza della loro anima, e accompagnata da tutte quelle attenzioni dettate dal rispetto per la persona e dalla cristiana misericordia.

Allargando l’orizzonte del discorso non solo alle cause di nullità matrimoniale, bensì anche ai procedimenti penali, Papa Leone XIV nomina due “presunzioni giuridiche” che sembravano oggi, quasi dimenticate, certamente dal mainstream dominante, ma anche da quella parte del tessuto ecclesiale più permeabile alle influenze del mondo: la validità del matrimonio e l’innocenza dell’imputato fino a prova contraria.

Infine, un ultimo cenno, sebbene indiretto, alla riforma del 2015 di Papa Francesco che ha introdotto nella Chiesa il cosiddetto processo più breve davanti al Vescovo diocesano: Papa Leone ha invitato ad una particolare prudenza nel valutare uno dei due presupposti formali per accedere a questa forma – potremmo dire – “accelerata” di giustizia, vale a dire l’indole manifesta del capo di nullità, che «va giudicata con molta attenzione, senza dimenticare che dovrà essere lo stesso processo dovutamente attuato a confermare lesistenza della nullità o a determinare la necessità di ricorrere al processo ordinario». Vengono così frenate alcune deviazioni che la riforma di Francesco e la sua ricezione da parte dei singoli Vescovi rischiava di portare con sé.

In continuità, cioè in obbediente ascolto dei pontefici che lo hanno preceduto, avendo sempre a cuore l’unità della Chiesa, a partire da quella porzione di Chiesa alla quale egli rivolge la sua parola e che si preoccupa sempre di confermare nella sua vocazione e, perciò, nel compito ricevuto, Papa Leone tiene i piedi ancorati a terra e indica la strada, senza protagonismi e senza sconti, applicando egli per primo il principio paolino: veritatem facientes in caritate, “facendo” la verità nella carità.

*Canonista