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schiaffo alle famiglie

L'Emilia rossa e gaia: aumenta le tasse e si butta sul turismo Lgbt

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Mentre aumenta il gettito fiscale di 400 milioni, la giunta emiliana di Michele De Pascale si butta nel sostegno di un progetto per il ricco turismo gay svelando la sua politica a favore del lobbysmo arcobaleno. Insorgono le opposizioni: «Discriminatorio e irregolare». Intanto il turismo a misura di famiglia è completamente al palo.
- Lgbt USA in aumento, ma per moda di Tommaso Scandroglio

Famiglia 28_02_2025

C’è una regione italiana che ha deciso di buttarsi sul turismo gay, il quale come noto rappresenta un indotto notevolmente in crescita nel comparto turistico. È l’Emilia-Romagna che ha sposato un progetto per rafforzare l’offerta turistica Lgbt+ attraverso corsi di formazione per operatori del turismo, eventi, pacchetti e itinerari ad hoc per questa speciale categoria di ospiti. Il tutto per ottenere un sistema di ospitality col bollino arcobaleno.

La Regione guidata dal Pd Michele de Pascale ha deciso dunque di fare il grande salto e l’assessore al Turismo Roberta Frisoni ha lanciato il progetto realizzato in collaborazione con Sonders and Beach Group, operatore specializzato nel mercato LGBTQ+ con sede a San Francisco e Milano e che vede tra i membri del suo advisory board anche la presenza del giornalista Alessandro Cecchi Paone.

Nato come tour operator specializzato nel turismo gay friendly, in un settore che, come scritto sul loro stesso sito, vede un bacino potenziale di 3 milioni di fruitori solo in Italia, S&B si definisce «il primo gruppo turistico integrato in Italia» di questo genere. E non poteva non incontrare sul suo cammino la Regione più rossa d’Italia, che sotto la guida di Elly Schlein ha deciso di puntare praticamente tutto sulle politiche gay e affini.   

Le opposizioni in viale Aldo Moro, Lega e Fratelli d’Italia in primis, sono insorte. Mentre i costi dell’operazione a carico del contribuente sono ancora ignoti e dai piani della Regione sono completamente assenti ogni tipo di politiche di incentivazione dell’offerta turistica in chiave family friendly. Così si fa il lobbismo, verrebbe da dire.

Il tutto mentre contemporaneamente la giunta De Pascale inaugura una nuova stagione di aumento dell’imposizione fiscale regionale che vedrà crescere tutte le leve fiscali a disposizione per arrivare ad un aumento di gettito di 400 milioni di euro. Facile indignarsi a questo punto: l’aumento di tasse serve allora ad aiutare il già ricco turismo gay e a mettere ancora più in croce le famiglie, che sempre più difficilmente riescono a permettersi un soggiorno completo a Rimini e dintorni?

Eppure, quello del turismo family oriented in Emilia, e soprattutto in Romagna, sarebbe potuto diventare con l'aiuto della Regione un volano unico anche in chiave di lotta alla demografia. Sono lontani i tempi in cui Modena Fiere e Studio Lobo organizzavano fino al 2010 Children's tour, la prima fiera per il turismo a misura di famiglie.  

La capogruppo di FdI in Regione, Marta Evangelisti, ha definito l’iniziativa «sconcertante» perché «la sinistra ipocrita dimostra di non credere nella vera uguaglianza, scegliendo invece di creare categorie di cittadini trattati in modo differente in base a criteri arbitrari come il reddito o l’orientamento sessuale». Impossibile infatti darle torto.

«È evidente che ogni turista, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, deve essere accolto con la stessa ospitalità che da sempre contraddistingue l’Emilia-Romagna e l’Italia intera. Non servono formazioni ideologiche per insegnare ciò che è già naturale nel nostro tessuto culturale: è gravissimo che si scelga di destinare fondi e impegno amministrativo a un’iniziativa che non ha altro scopo se non quello di favorire un turismo ‘di parte’. La priorità dovrebbe essere il sostegno alle famiglie, alle imprese in difficoltà e al rilancio generale del settore turistico, senza favoritismi né strategie di marketing divisive».

Andando nel dettaglio.

Chiediamo alla Evangelisti se le opposizioni sono a conoscenza di quanto questo “scherzetto” costerà ai contribuenti: «Questo è un dato che la regione deve ancora divulgare e che sarà da noi attenzionato», risponde l’esponente di Fratelli d’Italia delineando il primo problema.

Però la vicenda potrebbe avere anche dei risvolti di irregolarità formale dato che, come ci conferma Evangelisti «se un'iniziativa pubblica favorisse in modo esclusivo una categoria di cittadini a discapito di altri, si potrebbe sollevare il dubbio di una possibile violazione del principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione Italiana, che garantisce pari dignità sociale e uguaglianza di fronte alla legge senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali».

E per finire c’è un chiaro intento di indottrinamento. Prosegue l’esponente di FdI in consiglio regionale: «La decisione della Regione Emilia-Romagna di avviare un progetto triennale per il turismo LGBTQ+ rappresenta un chiaro esempio di indottrinamento ideologico nel settore turistico. Con la scusa di promuovere l'inclusione, si finisce per creare una categorizzazione dei cittadini in base all'orientamento sessuale, con il risultato che alcune categorie di turisti vengono considerate più vantaggiose di altre per meri motivi economici».

I dati forniti sul turismo gay sono impressionanti. Basti pensare che secondo un’indagine condotta da S&B e Eurisko il potere d’acquisto Lgbt in Italia ammonta a più di 34 miliardi di euro mentre il reddito vede il 23% di gay e lesbiche disporre di 2000 euro al mese, mentre il 29% è manager e imprenditore. Numeri che fanno comprendere come quello gay sia un indotto turistico potenzialmente molto remunerativo. Ma in definitiva ideologico e se sostenuto dal Pubblico, pure discriminatorio.