• EDITORIALE

Legge 40, come se non ci fosse

Con l'ennesimo rinvio alla Consulta della Legge 40 sulla fecondazione artificiale, è il caso di riconoscere che in questi anni la legge è stata peggiorata di molto, e si sta rivelando per il mondo cattolico ciò che il Vietnam significò per gli Stati Uniti.

Fecondazione in vitro

La legge 40 sulla fecondazione artificiale sta perdendo letteralmente i pezzi. L’ultimo attacco in ordine di tempo viene dal Tribunale di Firenze, che in questi giorni ha rinviato la normativa sulla Fivet alla Corte Costituzionale. La questione di costituzionalità riguarda due articoli: il 13 che stabilisce il divieto di ricerca scientifica sull'embrione (sovrannumerario, malato o abbandonato) finalizzata alla tutela della salute individuale e collettiva; e il 6, che rende irrevocabile il consenso del paziente dopo che sono stati prodotti degli embrioni. Una coppia, dopo essersi resa conto che solo uno fra gli embrioni in provetta risultava di “media qualità”, non voleva più procedere al trasferimento degli embrioni, e chiedeva che i piccoli esseri umani venissero donati alla ricerca scientifica.

Continua, insomma, il progetto di smantellamento della legge in vigore in Italia, attraverso una capillare e documentata azione giudiziaria, azione finanziata dai centri di fecondazione artificiale e spalleggiata da frange rilevanti della magistratura. Secondo i promotori della legge 40, essa è piena di paletti che limitano la Fivet: sta di fatto che sistematicamente i profeti della cultura della morte uno alla volta strappano i famosi paletti.

I risultati di questa campagna si vedono già, e sono stati resi operativi, anche se certi ambiti del mondo cattolico vogliono negarlo. La realtà è che la legge 40 è già cambiata e molto.

Nel 2009 la Corte Costituzionale si è pronunciata per l’incostituzionalità dell’articolo 14, comma 2 e 3, della legge 40. Questo significa che da quel momento in Italia nei centri per la Fivet si possono produrre più di tre embrioni per volta. Nella motivazione di quella decisione, per altro, la Corte affondava il coltello nella piaga, ricordando che la legge 40 – anche nella sua versione originale – non considera la vita dell’embrione un diritto assoluto, tanto è vero che “si ammette comunque che alcuni di essi possano non dar luogo alla gravidanza” in vista di un “giusto bilanciamento con le tutele di esigenze della procreazione”. Traduzione: la vita di un singolo embrione vale meno del diritto della coppia ad avere un figlio. E un figlio sano. Con quella sentenza del 2009 cade uno dei famosi “paletti”, quello che vietava di produrre più di tre embrioni, che era stato posto anche per evitare o limitare il congelamento di embrioni soprannumerari. Infatti da allora sono notevolmente aumentati gli embrioni crioconservati.

Qui si inserisce sapientemente il ricorso della coppia e del suo legale al tribunale di Firenze: se ci sono embrioni difettosi, tuteliamo la coppia che non vuole il trasferimento (e qui siamo in piena eugenetica); e se rimangono nei congelatori embrioni che nessuno vuole utilizzare, sacrifichiamoli al progresso e alla scienza. Vedremo che cosa risponderà la Consulta. Altre iniziative in sede giudiziaria sono già state assunte per contestare il divieto di eterologa, e per permettere che anche coppie fertili ma con problemi genetici possano accedere alle tecniche di riproduzione artificiale.

Ma lo sgretolamento della legge 40 non finisce qui. Giusto in agosto la Corte di Strasburgo ha bocciato la legge 40 nella parte in cui non ammette la diagnosi preimpianto, sottolineando la contraddizione con la legge 194, che invece ammette l’eliminazione di soggetti “difettosi” anche oltre i 90 giorni dal concepimento. Il Governo italiano ha presentato ricorso contro questa decisione, ma ciò non toglie che essa rappresenti un ulteriore virus inoculato nel dibattito italiano innescato dalla legge 40.

Si aggiunga che durante le primarie del centrosinistra i pretendenti – e dunque lo stesso Bersani – si sono trovati tutti d’accordo nel promettere che se andranno al potere metteranno mano alla 40.
Insomma, la legge 40 già oggi è un guscio vuoto. Assomiglia a quelle pagnotte che metto in tavola e che, una volta aperte, rivelano che i miei figli le hanno completamente svuotate dalla mollica.

Lo “spolpamento” della legge 40 non è certo colpa di chi l’ha promossa, che anzi si batte per resistere. Però questa legge sulla fecondazione artificiale - come profetizzato da quella fetta di pro life che la criticarono fin dal principio – si sta rivelando per il mondo cattolico qualcosa di simile a quello che fu il Vietnam per gli Stati Uniti. Ci andarono sospinti anche da motivazioni ideali, e convinti di poter sistemare la faccenda in poco tempo. Finì che si ritrovarono impelagati in un conflitto senza fine, pagando un prezzo di morti altissimo, avendo contro larghe fette dell’opinione pubblica occidentale, e uscendo sconfitti dal terribile nemico comunista.

Il mondo cattolico italiano sta impegnando dal 2004 le sue migliori energie nella “giungla” della legge 40, per difendere con i denti i paletti, per nascondere che alcuni sono venuti meno, e per sparare senza pietà verso chi non condivide questa linea. Dimenticando che il vero nemico è la fecondazione artificiale in se stessa, omologa o eterologa, legale o non legale, con i paletti o senza paletti.

 

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