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Le scivolate di Mentana e il silenzio dei giornalisti

Lo scivolone di Mentana che ha commentato delle immagini di un film satirico attribuendole agli scontri di Capitol Hill. Una gaffe che ha cercato di minimizzare sui social ma che non è stata condannata dal "giro" dell'informazione mainstream

Chi di social ferisce di social perisce. Questa volta è toccato a Enrico Mentana, che sere fa, durante la diretta degli scontri a Capitol Hill, ha scambiato per qualche secondo le immagini di un film comico con i fatti statunitensi. La diretta de La 7  è stata davvero imbarazzante. Una delle tante maratone televisive notturne di uno dei giornalisti più noti si è trasformata per un attimo in uno spettacolo da circo.

Il direttore è cascato sulle immagini di una commedia statunitense del 2012, arrivata in Italia col titolo Project X – Una festa che spacca, film di Nima Nourizadeh con Thomas Mann, Oliver Cooper, Jonathan Daniel Brown, Dax Flame, Kirby Bliss Blanton che parla delle vicissitudini di tre liceali alle prese con una festa che dovrebbe elevarli dal rango di “loser”, ovvero sfigati, a vip della scuola, festa che sfugge però loro di mano.

A quanto pare, dietro la clamorosa scivolata c’è la manina incauta di qualcuno della regia che fa uno “scherzetto” a Mentana, come il diretto interessato scrive sul suo profilo Instagram, provando a minimizzare la gaffe.

Mentre Mentana commenta le immagini dell'assalto al Campidoglio degli Usa postate da vari profili Twitter, la regia per errore manda in onda un video di un profilo satirico intitolato 'Live footage da Washington D.C.'  con la scena di quel film del 2012 in cui  un personaggio armato di lanciafiamme spara contro alcune automobili. 

In studio con il direttore-conduttore c’è anche Gerardo Greco. I due si accorgono che le immagini non si riferivano a Washington e pensano a qualche altra città americana. Poi dagli utenti social arriva la conferma che si trattava di un film, di quel film, pubblicato.

Una gaffe  davvero imperdonabile, sulla quale Mentana ha cercato di fare dell’ironia, sempre sui social, senza però riuscire a rimediare più di tanto. “Un altro personaggio evidentemente…” dice a un certo punto in diretta durante la maratona televisiva il direttore, senza minimamente accorgersi di essere incappato nell’account satirico @ProbOffTopic che aveva riproposto alcuni fotogrammi della rivolta immaginata nel film comico Project X.

Le immagini scorrono a tutto schermo e ritraggono soggetti improbabili lasciarsi andare a scene di devastazione urbana. Dunque perfettamente credibili, considerate l’irruzione a Capitol Hill di una banda armata capeggiata da Shaman Qanon, un personaggio stravagante vestito da toro.

Sia Mentana sia il suo ospite in studio, il giornalista Gerardo Greco, intuiscono però che qualcosa non quadra dopo appena pochi istanti, quando il filmato prosegue con scene nelle quali la folla dà fuoco alle auto in strada servendosi persino di lanciafiamme. “Questo probabilmente sta accadendo nei sobborghi”, prova a ipotizzare Greco. “Sono immagini che dobbiamo ovviamente verificare”, conclude Mentana alzandosi per avere una visione più chiara del monitor sulla sua scrivania.

Immaginiamo quale ironia si sarebbe scatenata se al posto di Mentana ci fosse stato qualche altro giornalista. Invece il direttore de La 7 non è nuovo a episodi del genere.

Nel maggio scorso, in piena pandemia e dopo due mesi di lockdown, se ne uscì sui social con una frase alquanto infelice, calunniando la “cattolica Polonia”, accusandola di aver ospitato un campo di concentramento ad Auschwitz, e dimenticando che allora quello Stato era occupato dai tedeschi e che lì vivevano il maggior numero di ebrei d’Europa. Per fortuna l’ambasciatore polacco gli rispose per le rime, mentre nessun prelato reagì all’imprudente e offensivo accostamento tra nazismo e cattolicesimo.

Altro scivolone del direttore due anni fa, quando sul suo giornale Open autorizzò la pubblicazione di un articolo che bollava come fake news una notizia vera, quella della legge appena approvata nello Stato di New York (gennaio 2019), che consentiva di abortire fino al nono mese di gravidanza senza addurre particolari giustificazioni.

Infine, in pieno lockdown, la polemica con Giuseppe Conte e il monologo del direttore contro il premier che lo aveva accusato di aver censurato il suo messaggio contro le opposizioni pronunciato senza contraddittorio. Ma in quell’occasione Mentana peccò di protagonismo e fece durare ben 10 minuti quel suo monologo, accusando Conte di tendenze “venezuelane”.

In tutte queste occasioni i colleghi giornalisti, che sono iscritti, come Mentana, a un Ordine professionale che prescrive alcuni precisi principi deontologici, non hanno commentato. Hanno invece tuonato in alcune circostanze contro altri colleghi per aver espresso opinioni non in linea con una certa informazione mainstream. E’ il pluralismo a intermittenza, invocato solo quando conviene, che negli anni ha tolto molta credibilità alla categoria dei giornalisti.