• VIRUS ECUMENICO

Le norme igieniche riavvicinano vetus ordo e Messa post conciliare

Le misure suggerite dall’epidemiologo di riferimento della Nbq, Paolo Gulisano, all’arcidiocesi di Milano per la riapertura totale delle chiese in occasione di Messe, battesimi, matrimoni e funerali, presentano anche l’ulteriore vantaggio di ridurre le distanze tra i sostenitori del vetus ordo e i fans della Messa di Paolo VI

Messa tridentina

Le misure suggerite dall’epidemiologo di riferimento della Nbq, Paolo Gulisano, all’arcidiocesi di Milano per la riapertura totale delle chiese in occasione di Messe, battesimi, matrimoni e funerali, presentano anche l’ulteriore vantaggio di ridurre le distanze tra i sostenitori del vetus ordo e i fans della Messa di Paolo VI. Il che, in tempi di dialogo, incontro, ecumenismo, mani tese ai fratelli separati, non è affatto poco e, per giunta, in linea con quel famigerato spirito del post-concilio che nessuno in sessant’anni ha mai ben capito in che cosa consista, ma che ha pòrto il destro ai novatori senza se e senza ma di autodefinirsi veri cattolici, anzi i soli, e usarlo come clava (locuzione cara al regnante pontefice, anche se per opposti motivi) in innumerevoli hate speech contro i c.d. tradizionalisti; il che, in effetti, non è molto in linea con il Nuovo Corso improntato alla Misericordina in confezione farmaceutica.

Perciò, il Covid 19 può essere una buona occasione di Comunione & Riconciliazione. A patto di seguire le misure suggerite dall’epidemiologo della Bussola. Innanzitutto, rinuncia al «segno della pace», stucchevole pantomima che –è dimostrato- in sessant’anni non ha aumentato di un ette il tasso di fraternità tra i cattolici, basta leggere Avvenire per rendersene conto; mentre, altresì, ha visibilmente fatto crescere i contagi durante le solite influenze invernali. I c.d. tradizionalisti, usi a sedere in disparte durante le cerimonie religiose onde evitare di dover stringere mani a sconosciuti, potranno col metodo Gulisano riguadagnare le prime file per troppo tempo disertate. E ciò senza trionfalismi o rivalse sulla concorrenza progressista, perché l’unico vincitore è un terzo non ideologizzato e neutrale, il Covid 19. Altro step previsto dal nostro epidemiologo è la comunione non in mano ma in bocca, argomento che continua a far stracciate le vesti ai c.d. tradizionalisti che da sempre allegano rivelazioni private, norme canoniche, encicliche e pronunciamenti di ex pontefici , anche medievali, contro tale pratica. Ribadiamo che al coronavirus non gliene frega niente delle diatribe intraecclesiali, perciò si annida pure sui guanti in lattice che l’affezionato alla comunione in mano allega come giustificazione sanitaria. No, l’unica è la seguente procedura: il celebrante si sanifica le mani tramite disinfettante e somministra il sacramento direttamente in bocca. Qualcuno ha opportunamente suggerito una vaschetta con amuchina da tenere sulla balaustra o a portata di mano: il celebrante vi immerge ogni volta le dita e poi procede. Anche qui il famoso spirito-del-concilio è salvo, perché la colpa è del virus, non della fazione avversaria che approfitta per prendere il sopravvento e restaurare l’oscurantismo tridentino. Infine, dulcis in fundo, la confessione.

Dice l’epidemiologo che bisogna ripristinare i confessionali  con la grata. Misura igienica e salvavita. Certo, qui più che i progressisti ci resteranno male i chiacchieroni o quelle arzille anziane che volentieri scivolano dall’elenco dei peccati in un torrentizio resoconto che fa innervosire quelli in fila dietro e li costringe a confessare un peccato in più, mentale, di odio nei confronti della logorroica. Non solo. E’ dimostrato che il sentimento che tiene i più lontani dalla confessione sacramentale è la vergogna. Sì, perché la maggior parte dei peccati è costituita da bassezze, piccinerie, debolezze carnali o semplicemente umane. Confessare di avere ucciso qualcuno è, paradossalmente, più facile di dover dire al prete, per l’ennesima volta, di essere rimasti invischiati, navigando in internet, in un sito porno e non avere avuto la forza di chiuderlo subito. La grata, garantendo l’anonimato, aiuta(va) a vergognarsi meno. Come le matrone romane che, essendo le loro domus prive di servizi igienici, la facevano in strada ma con una persona (maschera) sulla faccia.

Com’è noto, la freud-mania sessantottarda ha abbondantemente permeato di sé il summentovato spirito post-conciliare, che è coevo, così che si è giudicato il «dialogo» (sempre lui) vis-à-vis migliore della vecchia confessione, parola che ricordava il codice penale. Risultato: tutti, diconsi tutti, a fare la comunione, nessuno (o due o tre) a confessarsi. Perciò, chissà che il Covid 19 non riesca, almeno parzialmente, a riconciliare gli opposti.