• EDITORIALE

Lampedusa, dov'è il governo del fare?

In due giorni sono arrivati più di 500 immigrati, e molti altri se ne attendono. I politici che si commuovevano davanti a papa Francesco e gridavano alle porte aperte per tutti, sono spariti, ma risolvere questo dramma umano non è una "priorità".

Profughi a Lampedusa

L’altra notte a Lampedusa sono arrivati 250 immigrati, salvati in mare dalla nostra Guardia costiera. Sabato pomeriggio nel Canale di Sicilia sempre la Guardia costiera ha soccorso un barcone con 90 somali a bordo, che hanno raccontato di 3 donne morte durante il viaggio (e abbandonate in mare); la notte precedente erano stati tratti in salvo altri 176 immigrati. La stagione degli sbarchi a Lampedusa procede alla grande, era da molto tempo che non si registrava un afflusso così numeroso e i centri di prima accoglienza rischiano di esplodere. Eppure sui giornali e sui notiziari si fa fatica a trovare traccia di questi drammi.

Pensare che appena poche settimane fa tutti erano lì a commuoversi per le parole e la presenza di papa Francesco a Lampedusa, per quel suo richiamare l’attenzione anzitutto sul dramma umano: titoloni sui giornali, servizi interminabili sui Tg, politici di sinistra gongolanti – e un po’ patetici - che potevano gridare “Fate entrare tutti gli immigrati, il Papa lo vuole”. Fa niente se il Papa in effetti non aveva detto così, aveva fatto risuonare soprattutto alcune domande (“Adamo, dove sei?”, “Caino, dov’è tuo fratello?”) e spiegato che certe situazioni sono generate dall’aver rifiutato Dio.

Il Papa a Lampedusa: sembrano passati anni, né i giornali né i politici prestano più un’attenzione vera al dramma umano che si consuma ogni giorno. Almeno fino alla prossima grave tragedia: allora si ricomincerà  il balletto che farà vendere più giornali e permetterà a politici di quart’ordine di ergersi a paladini di poveri e sfruttati.

E’ la dimostrazione che dei poveri migranti, della loro umanità ferita e sofferente, importa proprio a pochi: il loro dolore, la loro miseria, è merce che torna buona per calcoli e interessi politici.
Altrimenti, una qualche iniziativa – interna e internazionale – sarebbe stata pensata, messa in atto, sarebbe stato dato un indirizzo politico per affrontare il problema dell’immigrazione, soprattutto di quella clandestina. Sarebbe stato anche valorizzato lo sforzo dei nostri militari che in questi anni hanno salvato migliaia e migliaia di vite nel Mediterraneo.

Davanti a questa nuova ondata di sbarchi è allora opportuno ribadire che bisogna fare il possibile perché non ci siano queste avventure in mare: fatto salvo il dovere di soccorrere chi è in pericolo e prestargli ogni soccorso, l’unica strada possibile per evitare tragedie nel Mediterraneo è fare in modo che non partano questi barconi: accordi con i governi dai cui stati partono le imbarcazioni, accordi con l’Alto Commissariato per i rifugiati per effettuare screening nei paesi coinvolti (per individuare chi ha diritto all’asilo politico  e chi non), interventi politici ed economici sui paesi di origine da cui gli immigrati fuggono; sono solo alcune delle possibili iniziative per affrontare in modo serio il problema. Ma il “governo del fare” e gli impegnatissimi presidenti delle Camere hanno cose più importanti cui pensare.