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L’abortista Biden cancella le misure pro vita di Trump

Ordine esecutivo del neo presidente degli Usa che abolisce alcune delle principali misure pro vita di Trump. Abrogata la cosiddetta “Mexico City Policy” e ordinati il rifinanziamento dell’Unfpa, la modifica del Titolo X e la fuoriuscita dalla Dichiarazione di Ginevra che ribadiva l’inesistenza di un diritto internazionale all’aborto. Il tutto proprio nei giorni della "March for Life".

Si è conclusa ieri, dopo due giorni di eventi, la Marcia per la Vita di Washington, la più grande manifestazione pro life del mondo. Biden adotta di fatto la politica del “Cancel Trump” rispetto a tutte le misure pro vita del precedente esecutivo. Il presidente della Commissione per la Vita della Conferenza episcopale statunitense, l’arcivescovo Joseph Naumann, ha speso parole di fuoco contro le misure adottate in questi giorni dall’Amministrazione Biden.

Trump, in uno dei suoi ultimi atti da presidente, aveva proclamato (anche per quest’anno) la “Giornata nazionale della sacralità della vita” per il 22 gennaio, giorno della terribile sentenza della Corte suprema nel caso Roe vs Wade (1973).

Joe Biden e Kamala Harris, in quello stesso giorno, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui ribadiscono il proprio impegno ad abolire il divieto di finanziamenti ad istituzioni e organizzazioni internazionali che promuovono o praticano l’aborto all’estero come metodo di pianificazione familiare. Una coincidenza? No. Proprio nel primo dei due giorni (28 e 29 gennaio) di eventi della Marcia per la vita di Washington, a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone collegate attraverso Internet, Biden ha firmato il suo ordine esecutivo per abolire la trumpiana “Protecting Life in Global Health Assistance Policy”, la versione estesa della vecchia Mexico City Policy introdotta da Reagan. Uno schiaffo in faccia sonoro, quello di Biden, alla maggioranza di tutti gli americani di ogni credo politico (77%) che ancor oggi - lo dimostra un recentissimo sondaggio - rifiutano l’idea di pagare con le proprie tasse l’aborto all’estero.

Con il suo ordine esecutivo del 28 gennaio Biden ha inoltre deciso la revisione e revoca (appena possibile) delle modifiche legislative introdotte da Trump nel 2019 riguardanti il Titolo X della Legge sui Servizi Sanitari, modifiche che impediscono di finanziare con i fondi di quel programma federale le organizzazioni che non separano i servizi di pianificazione familiare dalle strutture abortive (vedi qui).

Andando a leggere l’ordine in dettaglio, si specifica non solo la revoca del memorandum presidenziale del 23 gennaio 2017, firmato da Trump a favore della reintroduzione della “Mexico City Policy” estesa, ma Biden dà anche incarico al Segretario di Stato, al Segretario della Difesa, al Segretario della Sanità e dei Servizi Umani, all’amministratore dell’Usaid e ai funzionari competenti di tutte le altre agenzie coinvolte nell’assistenza estera, di prendere “tutte le misure necessarie per attuare questo memorandum, in modo appropriato e coerente con la legge applicabile”. Tra queste misure “necessarie” fin da subito, ogni dipartimento dell’Amministrazione deve “cessare immediatamente” di imporre le suddette condizioni (pro life) in qualsiasi futuro sussidio. Inoltre si “sospenderanno, rivedranno o revocheranno tutti i regolamenti, ordini, documenti di orientamento, politiche e qualsiasi altra azione simile dell’agenzia che siano stati emessi in conformità con il memorandum presidenziale del gennaio 2017”.

Gli Usa dovranno anche ritirare il proprio patrocinio alla “Dichiarazione di Consenso di Ginevra, la coalizione internazionale di 34 paesi promossa da Trump e Pompeo lo scorso ottobre per favorire politiche pro family e pro life nel mondo e ribadire che non esiste un diritto internazionale all’aborto. La Dichiarazione è stata immediatamente cancellata dai siti ufficiali delle agenzie dell’Amministrazione americana.

Al nuovo Segretario di Stato, Antony Blinken, in collaborazione con la nuova direttrice dell’Usaid, Samantha Power, entrambi fedeli promotori dei diritti di “salute riproduttiva” e perciò dell’aborto, Biden ha anche ordinato di intraprendere i passi necessari per ristabilire i finanziamenti del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) e garantire che “vengano indirizzati fondi adeguati per sostenere i bisogni di salute delle donne a livello globale, compresi la salute sessuale e riproduttiva e i diritti riproduttivi”.

Al Congresso sono centinaia i parlamentari - in grande maggioranza Repubblicani più alcuni Democratici - che hanno presentato leggi a difesa della vita e decine gli Stati che stanno approvando leggi pro life. Il popolo della Marcia per la Vita resisterà al tornado Biden.

Sempre ieri, Biden ha presentato quattro ordini esecutivi per promuovere l’uguaglianza razziale. “Siamo tutti figli di Dio; dovremmo trattarci l’un l’altro come vorremmo essere trattati noi stessi”, ha detto Biden: parole, tuttavia, inconciliabili con le sue stesse decisioni.

Lo scorso anno Trump non era solo stato il primo presidente degli Stati Uniti d’America a partecipare alla “Marcia per la Vita”, non solo aveva ricordato la sacralità di ogni vita umana come un “dono prezioso e sacro di Dio”, non solo aveva nei suoi primi tre anni di presidenza dimostrato coi fatti di difendere e promuovere la vita nascente… Trump e il suo governo si sono battuti come leoni sino all’ultimo giorno del loro incarico.

Le decisioni prese sinora da Biden, a dieci giorni dall’entrata in carica, vanno invece tutte nella direzione opposta, cancellano le misure pro vita di Trump, come preteso dalle grandi multinazionali dell’aborto, e prefigurano possibili nuove decisioni capaci di favorire ancora di più la liberalizzazione dell’aborto a livello federale.

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