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La triste parabola dei 5 Stelle che corteggiano il Pd

Pur di non tornare alle urne, dalle quali uscirebbero a dir poco decimati, essendo in caduta libera in tutti i sondaggi, i pentastellati si stanno dimostrando disponibili a rinnegare ogni loro credo, ogni loro battaglia del passato. L’importante per loro è rimanere abbarbicati alle poltrone

La coerenza in politica non è una qualità ma una ingenuità. Se ne stanno rendendo conto anche i grillini, che pure erano partiti con ben altri proclami. Predicavano onestà, trasparenza, diversità dalla casta. Ora sono diventati i più accaniti difensori dello status quo e vanno a braccetto con i garanti dei poteri forti, Pd in primis.

Pur di non tornare alle urne, dalle quali uscirebbero a dir poco decimati, essendo in caduta libera in tutti i sondaggi, si stanno dimostrando disponibili a rinnegare ogni loro credo, ogni loro battaglia del passato. L’importante per loro è rimanere abbarbicati alle poltrone, che in caso di elezioni anticipate mai più riconquisterebbero. L’essenziale è non tornare alle precedenti occupazioni (per chi di loro ne aveva una), perdendo i privilegi connessi allo status di parlamentare o di membro del governo.

Non si spiega altrimenti l’imbarazzante sceneggiata di Beppe Grillo, che mostra un atteggiamento opposto a quello di qualche anno fa, all’epoca dello streaming con Pierluigi Bersani. Nel marzo 2013, dopo il voto politico che regalò all’Italia lo stallo di tre poli quasi equivalenti in termini elettorali, il fondatore del Movimento scelse la via del rifiuto di ogni accordo con centrodestra e centrosinistra e rifiutò sdegnosamente le avance dell’allora segretario del Pd, Pierluigi Bersani, che gli aveva proposto di fare un governo insieme. Lo streaming certificò l’umiliazione dei vertici pd da parte degli spavaldi pentastellati, che si sentivano ormai padroni dell’Italia. Rimasero in realtà all’opposizione per l’intera legislatura scorsa, mentre in questa sono risultati il primo partito e quindi hanno cambiato alleato (prima la Lega, ora le sinistre), ma sono rimasti al governo.

Oggi il comico grillino cambia completamente registro. Di fronte a un Luigi Di Maio che dimentica di essere Ministro degli esteri, diserta i vertici internazionali e trascorre tutto il tempo in Italia per tentare disperatamente di frenare l’emorragia di consensi, Beppe Grillo non solo  blinda l’accordo con i Dem ma addirittura rilancia l’esigenza di un nuovo contratto di governo che, a partire da gennaio, dopo l’approvazione della manovra finanziaria e la pausa natalizia, possa consolidare l’asse con le sinistre. Prima il Pd era il partito della conservazione, dei poteri forti, di Bibbiano, ora diventa l’alleato ideale, di cui non si può addirittura fare a meno. L’odiato nemico diventa il miglior amico. I miracoli della politica. Il ragionamento di Grillo sarà stato più o meno il seguente: meglio mendicare un accordo con il Pd e restare in sella per altri tre anni, che sottoporsi al giudizio degli elettori. Vista l’aria che tira, i pentastellati ben difficilmente tornerebbero al governo e quindi preferiscono godersi la pacchia finchè dura.

Non meno incoerente è l’atteggiamento del Partito democratico. All’epoca del governo giallo-verde, non dieci anni fa, ma soltanto quattro mesi fa, i leader Dem tuonavano contro il blocco sovranista-populista, additando i Cinque Stelle come una parte della destra italiana. Nicola Zingaretti ripeteva a ogni piè sospinto che per lui Carroccio e 5 Stelle pari erano, cioè due facce della stessa medaglia, due volti della destra becera e anti-europeista e che, in caso di caduta del governo Conte, il Pd non si sarebbe reso disponibile ad alcun accordo con i pentastellati, proprio per favorire un rapido ritorno alle urne. Oggi i Dem (e perfino Leu e i renziani), non solo governano con i vituperati grillini, ma addirittura li corteggiano in Emilia Romagna e Calabria per presentare liste comuni alle elezioni regionali e tentare di impedire al centrodestra di conquistare due feudi tradizionalmente rossi. Sia Zingaretti che Roberto Speranza, Ministro della salute e leader di Leu, invocano un’alleanza organica e politica con i grillini per presentarsi uniti agli elettori, in nome di “valori comuni e programmi condivisi”.

E’ evidente che a muovere queste dichiarazioni è solo la brama di potere, che invoglia gli attuali governanti a rimanere in carica il più possibile, sia per spartirsi nella prossima primavera le poltrone più ambite in aziende con Eni o Leonardo, sia per tentare di far logorare Matteo Salvini, che al momento però naviga col vento in poppa in tutti i sondaggi.