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La questione / 3

La tesi nascosta: per la FSSPX i sacramenti “conciliari” sono dubbi

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Per Lefebvre tutta la gerarchia della Chiesa “conciliare”, papa incluso, amministra sacramenti la cui validità è dubbia. E la Fraternità, dopo di lui, non ha mai cambiato posizione, sebbene per “pudore” strategico eviti di esplicitare questa posizione. Alcuni esempi concreti.
- Dossier: Il caso FSSPX

Editoriali 08_08_2026

La posizione di mons. Marcel Lefebvre ha di fatto decretato che la Chiesa cattolica non è più là dove ci sono il papa e i vescovi in comunione con lui. Bisognava dunque dare “vescovi cattolici” alla Chiesa, perché continuassero la Chiesa, la Tradizione, e trasmettessero il vero sacerdozio e i veri sacramenti.

A questo riguardo c’è un aspetto fondamentale alla base delle posizioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X, e che mons. Lefebvre solleva proprio nell’omelia delle ordinazioni episcopali illecite del 1988: «Voi sapete bene, miei cari fratelli, voi sapete bene che non si possono avere dei sacerdoti senza vescovo. Tutti questi seminaristi che sono qui presenti, se domani il buon Dio mi chiama, e sarà senza dubbio presto, bene, questi seminaristi da chi riceveranno il sacramento dell’ordine? Dai vescovi conciliari, i cui sacramenti sono tutti dubbi, dal momento che non si sa esattamente quali siano le loro intenzioni? Non è possibile! Ora, chi sono i vescovi che hanno custodito veramente la Tradizione, che hanno custodito i sacramenti così come la Chiesa li ha dati per venti secoli fino al concilio Vaticano I? Ebbene, siamo mons. De Castro Mayer e io. Non ci posso far niente, è così».

Dunque, per Lefebvre, tutta la gerarchia della Chiesa, papa incluso, non solo non è più cattolica, non solo è scismatica, in quanto aderisce, secondo la sua espressione, ad un “concilio scismatico”, ma amministra anche sacramenti la cui validità è universalmente dubbia. E così, da quasi sessant’anni, un cattolico “conciliare” non sa più se sta ricevendo davvero l’Eucaristia, se è stato veramente cresimato, se il suo parroco è davvero un sacerdote e il suo vescovo un vero vescovo. Tutto dubbio: parola di Lefebvre. E la FSSPX non ha mai cambiato posizione. È questo un aspetto estremamente delicato, di cui moltissime persone, inclusi prelati e teologi, sono quasi completamente all’oscuro e che merita perciò di essere posto sotto i riflettori.

Molti ignorano alcuni comportamenti “curiosi” dei sacerdoti – e dei fedelissimi – della FSSPX: ci si genuflette davanti ai tabernacoli delle “chiese conciliari” con riserva mentale (del tipo: “Ti adoro, mio Dio, se sei presente in questo tabernacolo”); non si utilizzano le particole nei tabernacoli di queste chiese; si ripetono, sotto condizione, due dei tre sacramenti che imprimono il carattere – ossia la confermazione e l’ordine – quando si ha il dubbio della loro validità o per la materia utilizzata (altri oli, anziché l’olio di oliva) o per l’intenzione del ministro del sacramento.

In pratica, per la FSSPX tutti i sacramenti riformati della “chiesa conciliare” – eccettuati il battesimo e il matrimonio – sono di dubbia validità. La Fraternità ha sempre avuto un certo “pudore” nel manifestare questa sua posizione, per motivi puramente strategici: la gente meno addentro alla crisi della Chiesa potrebbe non capire, i rapporti con la Santa Sede, con i vescovi e i parroci si potrebbero rovinare. Dopo tutto, non è molto bello dire a un vescovo che ti ha appena firmato un visto per permettere ad un seminarista proveniente dall’estero di stare in seminario, o a un parroco che ti ha appena prestato la chiesa per un pellegrinaggio o un matrimonio, che non siamo certi che la loro ordinazione sia valida...

Qualche esempio, per avere un quadro più preciso di quanto stiamo descrivendo. Un sacerdote ex-FSSPX, ora Legionario di Cristo, P. Georg Elsbett, ha di recente testimoniato di essere a conoscenza che diversi sacerdoti che si erano uniti alla FSSPX dopo la loro ordinazione, sono stati ri-ordinati. E riporta il caso di uno di loro, sulla cui ordinazione presbiterale i superiori della Fraternità avevano sollevato seri dubbi. La motivazione? «Perché chi lo ha ordinato sarebbe un “modernista” […]. Si dubitava che la comprensione dei sacramenti di chi lo aveva ordinato fosse conforme alla dottrina cattolica. Il nome di chi lo ha ordinato? Papa Giovanni Paolo II». La motivazione è semplicemente assurda. Al ministro che conferisce il sacramento, ai fini della validità, la Chiesa non ha mai richiesto una comprensione cattolica dei sacramenti, ossia di credere quello che crede la Chiesa, ma solamente l’intenzione di fare quello che fa la Chiesa (detta anche debita intentio). La distinzione è vitale e ne parleremo in modo più approfondito nel numero della Bussola Mensile di ottobre; qui ci basti chiarire che con l’espressione “fare ciò che fa la Chiesa” si intende in sostanza che l’intenzione del ministro verta sull’azione sacra posta nel modo debito, ossia con la forma e la materia voluti dalla Chiesa, indipendentemente da quello che egli creda e da ciò che si proponga.

Don Jean-Michel Gleize, FSSPX, resosi probabilmente conto che quanto aveva affermato Lefebvre circa le intenzioni dei vescovi “conciliari” rischiava di cozzare contro l’insegnamento tradizionale della Chiesa sull’intenzione del ministro, ha posto una pezza peggiore del buco. In un articolo sul Courrier de Rome, ammetteva che non si tratta di avere la stessa fede della Chiesa, ma sosteneva che proprio conformandosi ai nuovi libri liturgici non si fa più ciò che fa la Chiesa. Vediamo cosa scriveva dei vescovi “modernisti”: «Se questo vescovo si avvale di un rito che è senza dubbio quello della Chiesa, come il rito tradizionale, anche se non crede a ciò che fa la Chiesa, tuttavia vuole fare ciò che fa la Chiesa e ha dunque l’intenzione di trasmettere il sacerdozio». Se invece il vescovo «usa un nuovo rito, e questo (così com’è concretamente celebrato e non solamente in conformità alla Editio typica) è dubbiosamente quello della Chiesa, allora è dubbio che questo vescovo voglia fare quello che fa la Chiesa, ma questo dubbio proviene dal rito concretamente celebrato, e non dal fatto che il vescovo sia modernista».

Che cosa significa quel «così com’è concretamente celebrato»? Lo spiega subito dopo: «Il difetto d’intenzione è causato non dal modernismo dei vescovi o dei preti, ma dal modernismo dei nuovi riti e dei nuovi sacramenti»; e così le intenzioni dei ministri sono dubbie precisamente «nella misura esatta in cui i nuovi riti riformati da Paolo VI sono dubbi». E così conclude che per la cresima e l’unzione degli infermi si ha un dubbio «a motivo della materia», per l’Eucaristia «a motivo dell’ambiguità del nuovo rito che falsa l’intenzione del celebrante», per l’ordine «la problematica è analoga a quella della Messa, la validità delle celebrazioni concrete può essere valutata solo caso per caso».

Non è solo teoria: è pratica. Leggete cosa scriveva il 12 agosto 1998 in una lettera mons. Tissier de Mallerais, uno dei quattro vescovi consacrati da Lefebvre, riguardo a mons. Salvador Lazo Lazo, vescovo emerito di San Fernando de la Union (Filippine), che negli ultimi anni della sua vita si avvicinò alla FSSPX (le sue esequie furono celebrate da mons. Bernard Fellay). Ad un domenicano d’Avrillé che gli aveva inviato un libro sulle ordinazioni anglicane, scrisse: «Dopo averlo letto rapidamente, ne traggo un dubbio sulla validità delle consacrazioni episcopali conferite secondo il rito di Paolo VI. […] Per quanto riguarda monsignor Lazo, sarebbe difficile per noi spiegargli queste cose; l’unica soluzione è quella di non chiedergli né di confermare né di ordinare». Mons. Lazo era stato infatti consacrato vescovo con il Pontificale riformato da Paolo VI. Nel PS della lettera, mons. Tissier, di fronte al fatto che mons. Lazo aveva già amministrato delle cresime ai fedeli della FSSPX, aggiungeva che questi sacramenti erano validi «in virtù della supplenza della Chiesa (can. 209), poiché un semplice sacerdote conferma validamente se dotato di giurisdizione. E non vediamo come far presente il nostro dubbio presso mons. Lazo. Quindi silenzio e discrezione su questo tema, per favore!».

E così, secondo la FSSPX, degli oltre trecento vescovi consacrati da Giovanni Paolo II non si ha la certezza che siano veri vescovi; e se questo vale per il papa, figuriamoci per gli altri vescovi che hanno a loro volta ordinato nuovi vescovi. Dunque oggi, per la FSSPX, di nessuno dei quasi 5500 vescovi cattolici abbiamo la certezza che sia un vero vescovo (papa Leone XIV incluso), se non quei pochi anziani rimasti che sono stati ordinati prima della riforma liturgica e quelli di cui la stessa FSSPX ci rassicurerà; e di conseguenza, anche degli oltre 400 mila sacerdoti cattolici, che da questi vescovi dubbi sono stati ordinati, non sappiamo chi sia veramente sacerdote.

Ora, senza una vera e certa gerarchia e senza veri e certi sacramenti, come si può ancora sostenere che la Chiesa cattolica sia indefettibile? La risposta ce l’ha data Lefebvre: consacrando, contro la volontà del papa, dei vescovi. Si capisce così cosa intenda veramente la FSSPX quando parla di stato di necessità: assicurare alla Chiesa gli unici vescovi veramente vescovi e veramente cattolici. Contro la volontà del capo della Chiesa, vicario di Cristo sulla terra.

3. Fine



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