• CACCIA ALLE STREGHE

La Spagna rossa indaga sugli abusi… ma solo della Chiesa

Con il sostegno dei socialcomunisti di Sanchez e Iglesias, il Congresso ha stabilito di creare una commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali sui minori nella Chiesa. Una mossa orchestrata insieme alla stampa progressista, che ignora l’entità degli abusi in altri contesti e istituzioni. E i vescovi ribattono.

Ora nella Spagna socialcomunista di Sanchez e Iglesias, in crisi di popolarità, la maggioranza rossa istituisce una commissione politica per indagare gli abusi sessuali sui minori, ma solo i presunti abusi di sacerdoti e religiosi della Chiesa cattolica. L’ufficio di presidenza del Congresso dei deputati ha deliberato, martedì 1 febbraio, con il voto contrario del PP e di Vox, di creare una commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali sui minori all’interno della Chiesa cattolica, una richiesta fatta dai parlamentari di Podemos e della sinistra di Esquerra Republicana, gli ex terroristi e indipendentisti di EH Bildu e sostenuta dal gruppo dei socialisti del premier Sanchez.

In parole povere, la maggioranza di governo mette sotto processo la Chiesa. L’iniziativa, con il voto di martedì, ha superato il primo filtro parlamentare e ora può avviarsi al dibattito in aula, dove i partiti di governo godono di una discreta maggioranza. I partiti guidati da Pablo Casado (Popolari) e Santiago Abascal (Vox) hanno ritenuto che la Chiesa non possa essere soggetta al controllo del governo e che la questione dovrebbe essere risolta nei tribunali del Paese, in base a denunce precise e circostanziate e imputati che personalmente ne rispondano. La maggioranza ha preferito un’altra strada, quella del giudizio politico. Poiché la prossima settimana non ci sarà sessione plenaria a causa delle elezioni regionali del 13 febbraio, il dibattito della commissione sugli abusi nella Chiesa non si terrà prima del 17 febbraio.

Nel frattempo, l’ufficio del procuratore generale già da lunedì 31 gennaio, forse prevedendo o essendo informato della volontà della maggioranza politica di governo, ha chiesto ai 17 procuratori provinciali di tutta la Spagna di inviargli entro dieci giorni tutti i procedimenti penali in corso riguardanti le aggressioni sessuali e gli abusi sui minori nella Chiesa. Con questa richiesta, l’organismo guidato dall’ex ministro alla Giustizia dello stesso Governo Sanchez, Dolores Delgado, vuole ottenere una radiografia del problema della pederastia nella Chiesa. Tutto perfettamente orchestrato dai socialisti e dalla stampa progressista guidata da El País, che il 19 dicembre scorso aveva già chiesto la commissione di inchiesta. Almeno sinora la tabella di marcia per portare la Chiesa al patibolo procede senza intoppi, ma la Chiesa spagnola non farà gli errori recenti di altre conferenze episcopali.

La campagna di accuse ad alzo zero è iniziata su El País, come dicevamo, con la pubblicazione di un’inchiesta su 251 casi di pederastia nella Chiesa spagnola; lo stesso giornale informava di aver consegnato lo studio al presidente della Conferenza episcopale spagnola, Juan José Omella, e, sin dal 2 dicembre, a Papa Francesco. Lo stesso Omella lo aveva poi trasmesso al tribunale ecclesiastico della sua diocesi, che lo ha registrato, in modo che l’indagine potesse iniziare e ne aveva parlato con il Santo Padre. Il 22 dicembre il giornale aveva pubblicato un editoriale intitolato “La Chiesa ed El País”, nel quale si accusava la Chiesa di “non voler indagare gli eventi terribili e invece squalificare senza argomenti né prove il rapporto prodotto sugli abusi sessuali nella Chiesa”, e invitava a svolgere indagini come negli Stati Uniti, in Francia e Germania (dove si è usata l’indagine per attaccare Benedetto XVI).

La Conferenza episcopale spagnola aveva avuto solo l’ardire di auspicare che “le accuse contenute nel suddetto rapporto fossero più rigorose, poiché il suo contenuto, di natura molto eterogenea, rende difficile trarre conclusioni utili per un’eventuale indagine”, ma restava disponibile a valutare l’incarico ad una commissione di esperti indipendenti per indagare i casi. Forse è proprio a causa di questa volontà della Chiesa spagnola, che avrebbe ulteriormente indagato in un tempo congruo, che si spiega la fretta delle sinistre massimaliste e dei socialisti di portare la stessa Chiesa alla gogna pubblica.

Rispetto alla decisione parlamentare in favore della commissione d’inchiesta, il segretario generale della Conferenza episcopale Luis Argüello ha detto di non ritenere che il Parlamento sia il posto giusto per affrontare questo problema, spiegando che “le questioni politiche” e la visibilità avranno più influenza del “reale interesse verso le vittime”. Argüello ha aggiunto che i promotori dell’iniziativa “danno un giudizio generale dicendo che la Chiesa non è uno spazio sicuro, mentre il problema degli abusi è di tutta la società spagnola e non riguarda solo i membri della Chiesa, che rappresentano una percentuale molto piccola di casi… che la Chiesa sta indagando con fermezza sin dal 2002”.

La dichiarazione è stata accolta con disprezzo, al punto che il premier Sanchez ha deciso di incontrare giovedì 3 febbraio alcune delle vittime degli abusi sessuali compiuti dai soli sacerdoti e religiosi, ma non da altri soggetti o membri di altre istituzioni pubbliche o private. L’operazione è così smaccatamente mirata a colpire la Chiesa spagnola e farne una vittima sacrificale che Miguel Hurtado, il primo a denunciare gli abusi sessuali sui minori nell’Abbazia di Montserrat, pur compiaciuto della decisione del Congresso, ha detto al quotidiano ABC  di credere che la commissione parlamentare debba affrontare il problema dell’imprescrittibilità di questo tipo di crimine e indagare anche nelle altre istituzioni; imprescrittibilità che esiste nella Chiesa cattolica grazie alle riforme volute da papa Benedetto XVI (non esiste in quasi nessun altro ordinamento statale).

Sanchez e i suoi ascari vogliono invece fare una carneficina della Chiesa e della fede popolare, pur sapendo che dei circa mille casi all’anno di pederastia la quasi totalità viene perpetrata in altre istituzioni anche a causa del cyberbullismo.

La Chiesa, i vescovi e i laici spagnoli non devono retrocedere di un millimetro nella difesa della libertà di culto, di educazione, del diritto alla vita e alla famiglia. La Spagna non sarà un’altra Irlanda, non si farà sottomettere dal potere e dalle menzogne sinistre: dovrà essere la prima a denunciare e chiedere perdono alle vittime (dove c’è colpa), ma senza lasciare l’educazione dei bambini in balìa della tirannia abortista ed Lgbt, oggi promossa dai nuovi giacobini anticristiani.

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