• ASSISTENZIALISMO

La sinistra non ha abolito la povertà. L'ha moltiplicata

In undici anni di governi di sinistra o tecnici, i poveri sono aumentati sensibilmente. Solo dal 2011 al 2013 (governo Monti), i cittadini in povertà assoluta sono passati dall'essere il 4,4% al 7,3%. Oggi sono quasi il 10%. La sinistra vanta politiche di sussidi per i poveri e contesta la destra "dei ricchi". Ma i risultati si vedono.

Senza tetto

La retorica pauperista è una delle componenti dominanti delle polemiche di questi mesi sulla manovra di bilancio in discussione in Parlamento. In particolare da sinistra si insiste molto sull’esplosione di nuove povertà e si sottolinea il fatto che molte famiglie faranno fatica ad arrivare alla fine del mese, anche tirando la cinghia, a causa dell’impennata delle bollette di luce e gas e dell’aumento vertiginoso dell’inflazione. Diagnosi fedele all’evoluzione di questi mesi, non c’è che dire. Tuttavia, sarebbe anche onesto ricostruire la storia delle povertà nel nostro Paese e dunque identificare correttamente i responsabili di questo progressivo impoverimento del nostro Paese.

Se oggi le opposizioni di sinistra e le forze sociali imputano al governo la colpa di voler creare nuovi poveri, facendo pagare meno tasse ai ricchi e togliendo il reddito di cittadinanza, dovrebbero spiegare agli italiani perché negli ultimi dieci anni la quantità di poveri nel nostro Paese è più che raddoppiata, nonostante al governo ci siano stati quasi soltanto governi di centrosinistra o governi tecnici. In particolare il Pd, pur perdendo sempre le elezioni, è rimasto stabilmente al governo con ruoli di primo piano.

E’ illuminante partire da una fotografia dello stato attuale delle cose per poi andare a ritroso. Ed è doveroso un chiarimento. Essere in "povertà assoluta" significa non avere i mezzi per vivere con dignità. Secondo l'Istat sono in questa condizione 5 milioni di persone, ovvero 1,8 milioni di famiglie, l'8,3% della popolazione residente. Praticamente 1 persona su 12. Cifre ancora più allarmanti arrivano dalla Caritas (21° Rapporto su povertà ed esclusione sociale”), secondo la quale sono cinque milioni e 571mila le persone senza mezzi sufficienti per condurre una vita dignitosa. Si tratterebbe, quindi, di quasi il 10% della popolazione residente nel nostro Paese nel 2021, circa 2 milioni di famiglie. Nella maggior parte delle quali, la povertà si tramanda di genitore in figlio. Inoltre, per almeno 4 studenti su 5 che vivono in famiglie povere, la pandemia ha influito significativamente sulla pianificazione del proprio futuro, soprattutto in termini negativi. Il che conferma l’impatto devastante sul piano socio-economico che hanno avuto restrizioni e lockdown decisi in periodo di covid.

La crescita numerica dei poveri è stata pressochè costante, ma con un’accelerazione negli ultimi 11 anni, a partire dalla caduta dell’ultimo governo Berlusconi e dall’avvento del governo Monti, che avrebbe dovuto salvare l’Italia da un probabile default (era la motivazione ufficiale di quell’avvicendamento) e risanare i conti dell’Italia. E invece proprio tra il 2011 e il 2013, anni di permanenza a Palazzo Chigi del Senatore a Vita Monti, sempre stando ai dati ufficiali dell’Istat, in larga parte identici a quelli della Caritas, si è registrato l'incremento più drammatico in termini di povertà: in un solo triennio i poveri assoluti sono passati dal 4,4 al 7,3% della popolazione.

Per la precisione, dal 2005 al 2021 il numero di italiani in povertà assoluta è quasi triplicato, passando da 1,9 milioni a circa 5,6 milioni. Le famiglie povere sono raddoppiate, passando da 800 mila a 1,96 milioni, cioè il 7,5% del totale. Dopo quasi dieci anni di crisi, dunque, la povertà assoluta in Italia è raddoppiata: nel 2005 circa 2 milioni di persone si trovavano in questa condizione, ovvero il 3,3% della popolazione. E la situazione sembra destinata a peggiorare nei prossimi mesi, perché il potere d’acquisto delle famiglie scenderà progressivamente a causa dell’aumento dei prezzi di cibi e beni di prima necessità, oltre che di carburanti e fonti energetiche.

Stupisce che quasi nessuno si faccia una domanda elementare: se negli ultimi dieci anni il Pd e le altre forze di sinistra, anche appoggiando governi tecnici, con le loro politiche assistenzialistiche non hanno fatto altro che moltiplicare le povertà, perché non provare a lasciar governare il centrodestra e misurare nel concreto l’efficacia delle sue politiche? Siamo sicuri che le scelte di politica fiscale adottate dall’attuale esecutivo non possano contribuire a rilanciare la produzione e i consumi e consentire alle imprese di tornare ad assumere stabilmente? Se la stragrande maggioranza dei percettori del reddito di cittadinanza è rimasta senza lavoro nonostante il supporto dei costosissimi navigator, peraltro diventati anch’essi disoccupati, non è il caso di provare a sostenere in altro modo gli indigenti, senza dare loro l’idea che quel sussidio possa essere erogato a vita anche a chi avrebbe tutte le carte in regola per lavorare dignitosamente?

Queste domande non se le pongono i detrattori del governo e coloro i quali lo attaccano a prescindere, senza attendere di capire quale effetto potranno avere i suoi provvedimenti. La sinistra è stata da sempre considerata vicina ai poveri, ma nelle ultime elezioni ha perso milioni di elettori che probabilmente l’hanno punita proprio perché ha scelto di stare nei salotti e nei palazzi anziché nelle piazze. Ora, però, dopo aver creato interi eserciti di nuovi poveri, pretende di impartire lezioni di governo a chi sta provando ad affrontare le povertà con ricette diverse dalle sue. In democrazia bisogna accettare il verdetto delle urne e fare opposizione in modo costruttivo per migliorare l’efficacia delle scelte fatte da chi governa. Demolire sempre e comunque tutto ciò che fanno i governi è l’andazzo che nel nostro Paese ha determinato la drammatica situazione anche socio-economica nella quale ci troviamo.

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