• L'EDITORIALE

La rivolta in Medio Oriente e noi

Un filo rosso lega le rivolte che si stanno consumando in tutto il Nordafrica e Medio Oriente: è in atto un cambiamento epocale il cui esito non è per ora possibile prevedere...


«La Tunisia è la soluzione» diceva un cartello dei manifestanti ieri in Egitto. E’ il segno che c’è un filo rosso che lega le diverse rivolte che stanno scoppiando in tutto il Nordafrica e Medio Oriente: Tunisia, Algeria, Libano, Egitto, Yemen, tanto per citare i paesi finiti in questi giorni sulle prime pagine dei giornali.

E’ un filo rosso che lega situazioni politiche e sociali molto diverse, in alcuni casi neanche lontanamente assimilabili, ed è un filo rosso che in effetti contraddice quanto scritto su quel cartello: non c’è già una soluzione. C’è invece una grande turbolenza, un grande rivolgimento, c’è un’aria di rivolta generalizzata ma senza che si possa prevedere per ora alcun esito di questa crisi.
Non c’è per ora una soluzione in Tunisia, dove è di fatto fallito anche il tentativo di un governo di transizione che porti alle elezioni, mentre la rivolta continua; non c’è una soluzione in Libano, dove il governo varato dagli Hezbollah sembra aver aperto più problemi di quanti ne abbia risolti; non c’è uno sbocco chiaro neanche in Egitto dove la rivolta sembra aver preso in contropiede anche i più forti avversari del presidente Mubarak, i Fratelli Musulmani.

L’unica cosa certa è che siamo di fronte a eventi epocali che hanno le potenzialità di ridisegnare il volto della regione. Ci sarà una svolta fondamentalista? Si metterà in moto un processo democratico, almeno in alcuni paesi? O le vecchie nomenclature riusciranno comunque a riciclarsi e riprendere il controllo della situazione, perpetuando regimi autoritari e corrotti? E poi: emergerà davvero l’Iran come nuova potenza regionale, oppure Egitto e Arabia Saudita saranno ancora in grado di ritornare i principali attori in Medio Oriente? Al momento è impossibile dirlo, troppe sono le variabili che potrebbero spingere per una soluzione o l’altra, non ultima l’atteggiamento e gli interessi delle grandi potenze in questo rimescolìo.

E proprio su questo ultimo punto è importante fare attenzione: ci sono interessi immediati che consigliano di seguire e accompagnare da vicino questi eventi. Ciò che avviene sull’altra sponda del Mediterraneo, ad esempio, avrà comunque grandi ripercussioni per l’Italia e l’Europa, come ha già spiegato perfettamente Robi Ronza su questo quotidiano. E le sorti dell’Egitto saranno decisive per gli equilibri in tutto il Medio Oriente: non a caso gli Stati Uniti stanno già intervenendo per evitare che i vertici dell’esercito abbandonino Mubarak come è invece successo in Tunisia per il presidente Ben Alì (il capo di stato maggiore delle forze armate egiziane è in questi giorni a Washington).

Ma gli interventi sull’immediato devono avere come orizzonte il processo a lungo termine che padre Giuseppe Scattolin ha ben evidenziato nell’intervista a La Bussola Quotidiana: c’è un grande travaglio nel mondo islamico, un inizio di processo di rinnovamento culturale che – anche nel nostro interesse – deve essere favorito. La Tunisia è storicamente il paese dove gli studiosi islamici sono più preparati a un confronto con la modernità, ma – come ci ha testimoniato padre Scattolin – anche nell’Università Al Azhar del Cairo qualcosa si sta muovendo. E’ importante sostenere questo movimento, sia evitando mosse che possano provocare reazioni di chiusura; sia studiando con attenzione e aprendo canali di confronto con queste realtà (la Fondazione Oasis del cardinale Angelo Scola è un esempio); sia favorendo nei nostri paesi la presenza delle organizzazioni moderate anziché inseguire e corteggiare i movimenti più radicali, che finiscono per ricattarci.

In questo scenario risalta ancora di più la scelta profetica di Benedetto XVI che pone la libertà religiosa come criterio fondamentale della politica internazionale, contro le minacce più gravi che ci sono di fronte: il laicismo e il fondamentalismo. Guarda caso, laicismo e fondamentalismo sono le possibili derive – non auspicabili – della rivoluzione in atto in Nordafrica e Medio Oriente.