• IL RELATORE DIMESSO

La parabola di Leone

Il caso dell'on. Antonio Leone, relatore del PdL sulla legge contro l'omofobia. Prima aveva attirato le ire della lobby gay. Poi si è distinto come politico "super partes". Infine ha dato le dimissioni da relatore, contrario all'emendamento "anti-razzista" di Walter Verini.

Antonio Leone

Attenti a quei due. Scalfarotto e Leone. Uno del Pd, l’altro del PdL. Hanno firmato la stessa legge, anche se Leone si è dimesso, 24 ore prima dell'ultima votazione. Fino all'ultimo giorno di dibattito erano andati di perfetto accordo, rassicurando uno a sinistra (non vi preoccupate, siano stati costretti a cambiare un po’ il disegno di legge inziale ma la sostanza rimane), l’altro a destra (per carità, nessun reato d’opinione).
Hanno fatto, insomma, il gioco delle parti. Sentite Antonio Leone il 28 luglio: «Si tratta di una norma di civiltà che non ha nulla a che vedere con i temi etici. Questa legge non deve e non vuole rappresentare un primo passo per arrivare ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, ai quali io sono contrario. Non permettiamo alla demagogia dei bacchettoni di ogni schieramento di non scrivere una legge che tuteli principi minimi di civiltà a favore della dignità delle persone».

Ecco invece l’amico Ivan Scalfarotto, che su l’Espresso del 26 agosto, alla domanda «Ma questo dibattito non allontana quello sui matrimoni gay, o sulle unioni?», risponde: «Io direi che lo precede. Perché sono due cose diverse. E l'una viene logicamente prima dell'altra».

Di Scalfarotto ormai si sa tutto: è sempre stato favorevole al matrimonio gay, all’adozione e dalla sua ormai celebre postfazione al libro di Chiara Lalli, “Buoni genitori”, sembra di capire che approva tutto, anche il ricorso delle coppie di maschi omosessuali all’affitto degli uteri di donne utilizzate come contenitori di figli altrui.

Ma di Leone si è parlato meno, pur essendo il cavallo di battaglia all’interno del mondo conservatore. Non solo perché è del PdL, che non ha mai avuto un elettorato favorevole ai matrimoni gay, ma perché ostentatamente cattolico. Lo troviamo accanto a monsignor Leuzzi, cappellano della Camera, a inaugurare il presepe alla Camera; alla presentazione di un libro di Benedetto XVI, il 12 luglio 2012, sempre al fianco di monsignor Leuzzi…

In passato, però, si era espresso in modo che non era piaciuto alla comunità gay. Aveva per esempio affermato, nel salotto televisivo di KlausCondicio: «L'omofobia spesso è causata anche dagli eccessi dei Gay Pride. È esattissimo dire che, se ci fossero meno provocazioni e ostentazioni, probabilmente ci sarebbe meno omofobia». «Se vuoi la normalità, la devi chiedere in modo normale, altrimenti diventa una eccezionalità, una esagerazione che fa irrigidire» ha continuato Leone, specificando che «sostenere i matrimoni gay attraverso un Gay Pride che si presenta anche davanti a bambini, due uomini che si baciano, due donne che si toccano, fa parte di un impulso esagerato per mettere sul tavolo i problemi che ci sono».

Sul caso Biancofiore, cui Enrico Letta ritirò la delega a viceministro per le Pari Opportunità, in seguito alle proteste di associazioni gay: «La politica è oramai incapace di autogestirsi e corre dietro a chi fa la voce più grossa. Il caso della Biancofiore, a cui il presidente Letta ha cambiato le deleghe in seguito ad attacchi sproporzionati, spropositati e non democratici, fa parte di un clima politico di questo tipo. La lobby gay evidentemente ha chiesto la sua testa, ma se si chiede la testa di qualcuno perché ha idee diverse dalle proprie e poi chi raccoglie queste provocazioni le mette in atto, sbaglia chi la chiede o chi fa il passaggio?».

Antonio Leone, alla fine, si è dimesso da relatore durante la votazione del 18 settembre. Il motivo della rottura è stato l’emendamento a firma Walter Verini (Pd) che estende ai reati di omofobia le aggravanti previste dalla legge Mancino del 93, adottata in origine contro i reati di discriminazione e violenza anche razzista. L’emendamento è stato approvato da Ivan Scalfarotto. Ma Leone, contrario, si è dimesso. Forse troppo tardi, visto che la legge è passata comunque.