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Eritrea

La pace tra Eritrea ed Etiopia farà finire l’emigrazione illegale verso l’Europa?

Dopo quasi 20 anni di emergenza la pace tra Eritrea ed Etiopia priva di giustificazione il servizio militare senza limiti che ha indotto a emigrare clandestinamente centinaia di migliaia di eritrei

Migrazioni 09_08_2018

 

In Eritrea il servizio militare dovrebbe durare 18 mesi. Ma dal 1998, quando il paese è entrato in guerra con l’Etiopia per un problema di definizione del confine che divide i due paesi, il governo lo ha esteso indefinitamente e, siccome la firma di un accordo di pace continuava a essere rimandata anche dopo il cessate il fuoco deciso nel 2000 in attesa che una commissione internazionale stabilisse l’esatto confine, il governo eritreo ha continuato a imporre una leva senza limiti, giustificata dal permanere dello stato di emergenza. Quando il confine è stato definito, l’Etiopia non lo ha accettato, non  ha ritirato le proprie truppe e nel 2008, alla fine della Unmee, la missione Onu incaricata di monitorare il cessate il fuoco e far rispettare il confine tracciato, le tensioni si sono accentuate, con reciproche accuse di sconfinamenti e scontri armati, tanto intensi in particolare nel 2012 e nel 2016 da far temere un’altra guerra. Nel frattempo il servizio militare senza limiti è continuato trasformandosi di fatto in un sistema di lavoro forzato, retribuito con compensi irrisori. È questa la causa principale che ha indotto quasi 400.000 persone, circa il 9% della popolazione, a emigrare illegalmente. Però il 9 luglio i due paesi hanno finalmente firmato la pace, stabilendo immediatamente rapporti diplomatici, attivando contatti telefonici e voli aerei. Sembra una pace duratura che priva di giustificazione una leva che duri per anni e quindi la spinta a emigrare clandestinamente. Inoltre la ripresa dei rapporti bilaterali dovrebbe giovare al commercio e all’economia eritrei e quindi rendere presto meno allettante emigrare.