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La maggioranza traballa: troppi fronti aperti

Non è solo il tema giustizia a infiammare il dibattito nella maggioranza. Sul versante economico l’escalation sul fronte bellico turba i sonni degli italiani, che vedono affacciarsi altre limitazioni, non ultima quella di bloccare a 25 gradi la temperatura dei condizionatori, al fine di poter risparmiare sul gas. Come reagiranno gli elettori delle forze di governo a queste misure?

Chi pronosticava una navigazione tranquilla per il governo Draghi fino alla fine della legislatura ora deve ricredersi. Il premier, risultato positivo al Covid, è costretto a inviare in Africa i due ministri Di Maio e Cingolani, ma questa sembra la grana meno preoccupante per lui. Le nubi si addensano, infatti, all’orizzonte. Il clima nella maggioranza si fa sempre più burrascoso e i venti di guerra e le incertezze sul post-covid non fermano le dispute, sempre più accese, tra i partiti che appoggiano l’esecutivo e che ormai sembrano separati in casa.

Il premier ha da tempo perso smalto e l’intervista rilasciata nei giorni scorsi al direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana non è servita, evidentemente, a rilanciare l’unità dell’azione di governo, che appare sempre più precaria. Troppi i fronti aperti e la sintesi politica è impossibile perché i partiti, anziché coltivare le possibili convergenze, devono marcare le differenze, in vista delle prossime prove elettorali, quella amministrativa a giugno e quella delle politiche, al massimo nel marzo 2023.

Uno dei terreni più scivolosi è senz’altro quello della riforma della giustizia, contro la quale il direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati ha già proclamato uno sciopero, ravvisando “gravi profili di incostituzionalità” in quel testo di legge. Significativo, però, che la storica componente progressista delle toghe, Magistratura democratica, si sia sfilata dalla protesta, giudicandola «una difesa corporativa del nostro status», laddove «la riforma danneggia soprattutto i cittadini».

In ogni caso, il cammino della riforma in Parlamento è destinato comunque a rivelarsi burrascoso, a causa della pioggia di emendamenti presentati anche da alcuni partiti della maggioranza, tra cui Lega, M5s e Forza Italia. Il Carroccio in particolare punta sui referendum del 12 giugno e quindi non ha nessun interesse a depotenziare quella consultazione approvando in anticipo una riforma che possa far percepire come inutile l’appuntamento con le urne. Italia Viva dichiara di volersi astenere in aula, mentre i 5 stelle sono percorsi da fibrillazioni interne molto destabilizzanti e non è detto che votino in maniera compatta, perché il fronte filo-toghe non può appiattirsi sul testo ministeriale. In più incombe il voto sul Def, il documento di programmazione economico-finanziaria, che potrebbe intralciare il percorso del testo di legge sulla giustizia.

Non è solo il tema giustizia a infiammare il dibattito nella maggioranza. Sul versante economico l’escalation sul fronte bellico turba i sonni degli italiani, che vedono affacciarsi altre limitazioni, non ultima quella di bloccare a 25 gradi la temperatura dei condizionatori, al fine di poter risparmiare sul gas. Come reagiranno gli elettori delle forze di governo a queste misure? Intanto alcune categorie sono in apprensione su altri testi di legge in discussione. E’ in stand by, in commissione industria di Palazzo Madama, il ddl concorrenza, che riguarda tassisti, lavoratori di stabilimenti balneari e altri. Concessioni balneari e idroelettriche rappresentano il principale pomo della discordia. Nel dettaglio, il centrodestra punta i piedi sulla delega fiscale, il che spinge il Pd a un atteggiamento più duro sul ddl concorrenza. Quest’ultimo, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe essere approvato entro giugno, affinchè i decreti legislativi attuativi possano vedere la luce entro la fine dell’anno. Solo così, infatti, verrebbero rispettati i termini previsti dal Pnrr.

Infine, una tegola sta per abbattersi sul settore immobiliare. Arriva da Bruxelles. I mutui per le seconde case potrebbero crescere notevolmente a causa della proposta di modifica del regolamento Ue del 2013. A lanciare il grido d’allarme è soprattutto l’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance), che teme non solo quella modifica normativa, ma anche il vero e proprio collasso del settore, a causa dell’impennata dei costi delle materie prime e dell’energia. Il blocco dei cantieri e l’impossibilità di onorare i contratti per le imprese sono i due pericoli maggiori che l’associazione di categoria paventa. Ma le politiche che questo governo intende mettere in campo in ambito immobiliare sembrano andare nella direzione opposta a quella degli interessi degli addetti ai lavori. Un altro fronte aperto che vedrà sempre più contrapposti i partiti di centrodestra e i dem. Con buona pace di chi sogna la prolungata compattezza dell’esecutivo Draghi.

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